Julie Orringer.
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Il ponte invisibile.
Parte 2.
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Titolo originale: The invisible bridge.
Traduzione di: Cristiana Mennella e Alessandra Montrucchio.
2012. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Il ponte invisibile.
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Indice di questa parte.
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Parte seconda: Schegge di vetro.
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12. Che cosa accadde in laboratorio.
13. Una visita.
14. Un colpo di forbici.
15. Alle Tuileries.
16. La casetta di pietra.
17. Synagogue de la Victoire.
18. Caf Bdouin.
19. Un vicolo.
20. Un uomo morto.
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Fine Indice.
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PARTE SECONDA.
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SCHEGGE DI VETRO.
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CAPITOLO 12.
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Che cosa accadde in laboratorio.
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Le lezioni cominciarono il primo luned di gennaio, con due
giorni di lavoro intensissimo. Nel giro di quarantott'ore gli studenti
dovettero progettare un'abitazione di cinquanta metri
quadri costituita da un unico spazio vivibile, suddiviso da una
parete mobile, con due finestre, un bagno e un angolo cottura,
e presentare una vista frontale, una pianta e un modello. Per
quarantott'ore, chiunque avesse a cuore il progetto non mangi,
non dorm e non lasci il laboratorio. Andrs lo prese come
un anestetico, deciso a dimenticare i dieci giorni con Klra
grazie alla sensazione fisica del tempo che incalzava. Si chin
sul tavolo da lavoro e ne fece il proprio paesaggio mentale. La
valutazione della Gare d'Orsay aveva lasciato il segno; giur di
non farsi pi umiliare di fronte a tutta la classe, a quel trombone
di Lemarque e agli studenti pi grandi. Verso la fine della trentesima
ora di veglia osserv il risultato e si rese conto di aver
disegnato la casa dei suoi genitori a Konyr, cambiando pochi
dettagli. Una camera da letto e non due. Un bagno interno al
posto della tinozza di latta e del gabinetto esterno. Una cucina
moderna, anch'essa interna. Uno dei muri esterni era diventato
la parete mobile; si poteva aprire in estate per mettere in comunicazione
casa e giardino. La facciata era semplice, bianca, con
una finestra piombata. Durante la seconda notte insonne, Andrs
disegn la parete mobile ad arco; aperta, avrebbe formato
una nicchia in ombra. Aggiunse una panca di pietra in giardino
e una vasca circolare. La casa dei suoi si era trasformata in un
ritiro campestre. Temeva che non avesse n capo n coda, che
tutti l'avrebbero visto per quel che era: il progetto di un ragazzino
hajdu, rozzo e primitivo. Lo consegn all'ultimo momento
e, con sua grande sorpresa, ricevette un cenno d'approvazione e
i complimenti scritti di Vago, oltre che un borbottio d'assenso
perfino dagli studenti pi severi del quinto anno.
Al Bernhardt smontarono l'allestimento della Madre e aprirono
le audizioni per Fuente Ovejuna di Lope de Vega. Nonostante le
suppliche di Zoltn Novk, madame Grard non avrebbe recitato
nel nuovo spettacolo; le era gi stata offerta la parte di Lady Macbeth
al Thtre des Ambassadeurs, e Novk non poteva pagarla
altrettanto. Andrs era felice che se ne andasse. Non riusciva
a guardarla senza pensare a Klra, senza domandarsi se sapesse
che cos'era successo tra loro. Il giorno prima del trasloco all'Ambassadeurs
la aiut a imballare le cose che aveva in camerino: la
vestaglia cinese, il servizio da t, i trucchi, un migliaio tra lettere,
cartoline e regalini degli ammiratori. Mentre lavoravano,
lei gli parl della nuova compagnia in cui stava per entrare: due
membri erano apparsi in film americani e uno aveva affiancato
Helen Hayes in Il fallo di Madelon Claudel. Andrs faceva fatica
ad ascoltarla. Avrebbe voluto dirle quel che era successo. Non
ne aveva parlato con nessuno; perfino raccontarlo ai compagni
di scuola avrebbe in qualche modo ridimensionato l'accaduto,
come se fosse stata solo un'avventura. Madame Grard per conosceva
Klra; avrebbe capito. Forse sarebbe stata addirittura in
grado di dargli qualche speranza. Dunque Andrs chiuse la porta
del camerino e confess tutto, a parte la faccenda della lettera.
Madame Grard ascolt con grande seriet. Poi, quando
Andrs ebbe finito di parlare, si alz e prese a passeggiare sul
tappeto verde davanti allo specchio del camerino, come se stesse
imparando a memoria un monologo. Infine si volt e appoggi
le mani sulla poltroncina del trucco. Lo sapevo, comment.
Lo sapevo, e avrei dovuto dire qualcosa. L'ho capito quando
ti ho visto al Bois de Vincennes. Non te ne importava niente
della ragazza. Avevi occhi solo per Klra. Ti confesser, e distolse
lo sguardo da lui, ridendo amaramente tra s, vecchia
come sono, mi sono sentita un pochino gelosa. Ma non mi 
mai passato per la testa che avresti seguito i tuoi sentimenti.
Andrs si sfreg i palmi sulle cosce. Ho fatto male, disse.
 un bene che Klra abbia troncato, disse madame Grard.
Sapeva che non era giusto. Ti aveva invitato a casa sua perch
credeva che avresti potuto fare amicizia con la figlia. Dovevi
smettere di andarci quando hai capito che Elisabet non ti
interessava.
A quel punto era troppo tardi, disse lui. Non potevo
fermarmi.
Tu non la conosci, Klra. Per forza, sei andato a pranzo da
lei qualche domenica e ci sei stato insieme una settimana. Non
ha mai fatto felice nessun uomo. Ne ha avute di occasioni per
innamorarsi... e, perdonami, di uomini adulti, non matricole
di Architettura. E non pensare che non abbia avuto spasimanti,
ne ha avuti eccome. Se mai prender un uomo sul serio, sar
perch vuole sposarsi. Ovvero, perch vuole qualcuno che le
renda la vita pi facile, che si prenda cura di lei. Cosa che tu,
mio caro, non sei assolutamente in grado di fare.
Non avete bisogno di ricordarmelo.
Be', a quanto pare invece s!
Ma adesso? chiese lui. Non posso far finta di niente.
Perch no? Tra voi  finita. L'hai detto tu.
Non  finita per me. Non riesco a togliermela dalla testa.
Ti consiglierei di provarci, disse madame Grard. Klra
non pu farti alcun bene.
Tutto qui, allora? Dovrei dimenticarla?
Sarebbe la soluzione migliore.
Impossibile.
Povero caro, disse madame Grard. Mi dispiace. Ma
ti passer. Come a tutti i ragazzi Torn ai bagagli, infilando
le scatoline dorate e argentate dei trucchi in un bauletto con
dieci o dodici cassettini. Un segreto sorriso le affior sulle labbra;
rigirando un rossetto fra le dita, si volt verso di lui. Sei
entrato in un club esclusivo, sai, ora che Klra ti ha piantato.
Sono pochissimi gli uomini che arrivano a questo punto.
Per favore, disse Andrs. Non parlate cos di lei, non
lo sopporto.
Il problema  il padre della ragazza, sai. Secondo me, lo
ama ancora.
Il padre di Elisabet, disse lui. Sta qui a Parigi? Continuano
a vedersi?
Oh, no. E morto molti anni fa, se ho capito bene. Ma per
l'amore la morte non  un ostacolo. Magari un giorno te ne renderai
conto anche tu.
Chi era?
Non ne ho idea, mi dispiace. Klra la sua storia se la tiene
per s.
Allora non c' speranza. Dovrei lasciar perdere perch 
innamorata di un morto.
Accetta la vostra storia per quel che  stata: una bella avventura.
La soddisfazione di una curiosit reciproca.
Per me non  stato cos.
Madame Grard pieg la testa e fece di nuovo quel sorriso,
quel terribile sorriso sornione. Ho paura di essere la persona
sbagliata per dispensare consigli d'amore. A meno che tu non
ci tenga a perdere ogni illusione romantica.
Mi scuserete, allora, se vi lascio ai vostri bagagli.
Mio caro ragazzo, non hai nessun bisogno di scusarti.
Madame Grard si alz, lo baci sulle guance e lo sped in corridoio.
Andrs non ebbe altra scelta che tornare al lavoro; lo
svolse in silenzio, abbattuto, pentito di essersi confidato con lei.
Una grande fonte di sollievo fu la notizia sconvolgente che
giunse per telegramma da Budapest: Tibor sarebbe venuto a
trovarlo. Prima di andare in Italia le lezioni a Modena sarebbero
iniziate a fine gennaio avrebbe fatto tappa a Parigi per
una settimana. All'arrivo del telegramma, Andrs aveva urlato
la novit per la tromba delle scale talmente forte che la portinaia
usc nell'atrio e lo sgrid perch disturbava gli altri inquilini. Lui
la zitt baciandola in fronte e mostrandole il telegramma: arriva
Tibor! Tibor, suo fratello maggiore. La portinaia espresse la speranza
che questo fratello maggiore gli ficcasse in testa un po' di
educazione, e lo lasci nell'atrio a rallegrarsi da solo. Andrs
non aveva mai scritto al fratello neanche una riga su Klra, ma
aveva l'impressione che Tibor sapesse: era come se avesse percepito
il suo dolore e deciso di venire per quello.
L'attesa della sua visita ancora tre settimane, poi due, poi
una lo spinse ogni giorno da casa a scuola e da scuola al lavoro.
Adesso che La madre aveva chiuso e madame Grard se n'era
andata, i pomeriggi al Sarah-Bernhardt erano eterni. Andrs
aveva organizzato tutto cos bene dietro le quinte che c'era poco
da fare quando gli attori provavano; passeggiava dietro il sipario,
col timore crescente che monsieur Novk scoprisse di poter
fare a meno di lui. Un giorno, dopo aver seguito la consegna di
un carico di legname per l'allestimento di Fuente Ovejuna, avvicin
il capo carpentiere e si offr di dare una mano a costruire
le scenografie. Il capo carpentiere lo mise al lavoro. Nel pomeriggio
Andrs inchiodava travi, e dopo studiava i progetti dei
nuovi fondali. Era un tipo di architettura a s, tutta illusioni e
impressioni: prospettive schiacciate per dare l'idea della profondit,
porte nascoste da cui gli attori apparivano e sparivano,
elementi girevoli e ribaltabili che creavano nuove scenografie.
La notte, a letto, ci rimuginava sopra per non pensare a Klra.
Si potevano montare su ruote e far girare le facciate che rappresentavano
la citt spagnola, rifletteva, dipingendo sul retro
gli interni delle case. Fece una serie di schizzi che illustravano
la sua idea, dopodich pass ai progetti veri e propri. La seconda
settimana in cui aiutava a costruire le scenografie, and dal
capo carpentiere e glieli mostr. Alla domanda se pensava di
avere a disposizione un milione di franchi, rispose che sarebbe
costato meno di realizzare le due serie di fondali per interni ed
esterni. Il capo carpentiere si gratt la testa e disse che avrebbe
consultato lo scenografo. Lo scenografo, un uomo alto e ingobbito
con i baffi trascurati e il monocolo, esamin i progetti
e gli domand come mai facesse ancora il galoppino. Lo voleva
un lavoro che gli avrebbe garantito il triplo di quanto guadagnava
adesso? Lui aveva un atelier in rue des Lombards e di solito
anche un apprendista, ma l'ultimo si era appena diplomato alle
Beaux-Arts e aveva trovato lavoro fuori Parigi.
Andrs lo voleva eccome, quel lavoro. Zoltn Novk per
gli aveva salvato la vita; non poteva piantare in asso il
Sarah-Bernhardt. Accett il biglietto da visita dello scenografo e lo
fiss per tutta la notte, domandandosi che cosa fare.
Il pomeriggio seguente and in ufficio da Novk per spiegargli
la situazione. Ci fu un lungo silenzio dopo che ebbe bussato,
poi delle voci maschili che discutevano; la porta si spalanc su
due uomini in abito gessato e con la ventiquattrore in mano,
paonazzi come se Novk li avesse orribilmente insultati. Si calcarono
i cappelli in testa e passarono davanti ad Andrs senza
degnarlo di un saluto n di un'occhiata. Novk era in piedi dietro
la scrivania, le mani sul tampone di carta assorbente, e guardava
i due uomini allontanarsi in corridoio. Quando scomparvero,
and a versarsi una dose generosa di whisky dalla caraffa
posata su una credenza. Gir la testa verso Andrs e gli indic
un bicchiere. Lui alz la mano e scosse la testa.
Per favore, disse Novk. Insisto Vers il whisky, aggiungendo
un po' d'acqua.
Andrs non aveva mai visto Novk bere prima del tramonto.
Accett il bicchiere e si sedette su una delle vecchie poltrone
di pelle.
Egszsgedre, esclam Novk. Sollev il bicchiere, lo svuot,
lo appoggi sul tampone di carta assorbente. Indovina chi
sono i due che se ne sono appena andati.
Non saprei, disse Andrs. Ma non avevano una bella
faccia.
Sono i nostri finanziatori. Se non abbiamo ancora chiuso,
 perch loro sono sempre riusciti a convincere il Comune.
E quindi?
Novk si risedette in poltrona e intrecci le mani. Settantacinque
persone, disse. Ecco quante ne devo licenziare oggi,
secondo quei due. Compresi me e te.
Ma significa tutti, disse Andrs.
Esatto, ribatt Novk. Ci fanno chiudere. Smontiamo
baracca e burattini, almeno fino alla prossima stagione. Non
possono pi finanziarci, anche se  tutto l'autunno che siamo
in attivo. La madre  andato meglio di qualsiasi altro spettacolo
a Parigi, lo sai. Ma non  bastato. Questo posto succhia un
sacco di soldi. Sai quanto costa scaldare cinque piani aperti?
Andrs butt gi un sorso di whisky e ne sent il calore fasullo
nel torace. Cosa farete?
E tu? Che cosa farai? chiese Novk. E gli attori? E
madame Courbet? E Claudel, e Ply, e tutti gli altri?  una
tragedia. E non siamo neppure gli unici. Ne fanno chiudere
quattro, di teatri. Si appoggi allo schienale e si accarezz i
baffi con un dito, facendo scorrere lo sguardo sulla libreria. Il
punto  che non so che cosa far io. Madame Novk  in stato
interessante, come si dice. Le mancano da morire i suoi genitori
a Budapest. Sono sicuro che prender questa storia come il
segno che dobbiamo tornare a casa.
Ma voi preferireste rimanere, disse Andrs.
Novk esal un sospiro dal profondo dei polmoni. Capisco
quello che prova Edith. Qui non siamo a casa nostra. Ci siamo
ritagliati a fatica un angolino, ma non  nostro, assolutamente.
Gira e rigira siamo ungheresi, non francesi.
Quando vi ho incontrato a Vienna, ho pensato che sembravate
pi parigino voi di chiunque altro.
Adesso te ne rendi conto, di quant'eri ingenuo, disse
Novk, con un sorriso malinconico. Ma tu? So che devi pagare
le tasse scolastiche.
Andrs gli parl del posto da assistente che gli aveva offerto
lo scenografo, monsieur Forestier; era appunto venuto a chiedere
un parere.
Novk batt le mani. Perderti sarebbe stato un peccato
terribile, disse. Ma  un'ottima occasione, e capita al momento
giusto. Devi accettare, ovviamente.
Non vi ringrazier mai abbastanza per quello che avete
fatto, disse Andrs.
Sei un bravo ragazzo. Hai lavorato sodo, qui. Non mi sono
mai pentito di averti assunto. Fin il suo whisky, pos il
bicchiere vuoto sulla scrivania e lo spinse verso di lui. Non
 che me ne verseresti ancora? Devo dare la notizia agli altri.
Verrai al lavoro domani, mi auguro. Ci sar molto da fare per
la chiusura. Meglio se dici a Forestier che non posso lasciarti
libero prima di fine mese.
Domani, come al solito, disse Andrs.
Quella sera rincas con uno spaventoso senso di vuoto nel
petto. Niente pi Sarah-Bernhardt. Niente pi monsieur Novk.
Niente pi Claudel o Ply; niente pi Marcelle Grard.
E niente pi Klra, niente pi Klra. La sua vita era come un
uovo duro e candido che era stato bucato e bevuto. Andrs era
leggero adesso, senza peso, un guscio vuoto. Vuoto e leggero, si
lasci portare a casa dal vento di gennaio. Al numero 34 di rue
des coles si arrampic per le tante rampe di scale quante centinaia
erano? con la sensazione di non avere l'energia, quella
sera, n per guardare i libri, n per lavarsi la faccia o cambiarsi
per andare a letto. Non desiderava altro che sdraiarsi, con pantaloni,
scarpe e cappotto, tirarsi la trapunta sulla testa e superare
le ore che lo separavano dall'alba. In cima alle scale, per,
vide una striscia di luce sotto la porta, e quando impugn la
maniglia scopr che non era chiusa a chiave. Spinse il battente,
facendolo ruotare sui cardini. Il fuoco acceso nel camino; pane
e vino in tavola; sull'unica sedia, con un libro in mano, Klra.
Te, disse Andrs. Tu.
E tu, ripet lei.
Come hai fatto a entrare?
Ho detto alla portinaia che era il tuo compleanno. E che
volevo farti una sorpresa.
E a tua figlia che cosa hai raccontato?
Klra abbass gli occhi sulla copertina del libro. Che andavo
da un'amica.
Peccato che sia una bugia.
Lei si alz, attravers la stanza e gli mise le mani sulle braccia.
Per favore, Andrs, disse. Non parlarmi cos.
Lui si scost e si tolse il cappotto, la sciarpa. Per quello che
sembr un secolo non fu in grado di aggiungere altro; si avvicin
al camino, a braccia conserte, con gli occhi fissi su una piramide
pericolante di pezzi di carbone.  stato bruttissimo,
non sapere se ti avrei rivista o no, disse. Mi ripetevo che
era finita, ma non riuscivo a crederci. E allora mi sono confidato
con Marcelle.  stata cos gentile da spiegarmi che non ero
l'unico infelice. Ha detto che appartenevo a un club esclusivo,
quello degli uomini che hai abbandonato.
Gli occhi grigi le si rabbuiarono. Abbandonato?  questo
che ho fatto, secondo te?
Abbandonato, buttato a mare, mandato a quel paese. Non
credo che il termine sia importante.
Avevamo stabilito che era impossibile.
Tu lo hai stabilito.
Lei lo raggiunse, gli accarezz le braccia e, quando alz lo
sguardo, Andrs vide che aveva le lacrime agli occhi. Si rese
conto con orrore che gli occhi iniziavano a bruciare anche a lui.
Era Klra, nome che si era portato dietro da Budapest; Klra,
voce che gli tornava nel sonno.
Che cosa vuoi? chiese fra i suoi capelli. Che cosa ti
aspetti da me?
Sono stata malissimo, disse lei. Non ci riesco a lasciarti.
Voglio conoscerti, Andrs.
E io voglio conoscere te, ribatt lui. Non mi piacciono
i segreti. Ma gi mentre lo diceva sapeva che i misteri rendevano
Klra ancora pi attraente; c'era un che di tormentoso
nella sua inconoscibilit, nelle stanze in cui non lo riceveva.
Dovrai avere pazienza, disse lei. Lasciare che possa fidarmi
di te.
So averne, di pazienza, disse Andrs. L'aveva attirata a
s e la stringeva tanto da sentire le creste aguzze del suo bacino
contro di s; avrebbe voluto affondarle le mani dentro e afferrarla
per le ossa. Claire Morgenstern, disse. Klrika.
Quella donna sarebbe stata la sua rovina, pens. Ma non riusciva
a mandarla via, come non riusciva a separare la geometria
dall'architettura, il freddo da gennaio o il cielo invernale dalla
sua finestra. Si chin su di lei e la baci. Poi, per la prima volta,
la port nel proprio letto.
Quando vi si immerse la mattina dopo, il mondo non era pi
lo stesso. La monotonia delle settimane senza Klra era scomparsa.
Andrs era di nuovo un essere umano, aveva ritrovato
la propria carne e il proprio sangue, e la carne e il sangue di lei.
Nel sole invernale, ogni cosa lo abbagliava; ogni dettaglio della
via lo aggrediva come se si presentasse ai suoi occhi per la
prima volta. Come aveva fatto a non accorgersi della luce che
scendeva dal cielo sulle spoglie membra dei tigli davanti al suo
palazzo, si infrangeva e allargava sul selciato umido e si rifletteva
in aghi bianchi sulle maniglie in lucido ottone delle porte?
Andrs si godeva lo schiaffo corroborante delle suole sul marciapiede,
e si innamor della cascata di ghiaccio nella fontana
gelata del Luxembourg. Avrebbe voluto ringraziare ad alta voce
qualcuno per il bel corridoio lungo di boulevard Raspail, che
ogni giorno lo guidava con i suoi edifici dell'epoca Haussmann
fino al portone blu dell'cole Spciale. Adorava il cortile vuoto
inondato dai raggi invernali, le panchine verdi deserte, l'erba
dura di gelo, i sentieri bagnati di neve sciolta. Su un ramo,
un uccello con una macchia sul petto pronunci distintamente
il nome di lei: Klra, Klra.
Divor le scale, entr in laboratorio e scartabell fra i disegni
alla ricerca della nuova serie di progetti cui stava lavorando
con Polaner. Poteva dedicarvi qualche minuto, pens, prima di
presentarsi da Vago per la lezione mattutina di francese. Ma i
disegni non c'erano; probabilmente Polaner se li era portati a
casa. Prese il dizionario di termini architettonici su cui avrebbe
studiato con Vago e corse di nuovo al piano di sotto per fare
tappa nel bagno degli uomini. Spinse la porta nell'oscurit riecheggiante
e annasp alla ricerca dell'interruttore. Dal fondo
gli arriv un gemito, basso e affannoso.
Accese la luce. Sul pavimento di cemento, contro il muro
dietro gli orinatoi e i lavandini, c'era una figura rannicchiata
in posizione fetale. Una sagoma minuta, maschile, in giacca di
velluto. Accanto, un fascio di disegni sgualciti e pieni d'impronte
di stivale.
Polaner?
Di nuovo quel suono. Un respiro affannoso che sfociava in
un gemito. E poi il suo nome.
Andrs raggiunse l'amico e si inginocchi vicino a lui, sul cemento.
Polaner non voleva o non poteva guardarlo. Aveva la
faccia scura di lividi, il naso rotto, gli occhi viola e tumefatti.
Si stringeva le ginocchia al petto.
Mio Dio, disse Andrs. Cos' successo? Chi  stato?
Nessuna risposta.
Non muoverti Andrs si tir faticosamente in piedi, si
volt e corse fuori dal bagno, attravers il cortile e sal nell'ufficio
di Vago, aprendo la porta senza bussare.
Lvi, cosa diavolo...
Hanno quasi ammazzato di botte Polaner.  nel bagno maschile,
al piano terra.
Corsero di sotto. Vago cerc di convincere Polaner a lasciargli
vedere che cosa gli avevano fatto, ma lui si rifiutava di cambiare
posizione. Andrs lo supplic. Quando l'amico abbass
le braccia e scopr il volto, Vago fece un respiro profondo.
Polaner scoppi a piangere. Gli era saltato un dente dell'arcata
inferiore, e sput sangue sul cemento.
State qui, tutti e due, disse Vago. Vado a chiamare
un'ambulanza.
No, disse Polaner. Niente ambulanza. Vago per se
n'era gi andato, sbattendosi la porta alle spalle prima di correre
in cortile.
Polaner rotol sulla schiena, abbandonando le braccia. Sotto
la giacca di velluto aveva la camicia strappata e una scritta
nera sul torace.
Feygele. Frocio ebreo.
Andrs tocc la camicia strappata, la scritta. Polaner si ritrasse.
Chi  stato? chiese Andrs.
Lemarque, rispose Polaner. Poi mormor qualcos'altro,
una frase che Andrs intese solo a met e non seppe tradurre:
J'tais coin...
Tu tais quoi?
J'tais coinc, disse Polaner, e lo ripet finch Andrs
non ebbe capito. L'avevano preso in trappola. Ingannato. In
un sussurro: Mi ha chiesto di vederci qui ieri sera. E poi 
arrivato con altri tre.
Vedervi qui di sera? disse Andrs. Per lavorare a quei
progetti?
No. Polaner volt gli occhi gonfi e lividi su di lui. Non
per lavorare.
Feygele.
Ci mise un attimo a capire. Vedersi di sera: un appuntamento.
Allora era per quello, non per la ragazza in Polonia, la sedicente
fidanzata autrice delle lettere, che Polaner non riusciva
a mostrare interesse per le donne a Parigi.
Oh, Dio, disse Andrs. Io lo ammazzo. Gli faccio ingoiare
i denti a suon di pugni.
Vago varc la soglia del bagno con la cassetta del pronto soccorso.
Alle sue spalle si era raccolto un nugolo di studenti. Via, grid da sopra la spalla, ma i ragazzi non si mossero. Aggrott
le sopracciglia. Subito! url, e gli studenti indietreggiarono,
parlottando fra loro. La porta sbatt. Vago si inginocchi accanto
ad Andrs e mise una mano sulla spalla di Polaner.
Sta arrivando l'ambulanza, lo rassicur. Te la caverai.
Polaner toss, sputando sangue. Con una mano cercava di
tenersi la camicia chiusa, ma non ce la faceva; il braccio gli ricadde
sul pavimento.
Diglielo, lo invit Andrs.
Dirmi cosa? domand Vago.
Chi  stato.
Un altro studente? chiese Vago. Lo porteremo davanti
al consiglio disciplinare. Verr espulso. Lo denunceremo.
No, no, disse Polaner. Se i miei genitori venissero a
saperlo...
In quel momento Vago vide la parola sul petto del ragazzo.
Spost il peso sui talloni e si port una mano alla bocca. Rimase
zitto e immobile per un lungo momento. Va bene, disse
infine. Va bene. Scost i brandelli della camicia di Polaner
per esaminare meglio le ferite; torace e addome erano neri di
lividi. Andrs faceva fatica a guardare. Gli stava venendo la
nausea, e dovette appoggiare la testa a un lavandino. Vago si
sfil la giacca per coprire il petto di Polaner. Va bene, ripet.
Adesso vai in ospedale, e l ti cureranno. Del resto ci
preoccuperemo poi.
I nostri progetti, disse Polaner, toccando i fogli spiegazzati.
Non ci pensare, disse Vago. Li recuperiamo. Raccolse
i disegni e li tese ad Andrs con riguardo, come se ci fosse la minima
possibilit di salvarli. Quindi, sentendo la sirena dell'ambulanza
all'esterno, corse incontro ai portantini per guidarli fino
al bagno. Due uomini in camice bianco entrarono con una
barella; quando lo issarono sopra, Polaner svenne dal dolore.
Andrs tenne la porta aperta mentre lo trasportavano in cortile.
Fuori si era raccolta una gran folla. La voce si era sparsa tra
gli studenti che arrivavano a scuola. I portantini dovettero farsi
largo a spintoni per percorrere con Polaner il vialetto lastricato.
Non c' niente da vedere, grid Vago. Andatevene a
lezione. Ma le lezioni dovevano ancora cominciare; non erano
che le otto meno un quarto. Non una sola persona si allontan
finch i portantini non ebbero caricato Polaner in ambulanza.
Andrs rimase al cancello, stringendo fra le braccia i progetti
come il corpo spezzato di un animale. Vago gli mise una mano
sulla spalla.
Vieni nel mio ufficio, gli disse.
Andrs si gir e lo segu. Sapeva che era lo stesso cortile da
cui era passato poco prima, con la stessa erba ghiacciata e le
stesse panchine verdi, gli stessi sentieri scintillanti di umidit
al sole. Lo sapeva, ma adesso era incapace di vedere ci che
aveva visto all'arrivo. Non riusciva a credere che il mondo potesse
barattare tanta bellezza con tanta bruttezza, e nel giro di
un quarto d'ora.
Nel suo ufficio, Vago raccont ad Andrs gli altri episodi. Il
febbraio precedente qualcuno aveva scritto in tedesco con lo
stampino le parole spazzatura e maiale sui progetti finali
di un gruppo di studenti ebrei del quinto anno, e in primavera
un allievo della Cte d'Ivoire era stato trascinato fuori dal laboratorio
in piena notte e picchiato nel cimitero dietro la scuola.
Anche lui aveva un insulto scritto a vernice sul torace: un'ingiuria
razziale. Ma non uno degli aggressori era stato identificato.
Se Andrs era disposto a fornire un'informazione qualunque,
sarebbe stato utile a tutti.
Andrs esit. Sedeva sul solito sgabello, e passava il pollice
sull'orologio da tasca di suo padre. Che succeder, se li prendete?
Li interrogheremo. Intraprenderemo un'azione disciplinare
e legale.
E poi i loro amici rincareranno la dose. Capiranno che Polaner ha parlato.
E se non facciamo niente? disse Vago.
Andrs lasci cadere l'orologio sul fondo della tasca. Consider
ci che suo padre gli avrebbe detto di fare in una situazione
simile. Consider ci che Tibor gli avrebbe detto di fare.
Non c'era dubbio: entrambi lo avrebbero ritenuto un vigliacco,
se avesse esitato.
Polaner ha fatto il nome di Lemarque, disse, o meglio
sussurr, e ripet il nome a voce pi alta. Lemarque e qualcun
altro. Non so chi.
Fernand Lemarque?
Cos ha detto Polaner. E raccont al professore tutto ci
che sapeva.
Bene, concluse Vago. Parler a Perret. Nel frattempo... apr il dizionario di termini architettonici alla pagina che
descriveva la struttura interna dei tetti, tra poinom verticali,
contre-fiches di rinforzo e arbaltriers che sembravano costole,
tu sta' qui e studia, disse, e lo lasci da solo nell'ufficio.
Andrs non riusciva a studiare, ovviamente; non riusciva a
togliersi dalla testa l'immagine di Polaner. Lo vedeva e rivedeva
a terra, la scritta nera sul petto, i progetti sgualciti accanto.
Se ne intendeva di disperazione e solitudine; sapeva come ci si
sentiva a migliaia di chilometri da casa; sapeva come ci si sentiva
a custodire un segreto. Ma fino a quali abissi di infelicit
era dovuto scendere Polaner per vedere in Lemarque un amante?
Una persona con cui condividere un momento di intimit,
la notte, nel bagno degli uomini?
Non erano trascorsi cinque minuti che Rosen irruppe nell'ufficio
di Vago, col berretto in mano. Alle sue spalle c'era Ben
Yakov, imbarazzato come se avesse tentato invano di impedire
all'amico di precipitarsi l.
Dov' quel bastardo? url Rosen. Dov' quel traditore?
Se lo tengono nascosto qua, giuro su Dio che li ammazzo tutti!
Vago arriv di corsa dall'ufficio di Perret in fondo al corridoio.
Abbassa la voce, disse. Non siamo in birreria. Dov' chi?
Lo sapete chi, disse Rosen. Fernand Lemarque.  lui
che mormora Sales Juifs,  lui che attacca i manifesti del
Front de la Jeunesse. Li avete visti: Riuniamoci, Giovent
di Francia e tutta quella robaccia alla Salle des Socits Savantes,
tanto per dire un posto. Sono contro il Parlamento, contro
gli ebrei, contro tutto. E lui  uno dei loro tirapiedi. Ce n' un
bel mucchio. Al terzo anno, al quinto. Qui, alle Beaux-Arts,
in un sacco di scuole parigine. Lo so. Ci sono stato, ai loro incontri.
So che intenzioni hanno.
D'accordo, disse Vago. Facciamo che mi racconti queste
cose dopo il laboratorio.
Dopo il laboratorio! Rosen sput per terra. Subito!
Voglio la polizia.
Abbiamo gi contattato la polizia.
Stronzate! Non avete chiamato nessuno. Non volete uno
scandalo.
In quel momento arriv Perret in persona, col mantello grigio
che gli svolazzava dietro. Basta cos, intim. Ce ne
stiamo occupando noi. In laboratorio, tutti quanti.
No, disse Rosen. Lo trover io, quel bastardo.
Giovanotto, esclam Perret. Ci sono aspetti di questa
situazione che non ti sono chiari. Non sei un cowboy. Non siamo
nel Far West. Questo paese ha un sistema giudiziario, e noi
ne abbiamo gi richiesto l'intervento. Se non abbassi la voce e
non ti comporti come si deve, ti faccio espellere.
Rosen si volt e prese le scale per scendere al piano terra,
imprecando tra s. Andrs e Ben Yakov lo seguirono in laboratorio,
dove Vago li raggiunse dieci minuti dopo. Alle nove
ripresero la lezione del giorno prima, come se al mondo non
esistesse nulla di pi importante che progettare la perfetta
maison particulire.
Nel pomeriggio, Andrs, Rosen e Ben Yakov andarono
all'ospedale e trovarono Polaner in una corsia lunga e stretta,
illuminata dalla luce invernale. Stava su un letto alto e aveva
le gambe sistemate su cuscini, il naso ingessato e gli occhi cerchiati
da lividi viola scuro. Tre costole rotte. Contusioni estese
al tronco e alle gambe. Segni di emorragia interna: epatomegalia,
polso e temperatura irregolari, ristagno ematico sottocutaneo.
Sintomi da choc. Postumi di ipotermia. Questo fu ci che
appresero dal medico. Una tabella ai piedi del letto riportava
temperatura, pulsazioni e pressione sanguigna, misurate ogni
quindici minuti. Quando si raccolsero al suo capezzale, Polaner
apr gli occhi gonfi, li chiam con ignoti nomi polacchi e perse
conoscenza. Un'infermiera sopraggiunse con due borse d'acqua
calda e gliele ficc sotto le lenzuola. Gli misur pulsazioni, pressione
e temperatura e registr i valori nella tabella.
Come sta? chiese Rosen, alzandosi.
Ancora non lo sappiamo, disse l'infermiera.
Non lo sapete? Siamo o non siamo in un ospedale? Non 
il vostro lavoro, sapere le cose?
Calmati, Rosen, disse Ben Yakov. Non  colpa sua.
Voglio parlare di nuovo col dottore, disse Rosen.
Mi spiace ma adesso sta facendo il suo giro.
Per l'amor del cielo! Si tratta del nostro amico. Voglio solo sapere se  grave.
Vorrei sapervelo dire io, rispose l'infermiera.
Rosen si risedette e si prese la testa fra le mani. Attese che
l'infermiera si fosse allontanata.
Giuro su Dio, disse. Giuro su Dio che se li prendo,
quei bastardi! Non me ne importa niente, di cosa mi succede.
Non me ne importa se mi sbattono fuori dalla scuola. Andr
in prigione, se necessario. Voglio fargli rimpiangere di essere
nati. Sollev lo sguardo su Andrs e Ben Yakov. Mi aiuterete
a trovarli, vero?
Perch? disse Ben Yakov. Per sfondargli il cranio?
Oh, perdonami, disse Rosen. Non vuoi rischiare di farti
rompere il tuo bel naso, immagino.
Ben Yakov si alz dalla sedia e afferr Rosen per la camicia.
Credi che mi faccia piacere, vederlo cos? disse. Credi che
non vorrei ucciderli con le mie mani?
Rosen strapp la camicia dalla stretta di Ben Yakov. Non
si tratta solo di lui. Chi lo ha ridotto cos farebbe la stessa cosa
a noi. Raccolse il cappotto e se lo gett su un braccio. Non
mi importa se venite con me o no. Io li vado a cercare, e quando
li trovo se la vedranno con me. Si calc il berretto in testa
e si allontan lungo la corsia.
Ben Yakov si port una mano alla nuca e rimase immobile a
fissare Polaner. Poi sospir e si risedette di fianco ad Andrs.
Guardalo. Dio, perch aveva appuntamento con Lemarque
di notte? Che cosa gli  venuto in mente? Non pu essere...
come dicono in giro.
Andrs guardava il torace di Polaner alzarsi e abbassarsi, un
movimento appena accennato sotto le lenzuola. E anche se
fosse? domand.
Ben Yakov scosse la testa. Tu ci credi?
Non  da escludere.
Ben Yakov appoggi il mento sul pugno, fissando le sbarre del
letto. In quel momento non assomigliava a Pierre Fresnay. Aveva
gli occhi stanchi e umidi, la bocca raggrinzita in una smorfia.
C' stata una volta, cominci, lentamente. Un giorno che
dovevamo trovarci con te e Rosen al caff, ha detto qualcosa
su Lemarque. Ha detto che secondo lui non era proprio antisemita...
che odiava se stesso, non gli ebrei. Che doveva recitare
quella parte perch gli altri non lo vedessero per quello che era.
Tu cos'hai detto?
Che Lemarque poteva andare al diavolo.
 quel che avrei detto io.
No, obiett Ben Yakov. Tu saresti stato ad ascoltare.
Avresti saputo fare delle osservazioni intelligenti. Gli avresti
chiesto come mai la pensava cos.
 una persona riservata, ribatt Andrs. Magari, se
glielo avessi chiesto, si sarebbe chiuso a riccio.
Per io lo sapevo che c'era qualcosa che non andava. Te ne
sarai accorto anche tu. Stavate lavorando insieme a quel progetto.
Chiunque avrebbe capito che non dormiva, ed era di un
silenzioso quando c'era Lemarque... pi silenzioso del solito.
Andrs non sapeva che cosa dire. Era stato talmente preso
dall'ossessione per Klra, dall'imminente visita di Tibor, dal
lavoro. Sentiva Polaner come una presenza costante nella sua
vita, lo sapeva prudente e circospetto, sapeva perfino che a
volte era depresso; ma non aveva mai pensato che celasse sofferenze
monumentali come le sue. Se la storia con Klra era
stata difficile, quanto pi difficile doveva essere stata l'attrazione
segreta di Polaner per Lemarque? Non si era mai soffermato
troppo a chiedersi che cosa si provi a essere un maschio
che preferisce i maschi. Parigi era piena di uomini effeminati
e donne mascoline, ovvio, e chiunque conosceva i locali e le
sale da ballo dove si incontravano: il Magie-City, il Monocle,
il Bai de la Montagne-Sainte-Genevive-, ma quel mondo sembrava
lontanissimo dalla vita di Andrs. Ne aveva mai avuto
sentore, nella sua esperienza? Al gimnzium qualche segno
c'era stato: alcuni ragazzi coltivavano amicizie che sembravano
romantiche, dense di intrighi e tradimenti com'erano; e
certe volte lui e i suoi compagni, schierati nella penombra con
le mutande calate, erano arrivati insieme all'orgasmo. C'era
un ragazzo al quale, a detta di tutti, piacevano i maschi: Willi
Mandi, un biondo allampanato che suonava il piano, portava
calze bianche ricamate e un pomeriggio era stato visto in un
negozio dell'usato mentre accarezzava con aria sognante una
borsetta a rete di seta blu. Ma tutto questo apparteneva alla
nebbia dell'infanzia, n sembrava avere a che fare con la sua
vita attuale.
In quel momento Polaner apr gli occhi e lo guard. Andrs
tocc la manica a Ben Yakov. Polaner, disse. Mi senti?
Loro sono qui? disse Polaner, in modo quasi inintelligibile.
No, ci siamo noi, qui, disse Andrs. Dormi. Non ti lasciamo solo.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Una visita.
...
.
...
Andrs non andava alla Gare du Nord da quando era arrivato
da Budapest a settembre. Ora, a gennaio inoltrato, mentre
aspettava sul binario il treno di Tibor, meditava stupito sul carico
di ignoranza che si era trascinato a Parigi solo pochi mesi
addietro. Non sapeva praticamente nulla di architettura. Nulla
della citt. Assolutamente nulla dell'amore. Non aveva mai toccato
il corpo nudo di una donna. Non sapeva il francese. I cartelli
con la scritta Sortie sopra le uscite della stazione avrebbero
potuto benissimo dire Idiota! Gli avvenimenti degli ultimi
giorni erano solo serviti a ricordargli che ne sapeva ancora poco
del mondo. Sentiva di avere appena cominciato a comprendere
l'entit della propria inesperienza, della propria incultura; aveva
s e no cominciato a scalfirla. Aveva sperato che al momento di
incontrare il fratello si sarebbe sentito pi uomo, pi addentro
alle cose del mondo. Ma ormai non c'era modo di rimediare.
Tibor avrebbe dovuto prenderlo cos com'era.
Alle cinque e un quarto l'espresso per l'Europa occidentale
entr nella stazione, in uno stridore di freni che riemp la caverna
di vetro e ferro. I facchini abbassarono le scalette e scesero;
i passeggeri si riversarono fuori dal treno, uomini e donne strapazzati
da una notte intera di viaggio. Giovani suoi coetanei,
stanchi e insicuri nella luce invernale della stazione, sbirciavano
i cartelli e cercavano i bagagli. Andrs pass in rassegna i volti
dei passeggeri. Mentre sfilavano senza che ci fosse segno di
Tibor, temette per un istante che il fratello avesse deciso di non
venire. Poi qualcuno gli pos una mano sulla spalla. Si volt e
vide Tibor Lvi, l sul binario della Gare du Nord.
Che strano incontrarci qui, gli disse Tibor, e lo tir a s.
Nel petto di Andrs mont una gioia spumeggiante, un favoloso
senso di sollievo. Allontan il fratello per guardarlo bene.
Anche Tibor lo squadr da capo a piedi, appuntando lo sguardo
sulle scarpe ridotte a un colabrodo.
Meno male che tuo fratello fa il commesso in un negozio
di calzature, disse. O meglio, lo faceva. Quelle scarpacce
non ti sarebbero durate un'altra settimana.
Recuperarono le valigie di Tibor e presero un taxi per il Quartiere
latino, tragitto che Andrs trov incredibilmente breve e
diretto, e che gli diede la misura di quanto il suo primo tassista
parigino lo avesse imbrogliato. Le strade scorrevano perfino
troppo in fretta; avrebbe voluto mostrare a Tibor tutto in una
volta. Percorsero boulevard de Sbastopol, superarono l'Ile de la
Cit e svoltarono in rue des coles come in un istante. Il Quartiere
latino stava rannicchiato sotto una pioggia sottile, con i
marciapiedi gremiti di ombrelli. Scaricarono in fretta le valigie
sotto le goccioline e le trascinarono di sopra. Quando raggiunsero
la soffitta, Tibor si ferm sulla soglia e rise.
Che c'? chiese Andrs. Era orgoglioso della sua misera
stanza.
 esattamente come immaginavo, disse Tibor. Fino
all'ultimo dettaglio.
Sotto lo sguardo del fratello l'appartamento di Parigi sembr
diventare effettivamente suo per la prima volta, come se l'occhio
di Tibor lo collegasse ai posti in cui Andrs aveva abitato
in passato, alla vita che aveva condotto prima di salire sul treno
alla stazione Nyugati in settembre. Entra, disse Andrs.
Togliti il cappotto che accendo il fuoco.
Tibor si tolse il cappotto ma non gli lasci accendere il fuoco.
Non aveva alcuna importanza che quello fosse l'appartamento
di Andrs, n che lui avesse viaggiato per tre giorni. Funzionava
cos da sempre fra loro due: il pi grande si occupava del
pi piccolo. Se quello fosse stato l'appartamento di Mtys e
Andrs fosse andato a trovarlo, sarebbe stato Andrs a spezzare
i ramoscelli e ad ammucchiare la carta sotto i ciocchi. In pochi
minuti Tibor suscit una bella fiamma costante. Solo allora si
tolse le scarpe e si infil nel letto di Andrs.
Che sollievo! disse. Sono tre giorni che non dormo
sdraiato. Tir su la coperta e dopo un momento si addorment.
Andrs alline i libri sul tavolo e cerc di studiare, ma si accorse
che non riusciva a concentrarsi. Voleva notizie di Mtys
e dei genitori. E voleva notizie di Budapest, non della politica
o dei suoi problemi, dei quali chiunque poteva leggere sui
quotidiani ungheresi, ma del quartiere in cui avevano vissuto,
delle persone che conoscevano, degli innumerevoli piccoli cambiamenti
che segnavano lo scorrere del tempo. Voleva anche
raccontare a Tibor di Polaner, che aveva rivisto quel mattino.
Stava peggio di prima: era gonfio, livido e febbricitante. Il respiro
gli raschiava la gola e le infermiere erano chine su di lui
con le medicazioni per i lividi e le dosi di liquidi per alzargli
la pressione sanguigna. Una squadra di medici si era riunita ai
piedi del letto e aveva dibattuto i pr e i contro di un intervento
chirurgico. I segni di emorragia interna persistevano, ma i
medici non riuscivano a decidere se fosse meglio operare o se
l'emorragia si sarebbe arrestata da sola. Andrs aveva cercato di
decifrarne la cantilena da addetti ai lavori, di venire a capo dei
termini anatomici in francese, ma non era riuscito ad afferrare
tutto il discorso e la paura gli aveva impedito di fare domande.
Era orribile pensare a Polaner sotto i ferri, ancora peggio pensare
all'emorragia che dilagava dentro di lui. Andrs era rimasto
finch il professor Vago non era arrivato a dargli il cambio;
non voleva che Polaner si svegliasse e si trovasse da solo. Ben
Yakov non si era visto quel mattino e nessuno sapeva niente di
Rosen da quando era uscito dall'ospedale in cerca di Lemarque.
Si costrinse a guardare il libro di testo: una lista di problemi
di statica che si confondevano come una colonia di formiche.
Dispose i numeri e le lettere in un ordine intelligibile, con la
matita scrisse per bene le cifre in colonna su un foglio nuovo
di carta millimetrata. Calcol i vettori di forza che agivano su
cinquanta cavi d'acciaio in un muro portante di cemento armato,
individu i punti di massima tensione lungo il contrafforte
di una cattedrale, valut l'influenza del vento su un'ipotetica
struttura di acciaio alta il doppio della Tour Eiffel. Ogni edificio
aveva la sua semplice matematica interna, i numeri racchiusi
dentro le strutture. Pass un'ora a risolvere problemi. Alla fine
Tibor mugol e si tir a sedere sul letto.
Mmm, disse. Sono ancora a Parigi?
Temo di si, rispose Andrs.
Tibor insistette per portarlo fuori a cena. Andarono in un ristorante
basco che aveva la fama di servire un'ottima zuppa di
coda di bue. Il cameriere era un bestione prepotente che sbatteva
i piatti sul tavolo e urlava improperi alla cucina. La zuppa
era acquosa, la carne stracotta, ma bevvero una birra basca che
infiamm Andrs e lo rese sentimentale. Finalmente suo fratello
era arrivato, finalmente erano insieme, a cena in una citt
straniera come due uomini adulti. La madre avrebbe riso forte
vedendoli insieme in quel virile ristorante, chini sui loro boccali.
Sii sincero, disse Andrs. Come sta anya? Le sue lettere
sono troppo allegre. Ho paura che non me lo direbbe se ci
fosse qualcosa che non va.
Sono stato a Konyr il fine settimana prima di partire, disse
Tibor. C'era anche Mtys. Anya sta cercando di convincere
apa a trasferirsi a Debrecen per l'inverno. Lo vuole vicino a un
bravo medico nel caso prendesse di nuovo la polmonite. Apa
non ci andr, figurati. Ripete sempre che non si ammaler, come
se potesse deciderlo lui. E quando prendo le parti di anya,
mi chiede chi mi credo di essere per dargli ordini. Non sei ancora
un medico, Tibi, dice. E mi agita contro il dito.
Andrs rise, anche se non c'era proprio da scherzare; sapevano
entrambi quanto fosse stato male il padre e quanto la madre
dipendesse da lui. Che cosa faranno?
Resteranno a Konyr, per il momento.
E Mtys?
Tibor scosse la testa.  successa una cosa strana la sera prima
della mia partenza. Io e Mtys siamo usciti a fare una passeggiata
sul ponte ferroviario sopra il ruscello, quello da dove
acchiappavamo i pesciolini in estate.
Ho presente, disse Andrs.
Faceva troppo freddo quella sera per camminare. Il ponte
era ghiacciato. Non saremmo proprio dovuti andarci. Comunque,
ci siamo fermati un po' a guardare le stelle e abbiamo iniziato
a parlare di anya e apa, di quello che Mtys avrebbe dovuto
fare se fosse successo loro qualcosa, e lui se l' presa con me.
Insomma, io me ne andavo e lo lasciavo l da solo a occuparsi
di tutto, ha detto. Ho cercato di spiegargli che sarebbero stati
bene, che se fosse successo qualcosa di brutto io e te saremmo
tornati a casa, e lui ha risposto che non saremmo pi tornati,
che tu eri andato via per sempre e fra poco sarebbe stato il mio
turno. Stavamo discutendo sopra il ruscello ghiacciato e poi abbiamo
sentito arrivare il treno.
Non so se mi va di sentire la fine del racconto.
Cos Mtys ha detto: Restiamo sul ponte. Restiamo qui
sui binari, sulle traversine. Vediamo se riusciamo a resistere
finch non arriva il treno. Che dici, ce la fai? Non avrai mica
paura, vero? A quel punto il treno stava arrivando veloce. E
tu conosci quel ponte, Andrs. Tra il parapetto e i binari c' si
e no un metro. E il ponte  a una ventina di metri d'altezza dal
ruscello. Fatto sta che Mtys salta sulle traversine fra i binari
e resta li davanti al treno. Che continua ad arrivare. La luce dei
fari gi lo inquadra. Gli urlo di togliersi, ma lui niente. Non
ho paura, dice. Lascialo arrivare. Cos corro e me lo carico
in spalla come un sacco di segatura, e giuro su Dio che quel
ponte era cos ghiacciato che per poco non cado e ci ammazziamo
tutti e due. L'ho tirato gi e l'ho scaraventato nella neve.
Il treno  passato un secondo pi tardi. Lui  rimasto li a ridere
come un pazzo, e io mi sono alzato e gli ho dato un cazzotto sul
mento. Avrei voluto spezzargli il collo, a quel piccolo imbecille.
Io l'avrei fatto!
Credimi, ne avevo una gran voglia.
Non voleva che partissi. Adesso  rimasto l tutto solo.
Non esattamente, disse Tibor. Si  organizzato bene a
Debrecen. Mica come quando andavamo a scuola noi. Il giorno
dopo abbiamo fatto pace e ci sono passato con lui durante il
tragitto per Budapest. Vedessi cosa combina nel locale dove si
esibisce! Dovrebbe fare del cinema. Sembra Fred Astaire, ma
con i salti mortali e le rovesciate. E lo pagano! Sarei felice per
lui se non pensassi che gli ha dato di volta il cervello. Rischia
di essere cacciato da scuola, sai. Va male in latino e in storia e
con le altre materie si arrabatta a malapena. Sono sicuro che
moller appena avr racimolato i soldi per lasciare l'Ungheria.
Lo sanno anche anya e apa.
A loro non l'hai raccontata la storia del ponte, vero?
Stai scherzando?
Fecero segno al cameriere di portare ancora birra. Mentre
aspettavano, Andrs chiese notizie di Budapest, della vecchia
Hrsfa utca e del quartiere ebraico.
 pi o meno come lo hai lasciato, disse Tibor. Anche
se tutti hanno sempre pi paura che Hitler trascini l'Europa in
un'altra guerra.
Se succeder, daranno la colpa agli ebrei. Per lo meno qui
in Francia.
Il cameriere torn, e Tibor bevve un lungo, pensoso sorso di
birra basca. Non ci sono la fratemit o l'galit che credevi?
Andrs gli parl della riunione del Grand Occident e di quello che era successo a Polaner. Tibor si tolse gli occhiali, pul le
lenti col fazzoletto e se li rimise.
Sul treno parlavo con un signore appena tornato da Monaco, disse. Un giornalista ungherese che era stato mandato a
seguire un raduno. Ha visto ammazzare di botte tre uomini che
avevano distrutto le copie di un giornale antisemita patrocinato
dallo Stato. Sovversivi, li ha definiti la stampa tedesca. Uno dei
tre era un ufficiale decorato della Grande guerra.
Andrs sospir e si strofin la radice del naso. La situazione
di Polaner  personale, disse. Non si  capito in che rapporti
fosse con uno degli aggressori.
 solo lo stesso tipo di odio su piccola scala, disse Tibor.
Orribile da qualunque punto di vista.
Sono stato stupido a pensare che qui le cose sarebbero state
diverse.
L'Europa sta cambiando, aggiunse Tibor. Il quadro
 sempre pi desolante. Ma non sar stato tutto negativo qui
per te, spero.
No. Andrs alz gli occhi sul fratello e abbozz un sorriso.
Che cosa c', Andrska?
Niente.
Hai qualche segreto nascosto? Qualche intrigo in corso?
Dovrai offrirmi qualcosa di pi forte, disse Andrs.
Ordinarono whisky in un bar poco lontano e Andrs raccont
tutto a Tibor: che era stato invitato a casa Morgenstern, che
aveva riconosciuto il nome e l'indirizzo sulla lettera; che si era
innamorato di Klra, anzich di Elisabet, che non era riuscito a
tenere a bada l'attrazione. Che Klra non gli aveva raccontato
cosa l'avesse portata a Parigi, n spiegato perch la sua identit
andasse tenuta segreta. Quando Andrs fin, Tibor strinse
il bicchiere e lo fiss.
Quanti anni ha pi di te?
Dovette rispondere per forza. Nove.
Ossignore, disse Tibor. Sei innamorato di una donna
adulta. E una cosa seria, Andrs, lo capisci?
Serissima.
Metti gi quel bicchiere. Sto parlando con te.
Ti sto ascoltando.
Ha trentun anni, disse Tibor. Non  una ragazza. Che
intenzioni hai?
Andrs avvert una stretta alla gola. Voglio sposarla, rispose.
Ovviamente. E come vivrete?
Credimi, ci ho gi pensato.
Quattro anni e mezzo, disse Tibor. Ecco quanto ci
metterai a prendere la laurea. E lei avr trentasei anni. Quando
avrai la sua et, lei ne avr quasi quaranta. E quando ne avrai
quaranta, lei ne avr...
Basta, disse Andrs. Li so fare i conti.
Ma li hai fatti?
E con questo? Cosa importa se ne avr quarantanove quando
io ne avr quaranta?
Che cosa succeder quando avrai quarant'anni e una donna
di trentuno comincer a interessarsi a te? Pensi che resterai
fedele a tua moglie?
 proprio necessario, Tibi?
E la figlia? Sa cosa sta succedendo fra te e la madre?
Andrs scosse la testa. Elisabet mi detesta, ed  tremenda
con Klra. Dubito che la prenderebbe bene.
E Jzsef Hsz? Lo sa che sei innamorato di sua zia?
No. Non sa niente di lei. La famiglia preferisce tenerlo
all'oscuro di tutto, non so per quale motivo.
Tibor intrecci le dita. Ossignore, Andrs, non ti invidio.
Speravo mi dicessi cosa fare.
Io so cosa farei al tuo posto. Chiuderei prima possibile.
Ma se non l'hai nemmeno conosciuta.
Che cosa cambierebbe?
Non lo so. Speravo ne avessi voglia. Non sei nemmeno
curioso?
Da morire, disse Tibor. Ma non prender parte alla tua
rovina. Nemmeno da spettatore. Chiam il cameriere e chiese
il conto, poi cambi decisamente discorso.
Al mattino Andrs port Tibor all'cole Spciale, dove incontrarono
Vago in ufficio. Quando entrarono, lo trovarono seduto
alla scrivania che parlava al telefono nella sua maniera particolare:
stringeva la cornetta fra il collo e la spalla e gesticolava
con tutte e due le mani. Disegn in aria la sagoma di un edificio
difettoso e la cancell con un ampio movimento del braccio, poi
ne disegn un altro, stavolta con il tetto che sembrava piatto ma
non era piatto, per consentire lo scarico delle acque, poi la telefonata
termin e finalmente Andrs gli present il fratello, l nella
stanza dove Tibor era stato argomento di tante conversazioni
mattutine, come se si fosse materializzato grazie a quei discorsi.
Vai a Modena, disse Vago. Ti invidio. L'Italia ti piacer
da morire. Non vorrai pi tornare a Budapest.
Vi sono grato dell'aiuto, disse Tibor. Se mai potr ricambiare
il favore...
Vago respinse l'idea agitando il braccio. Diventerai un medico, disse. Se sono fortunato, non mi serviranno favori da
te. Poi rifer le ultime dall'ospedale: Polaner era stazionario,
i medici avevano deciso di non operarlo per il momento. Di Lemarque
ancora nessuna traccia. Rosen aveva buttato gi a calci
la porta della pensione dove abitava, ma non lo aveva trovato.
Tibor assistette alle lezioni con Andrs. Ascolt il fratello
spiegare come aveva risolto il problema di statica creato dal
contrafforte della cattedrale e si fece mostrare i suoi disegni in
laboratorio. Conobbe Ben Yakov e Rosen, che presto esaurirono
le quattro parole di ungherese imparate da Andrs; Tibor
scherz con loro nel suo scarno ma impavido francese. A mezzogiorno,
mentre pranzavano alla caffetteria della scuola, Rosen
parl della sua spedizione alla pensione di Lemarque. Aveva
l'aria stremata; il viso non era pi rosso di collera e le efelidi
color ruggine sembravano galleggiare sulla superficie della sua
pelle. Che topaia, disse. Un centinaio di camere buie piene
di uomini fetidi. Puzzava peggio di una prigione. Quasi quasi
quel bastardo mi fa pena, costretto a vivere in un posto cos
Si ferm per fare un grande sbadiglio. Era stato in piedi tutta
la notte in ospedale.
Per cui niente? disse Ben Yakov. Nessuna traccia di
Lemarque?
Rosen scosse la testa. Ho setacciato tutto il palazzo, dallo
scantinato alla soffitta. Nessuno lo ha visto, o almeno cos dicono.
E se lo avessi trovato? chiese Tibor.
Mi stai chiedendo che cosa avrei fatto? In quel momento
lo avrei strangolato con queste mani. Ma sarei stato uno stupido.
Bisogna scoprire chi erano i suoi complici.
La caffetteria stava per chiudere. C'erano porte che si aprivano
e sbattevano in tutto l'atrio mentre gli studenti si sparpagliavano
per le classi. Tibor li guard andar via, lo sguardo
serio dietro gli occhiali con la montatura argentata.
A che cosa pensavi? gli chiese Andrs in ungherese.
A Bla il Fortunato, disse Tibor. Ember embemek farkasa.
In francese, prego, disse Rosen. Che cosa vi siete detti?
Una frase che diceva sempre nostro padre, rispose Andrs
e la ripet.
E che cosa significa, nel linguaggio del resto del mondo?
L'uomo  lupo per l'uomo.
Quella sera dovevano andare a una festa a casa di Jzsef
Hsz in boulevard Saint-Jacques. Sarebbe stata la prima volta
che Andrs passava la serata da Jzsef dall'inizio della sua relazione
con Klra. L'idea gli metteva ansia, ma Jzsef lo aveva
personalmente invitato gi la settimana prima; alcuni suoi quadri
sarebbero stati esposti a una mostra studentesca alle Beaux-
Arts che Andrs doveva assolutamente risparmiarsi perch sarebbe
stata una noia mortale, ma dopo l'inaugurazione avrebbero
bevuto e mangiato a casa di Jzsef. Andrs aveva obiettato
dicendo che Tibor sarebbe stato in citt e non se la sentiva di
imporgli un altro ospite, ma a quel punto Jzsef aveva insistito
ancora di pi. Se Tibor era a Parigi per la prima volta non poteva
perdersi una festa a casa di Jzsef Hsz.
Quando arrivarono, gli ospiti erano gi ubriachi. Un trio di
poeti in piedi sul divano declamava versi in contrappunto cacofonico
mentre una ragazza in tutina verde faceva la contorsionista
sul tappeto orientale. Jzsef presiedeva il tavolo delle
carte, vincendo a poker mentre gli altri giocatori guardavano
con disappunto il loro gruzzolo che si assottigliava.
Sono arrivati gli ungheresi! url Jzsef quando li vide.
Adesso s che si gioca sul serio. Prendete una sedia, ragazzi!
Facciamoci una partita a carte.
Temo che non sia possibile, obiett Andrs. Siamo al
verde.
Jzsef distribu le carte con straordinaria velocit. Allora
mangiate, disse. Se siete al verde probabilmente avrete fame.
Sbaglio? Non alz gli occhi dalle carte. Fate una capatina
al buffet.
Sul tavolo da pranzo c'erano una montagna di baguette, tre
forme di formaggio, sottaceti, mele, fichi, una torta al cioccolato,
sei bottiglie di vino.
Ecco una vista che riempie di gioia, disse Tibor. La
cena gratis.
Si prepararono un panino con fichi e formaggio e si spostarono
nel grande salotto, dove guardarono la contorsionista diventare
un cerchio, una campana, un nodo spagnolo. Poi la ragazza
si esib in una serie di pose erotiche con un'amica, mentre una
terza le immortalava con un'antiquata macchina fotografica.
Tibor le osservava ipnotizzato. Hsz organizza spesso feste
cos? chiese, seguendo con gli occhi le ragazze che assumevano
una nuova posa.
Pi spesso di quanto immagini, rispose Andrs.
In quanti abitano in questo appartamento?
Solo lui.
Tibor fece un fischio.
C' anche l'acqua calda in bagno.
Ora esageri.
No. E una vasca di porcellana con i piedi a zampa di leone.
Vieni a vedere. Gli fece strada in corridoio fino in fondo
all'appartamento e si ferm davanti alla porta socchiusa
del bagno, da cui si scorgeva uno spicchio di porcellana bianca.
Un bagliore di candele filtrava dall'interno. Andrs apr
la porta. Vide una coppia appoggiata al muro che batt le palpebre
al chiarore proveniente dal corridoio; lei aveva i capelli
in disordine e i primi bottoni della camicetta slacciati. La
ragazza, con la mano alzata per ripararsi dalla luce, era Elisabet
Morgenstern.
Scusateci, signori, bofonchi l'uomo in francese ma con
accento americano, pronunciando ogni parola con la voce sdilinquita
dagli alcolici.
Elisabet aveva riconosciuto subito Andrs. Smettila di
guardarmi, scemo di un ungherese! disse.
Andrs indietreggi in corridoio, trascinandosi dietro Tibor.
L'uomo fece loro una strizzata d'occhio ebbra e trionfante e
chiuse la porta con un calcio.
Be', disse Tibor. Sar meglio controllare il sistema
idraulico pi tardi.
Penso di s.
E chi era quella cara ragazza? A quanto pare ti conosce.
Quella cara ragazza era Elisabet Morgenstern.
Quella Elisabet? La figlia di Klra?
Quella.
E lui chi era?
Uno con un gran coraggio, poco ma sicuro.
Jzsef conosce Elisabet? chiese Tibor. Secondo te hanno
scoperto il segreto che li lega?
Andrs scosse la testa. Non ne ho idea. In effetti Elisabet
sembra avere una sua vita fuori casa. Ma Jzsef non ha mai parlato
di una cugina nascosta, e sono certo che lo avrebbe fatto,
cos come sono certo che ama spettegolare. Le tempie cominciarono
a pulsargli mentre si chiedeva che cosa aveva scoperto
esattamente e che cosa avrebbe raccontato a Klra.
Tornarono al divano zigzagando tra la folla e si sedettero a
guardare gli ospiti impegnati nel gioco dei mimi; una ragazza si
impossess del cappotto di Andrs e se lo mise in testa a mo' di
cappuccio chinandosi a cogliere fiori invisibili. Gli altri urlarono
titoli di film che Andrs non aveva mai visto. Gli ci voleva
un altro bicchiere di vino e stava per alzarsi a cercarlo quando
il cavaliere di Elisabet entr in salotto barcollando. L'uomo,
che era biondo e ben piazzato e indossava una costosa giacca
di lana merino, si risistem la camicia nei calzoni e si lisci i
capelli. Alz una mano per salutare e si piazz sul divano fra
Andrs e Tibor.
Come andiamo, signori? chiese nel suo languido francese.
A quanto pare non vi state divertendo come me. Parlava
come i divi di Hollywood nelle pubblicit per Radio France.
Quella ragazza  un ciclone. L'ho conosciuta in montagna a
Natale, e temo sia diventata una droga.
Stavamo per andar via, disse Andrs. Anzi, ce ne stiamo
andando.
Nossignore! gracchi il biondo americano. Pos una mano
sul petto di Andrs. Di qui non esce nessuno! Si resta tutta
la notte!
Dal corridoio giunse Elisabet, scrollandosi gocce d'acqua dalle
mani. Si era risistemata i capelli in fretta e furia e abbottonata
male la camicetta. Arrivata sulla porta del salotto, chiam
Andrs con un solo gesto imperioso. Lui si alz dal divano, si
scus con un mezzo inchino e la segu. Elisabet lo port nella
camera di Jzsef, dove il letto era sommerso da un diluvio di
cappotti che allagava anche il pavimento.
Allora, disse lei, mettendosi a braccia conserte. Dimmi
che cosa hai visto.
Niente! disse Andrs. Proprio niente.
Se racconti a mia madre di Paul ti ammazzo!
Come faccio a raccontarglielo, se mi hai bandito da casa
vostra?
Elisabet prese un'espressione furba. Non fare l'ingenuo con
me, disse. Lo so che non hai passato gli ultimi due mesi a
sperare che mi innamorassi di te. Lo so che cosa sta succedendo
fra te e mia madre. Ho visto come ti guarda. Non sono stupida,
Andrs. Magari non mi dir tutto, ma la conosco da abbastanza
tempo per capire quando ha un amante. E tu sei esattamente il
suo tipo. Uno dei suoi tipi, dovrei dire.
Ora tocc a lui arrossire di vergogna. Ho visto come ti guardava.
E come sicuramente l'aveva guardata lui. Come sarebbe
potuto sfuggire a qualcuno? Lanci un'occhiata al camino; un portasigarette
d'argento giaceva fra la cenere, con il monogramma
annerito. Non sarebbe contenta di saperti qui, disse. Sa
che conosci Jzsef Hsz?
Vuoi dire l'imbecille che abita qui? Si tratta forse di un
famigerato criminale?
Non esattamente, disse Andrs. E che organizza feste
piuttosto sfrenate, tutto qua.
L'ho conosciuto solo ieri sera. E un compagno di scuola
di Paul.
E hai conosciuto Paul a Chamonix?
Non credo siano affari tuoi. E non scherzo, Andrs, non dirlo
a mia madre. Mi chiuderebbe in camera mia finch campo
Si stratton la camicetta e quando si accorse che era abbottonata
male pronunci un'imprecazione non degna di una signora.
Non glielo dir, promise lui. Parola d'onore.
Elisabet lo guard storto, come se dubitasse della sua parola;
ma dietro la sua occhiataccia c'era un lampo di vulnerabilit, la
consapevolezza che Andrs possedeva la chiave di qualcosa di
importante per lei. Andrs non sapeva se Elisabet amasse Paul
o semplicemente la libert di condurre un'esistenza al riparo
dallo sguardo di sua madre, ma in ogni caso capiva. Ripet la
sua promessa. Le spalle irrigidite di Elisabet si rilassarono un
pochino e dalle labbra le usci un mezzo sospiro. Pesc un paio
di cappotti dal mucchio sul letto, usc in corridoio passandogli
accanto e torn in salotto, dove Paul e Tibor stavano ancora
osservando il gioco dei mimi.
 tardi, Paul, disse, buttandogli il cappotto sulle ginocchia.
Andiamo.
 presto! ribatt Paul. Siediti qui con noi a guardare
queste ragazze.
Non posso. Devo tornare a casa.
Vieni qui, leonessa, disse lui, prendendola per il polso.
Se devo tornare a casa da sola, non c' problema, disse
lei divincolandosi.
Paul si alz dal divano e baci Elisabet sulla bocca.
Che testarda, disse. Spero che il signore qui presente non sia stato scortese con te.
Strizz l'occhio ad Andrs.
Il signore qui presente ha il massimo rispetto per la signorina, disse Andrs.
Elisabet rote gli occhi. E va bene, disse. Adesso basta.
Si infil il cappotto, lanci uno sguardo d'avvertimento
ad Andrs e si avvi verso la porta. Paul fece il saluto militare
e la segu in corridoio.
Be', fece Tibor, ti conviene sederti e raccontarmi che
cosa  successo.
Mi ha pregato di non dire alla madre che l'ho vista con
quell'uomo.
E tu?
Ho giurato di non fare la spia.
Tanto non ne avresti avuta l'occasione.
Be', disse Andrs. Sembra che Elisabet abbia capito
cosa c' fra me e sua madre.
Ah. Quindi il segreto  di dominio pubblico.
Quel segreto l, s. Non sembrava affatto stupita. Ha detto
che ero il tipo di sua madre, qualunque cosa significhi. Ma non
sembra avere idea che Jzsef  suo cugino. Sospir. Tibor,
che cosa sto facendo, in nome di Dio?
 proprio quello che ti ho chiesto io, disse il fratello, passandogli
un braccio sulle spalle. Un attimo dopo apparve Jzsef
Hsz, con tre bicchieri di champagne in mano. Ne porse uno ad
Andrs e uno a Tibor e brind alla loro salute.
Vi state divertendo? chiese. Si devono divertire tutti.
Oh s, rispose Andrs, grato per lo champagne.
Ho visto che avete conosciuto il mio amico americano Paul, disse Jzsef. Suo padre  un capitano d'industria. Pneumatici
o roba del genere. La sua nuova ragazza  un po' troppo
sarcastica per i miei gusti, ma il mio amico  pazzo di lei. Forse
crede che tutte le francesi siano fatte cos.
Se tutte le francesi sono fatte cos, voi signori siete nei
guai, disse Tibor.
Allora alla salute dei guai, brind Jzsef e vuotarono i
bicchieri.
Il giorno dopo Andrs e Tibor percorsero i lunghi corridoi del
Louvre, ammirando le ombre brune e vellutate di Rembrandt,
i frivoli ghirigori di Fragonard e le curve muscolose delle statue
classiche; poi passeggiarono sui quais fino al Pont d'Ina e
sostarono sotto gli archi monumentali della Tour Eiffel. Circumnavigarono
la Gare d'Orsay mentre Andrs descriveva la
costruzione del suo modello; infine tornarono al Luxembourg,
dove l'apiario era in silenzioso letargo. Si fermarono in ospedale
al capezzale di Polaner, che continu a dormire anche mentre
veniva accudito dalle infermiere; Polaner, di cui Andrs non
aveva ancora raccontato a Klra la terribile storia. Lo guardarono
dormire per quasi un'ora. Andrs avrebbe voluto che si svegliasse,
che non fosse cos pallido e inerte; le infermiere dissero
che quel giorno stava meglio, ma lui non vedeva alcun cambiamento.
Poi andarono al Sarah-Bernhardt, dove Tibor diede una
mano a chiudere il teatro. Riposero l'occorrente per il caff e
piegarono il tavolo di legno, tolsero i vecchi messaggi dalle caselle
degli attori, trasferirono in magazzino gli oggetti di scena
sparsi in giro e portarono i costumi in sartoria, dove madame
Courbet stava piegando gli abiti negli armadi con le etichette in
bell'ordine. Claudel regal ad Andrs una scatola di sigari un
vecchio oggetto di scena e gli chiese scusa per averlo mandato
parecchie volte all'inferno. Sperava che lo perdonasse, ora che
erano stati gettati entrambi in balia del destino.
Andrs lo perdon. So che non volevate offendermi sul
serio, disse.
Sei proprio un bravo ragazzo, disse Claudel e lo baci sulle
guance.  un bravo ragazzo, ripet a Tibor. Una perla.
Monsieur Novk li incroci in corridoio mentre stavano
uscendo. Li invit nel suo ufficio, dove tir fuori tre bicchieri
di cristallo molato e vers l'ultimo goccio da una bottiglia di
Tocai. Brindarono agli studi di Tibor in Italia, poi alla futura
riapertura del Sarah-Bernhardt e dei tre teatri che chiudevano
quella settimana. Una citt senza teatro  come una festa
senza conversazione, disse Novk. Per quanto buoni possano
essere il cibo e le bevande, la gente la trover noiosa. Lo ha
detto Aristofane, se non sbaglio.
Grazie per aver tenuto mio fratello lontano dalla strada,
intervenne Tibor.
Oh, si sarebbe arrangiato anche senza di me, disse Novk
e mise una mano sulla spalla di Andrs.
 stato il vostro ombrello a salvarlo, continu Tibor. Altrimenti
avrebbe perso il treno. E anche il coraggio.
No, lui no, disse Novk. Non il nostro signor Lvi. Se la
sarebbe cavata bene. E te la caverai bene anche tu, giovanotto,
in Italia. Strinse la mano a Tibor e gli augur buona fortuna.
Quando uscirono era gi buio. Camminarono lungo il quai
de Gesvres mentre le luci dei ponti e delle chiatte tremolavano
sull'acqua. Il vento spazzava il fiume, incollando il cappotto alla
schiena di Andrs. Sapeva che a quell'ora Klra stava facendo
l'ultima lezione della giornata, al corso serale. Senza svelare a
Tibor la destinazione lo guid per rue Franois Miron in direzione
di rue de Svign. Segu il percorso che non faceva da
settimane. Ed eccola li all'angolo, la scuola di danza, con la luce
che si riversava in strada dalle tendine, il cartello che diceva
Mme Morgenstern, maitresse.
La musica attutita del grammofono li raggiunse di l dal vetro:
il lento e solenne Schumann che Klra usava per le rvrences al
termine della lezione. Erano allieve di livello intermedio, esili
bambine di dieci anni con la peluria sulla nuca e le scapole come
piccole ali appuntite sotto il cotone della tutina. Nella parte
anteriore della sala Klra le guidava nell'esecuzione di una serie
di ampie riverenze. Aveva i capelli raccolti sulla nuca in un
molle chignon e portava l'abito che indossava solitamente a lezione,
di viscosa color prugna e stretto in vita da un nastro nero.
Le braccia erano sciolte e forti, il viso tranquillo. Non aveva
bisogno di nessuno; si era costruita una vita, proprio quella: le
rvrences a fine giornata, la figlia al piano di sopra, la signora
Apfel, le calde stanze dell'appartamento che aveva comprato da
sola. Eppure sembrava volere qualcosa da lui, da Andrs Lvi,
studente ventiduenne dell'cole Spciale: il lusso della vulnerabilit,
forse; l'intenso brivido dell'incertezza. Mentre Andrs
la osservava, il cuore sembr fermarglisi nel petto.
 lei, disse. Klra Morgenstern.
Ossignore, esclam Tibor.  bella, non si pu negare.
Chiss se viene a cena con noi.
No, Andrs. Mi rifiuto.
Perch? disse lui. Sei venuto per vedere come vivo, no?
Ecco qui. Se non la conosci, non lo saprai.
Tibor guard Klra sollevare le braccia; le bambine la imitarono
ed eseguirono una profonda riverenza.
 minuta, comment Tibor. Sembra una ninfa dei boschi.
Andrs cerc di guardarla con gli occhi del fratello, cerc
di guardarla come se fosse la prima volta. C'era qualcosa di
intrepido, di fanciullesco nelle sue movenze, come se una parte
di lei fosse rimasta bambina. Ma gli occhi erano quelli di
una donna che aveva visto una vita trasformarsi in un'altra.
Per questo era una ninfa dei boschi, pens Andrs: sembrava
incarnare l'eternit e lo scorrere inarrestabile del tempo. La
musica si concluse e le bambine volarono a prendere le borse
e i cappotti. Tibor e Andrs le guardarono andar via. Poi incrociarono
Klra davanti alla porta della scuola, tremante di
freddo nel vestito da lezione.
Andrs, disse lei, prendendogli la mano. Fu un sollievo
per lui che fosse contenta della sua improvvisata; non sapeva come
avrebbe reagito vedendolo arrivare alla scuola. Ma non c'era
niente di male a fermarsi di passaggio nel Marais, si disse; era una
cosa normale, che avrebbe potuto fare anche un conoscente.
Che sorpresa, disse Klra. E il signore chi ?
Lui  Tibor, disse Andrs. Mio fratello.
Klra gli prese la mano. Tibor Lvi, disse. Finalmente.
Sono mesi che sento parlare di voi. Si volt a guardare in
cima alle scale. Ma cosa ci fate qui? Certo non sarete venuti
per una lezione.
Vieni a cena con noi, propose Andrs.
Lei rise, un po' nervosa. Non sono vestita come si deve.
Beviamo qualcosa e ti aspettiamo.
Klra si port una mano alla bocca e si gir di nuovo verso
le scale. Dall'appartamento arriv un rumore di passi veloci e
il fruscio di un cappotto. La mia imperscrutabile figlia esce a
cena con amici, stasera.
Allora vieni, ribad Andrs. Ti terremo compagnia.
Va bene, disse lei. Dove vi trovo?
Andrs nomin un locale che serviva bouillabaisse con grosse
fette di pane nero. Ne andavano matti entrambi; ci erano stati
nei loro dieci giorni insieme a dicembre.
Ci vediamo l fra mezz'ora, disse Klra, e corse di sopra.
Il ristorante era l'ex bottega di un fabbro e conservava ancora
un vago odore di cenere e ferro. I forni fusori erano stati
trasformati in forni da cucina; c'erano rozzi tavoli di legno, un
menu pieno di piatti a buon mercato e sidro forte servito dentro
ciotole di terracotta.
Cos quella era la tua Klra, disse Tibor e scosse la testa.
Non pu essere la madre della ragazza che abbiamo incontrato
alla festa ieri sera.
Temo di si.
Che disastro! Come le sar capitata quella figlia? Doveva
essere poco pi di una bambina all'epoca.
Aveva quindici anni, disse Andrs. Non so niente del
padre, solo che  morto da tempo. Non ne vuole parlare.
Klra arriv proprio mentre stavano ordinando di nuovo da
bere. Appese il cappello rosso e il cappotto al gancio vicino al
tavolo e sedette con loro, sistemandosi qualche ciocca umida
dietro l'orecchio. Andrs avvert il calore delle sue gambe; le
tocc le pieghe del vestito sotto il tavolo. Lei lo guard e gli
chiese se andava tutto bene. Non poteva dirle, ovviamente,
che cos'era a non andare bene: il fatto che Tibor disapprovava
la loro relazione, almeno in teoria. Cos le raccont quello che
era successo a Polaner all'cole Spciale.
Che incubo, disse Klra alla fine del racconto, e appoggi
la fronte sulle mani. Povero ragazzo. E i genitori? Li ha
avvisati qualcuno?
Ci ha chiesto di non farlo. Si vergogna.
Capisco. Oddio mio.
Rimasero in silenzio, a guardare le ciotole di sidro. Quando
Andrs lanci un'occhiata a Tibor, gli sembr che l'espressione
del fratello si fosse addolcita; era come se, alla luce di quanto
accaduto a Polaner, fosse diventato un'assurdit, un lusso, giudicare
se un amore era giusto o sbagliato. Tibor chiese a Klra
delle bambine a cui dava lezione e lei gli chiese che cosa pensasse
di Parigi e se avrebbe avuto tempo di visitare l'Italia prima
che iniziassero i corsi.
Non avr molto tempo per viaggiare, rispose Tibor. Le
lezioni cominciano la settimana prossima.
E che cosa studierete all'inizio?
Anatomia.
Ne resterete affascinato, disse lei. Proprio come me.
Avete studiato anatomia?
Oh, s, rispose lei. A Budapest, rientrava nella preparazione
da ballerina classica. Avevo un maestro che credeva nell'insegnamento
della fisica e della meccanica del corpo umano. Ci
obbligava a leggere libri con tavole anatomiche che disgustavano
quasi tutte le ragazze e perfino qualche giovanotto, anche
se cercavano di non darlo a vedere. Un giorno ci ha portato alla
facolt di Medicina, dove gli studenti sezionavano i cadaveri.
Ha chiesto a un professore di mostrarci tutti i muscoli, i tendini
e le ossa della gamba e del braccio. Poi quelli della schiena,
della spina dorsale. Ricordo che due ragazze sono svenute. Ma
a me  piaciuto da morire.
Tibor la guard con riluttante ammirazione. E pensate che
abbia migliorato il vostro modo di danzare?
Non lo so. Credo mi aiuti nell'insegnamento. Mi aiuta a
spiegarmi. Si fece pensierosa per un momento, toccando l'orlo
impunturato del tovagliolo. Sapete, a casa ho alcuni di quei
libri di anatomia. Pi di quanti me ne servano. Potrei regalarvene
uno, se avete spazio in valigia.
Non posso accettare, disse Tibor, ma nel suo sguardo
era comparsa una brama ben nota. La passione del padre per i
vecchi libri aveva contagiato anche Tibor e Andrs. Avevano
trascorso ore nelle librerie dell'usato di Budapest, dove Tibor
aveva tirato gi un libro di anatomia dietro l'altro per mostrare
ad Andrs, nel dettaglio delle tavole a colori, la timida curva di
un pancreas, l'ammasso spugnoso di un polmone. Si struggeva
per quei tomi stupendi che non poteva permettersi, nemmeno
al prezzo di un libro di seconda mano.
Insisto, disse Klra. Dopo cena verrete a sceglierne uno.
E cos, dopo la bouillabaisse e un altro po' di sidro, andarono
in rue de Svign e salirono le scale dell'appartamento di Klra.
Ecco il salotto dove l'aveva vista per la prima volta; ecco la ciotolina
a forma di nido con le uova confetto, il divano di velluto
grigio, il grammofono, le lampade col paralume color ambra:
il paesaggio intimo della sua vita, che nell'ultimo mese gli era
stato negato. Klra estrasse da uno scaffale tre grossi volumi
di anatomia rilegati in pelle. Li pos sulla scrivania e sollev la
copertina incisa in oro. Tibor sfogli le pagine delle illustrazioni
che rivelavano i misteri del corpo umano in quadricromia: le
ossa rivestite da una matassa di muscoli, la ragnatela del sistema
linfatico, il serpente attorcigliato degli intestini, la piccola
stanza con finestra dell'occhio. Il volume pi pesante e pi
bello di tutti era una copia in-folio del Corpus Humanus, stampata
in latino e con una dedica a Klra nella calligrafia chiara
e spigolosa del suo maestro di danza, Viktor Romankov: Sine
scientia ars nihilest. Budapest 1920.
Lei prese il volume dalle mani di Tibor e lo ripose nella custodia
di pelle. Questo qui  per voi, disse, mettendoglielo
fra le braccia.
Tibor arross e scosse la testa. Non posso assolutamente
accettare.
Voglio che lo usiate voi, insistette lei. Per i vostri studi.
Viagger. Non vorrei sciuparlo. Fece per restituirglielo.
No, disse Klra. Prendetelo. Sarete contento di averlo.
E io sar contenta pensando che  a Modena.  una piccola
cosa, considerato quel che avete fatto per arrivare fin qui.
Tibor guard il libro fra le sue braccia. Alz gli occhi verso
Andrs, ma Andrs evit di guardarlo; sapeva che sarebbe
stato come chiedergli se approvava o meno la sua relazione
con Klra. Cos continu a fissare il parafuoco del caminetto,
con la scena sbiadita di un cavallo e di un cavaliere dentro
un'ombrosa foresta, e lasci che fosse il desiderio per quel
libro stupendo a dettargli una decisione. Dopo un altro momento
di esitazione, Tibor espresse burberamente la sua riconoscenza
e lasci che Klra avvolgesse il libro in un foglio
di carta marrone.
L'ultimo giorno di visita a Parigi, Tibor viaggi con Andrs
sulla fragorosa metropolitana fino a Boulogne-Billancourt. Era
un pomeriggio caldo per gennaio, asciutto e senza vento. Percorsero
i lunghi viali silenziosi, passando davanti alle panetterie,
ai fruttivendoli e alle mercerie, fino al quartiere dove
l'edificio di Pingusson a forma di transatlantico fendeva l'aria
mattutina come fosse in rotta verso il mare. Andrs raccont
della partita a poker in cui i soldi persi da Perret erano stati trasformati
in una borsa di studio; poi port il fratello pi avanti
lungo rue Denfert Rochereau, dove gli edifici di Le Corbusier,
Mallet-Stevens, Raymond Fischer e Pierre Patout campeggiavano
irradiando la loro forza austera e disadorna nella tenue
luce mattutina. Durante i mesi successivi alla sua prima visita
Andrs era tornato spesso in quel gruppetto di strade dove gli
architetti viventi che pi ammirava avevano eretto templi in
scala ridotta alla semplicit e alla bellezza. Poche mattine prima
si era imbattuto in Villa Gordin di Perret, una casa tutta
d'un pezzo, dall'aria vagamente giapponese, costruita per una
scultrice, con una serie di finestre a specchio controbilanciate
da due rettangoli di mattoni disposti perpendicolarmente.
Perret avrebbe potuto costruire quel che gli pareva su qualunque
terreno non edificato di Parigi; aveva scelto invece di
creare un'opera dalla semplicit spartana, uno spazio a misura
d'uomo per un'artista, in una stradina dove una persona poteva
lavorare e stare da sola. L'edificio era diventato il preferito di
Andrs a Boulogne-Billancourt. Si sedettero sul marciapiede
di fronte e parl al fratello della scultrice lituana che ci abitava,
Dora Gordin, e dell'arioso studio che Perret aveva progettato
per lei sul retro della casa.
Ricordi le capanne che costruivi a Konyr? disse Tibor.
La tua impresa edile?
L'impresa edile. L'estate in cui aveva compiuto nove anni,
poco prima di iniziare la scuola a Debrecen, Andrs si era
messo a fare il costruttore per i bambini del vicinato. Aveva il
monopolio del legno di scarto ed era in grado di costruire un
fortino o un circolo sportivo in mezza giornata. Mtys, che
allora aveva quattro anni, era il suo assistente. Partecipava ai
lavori e gli porgeva solennemente i chiodi mentre lui costruiva
capanne col martello. In cambio di quei servizi, Andrs accettava
tutto quello che i bambini avevano da offrire: la foto del
pap in uniforme, una flotta di aeroplanini da guerra di latta,
il teschio di un gatto, una barchetta di compensato, un criceto
in gabbia. Quell'estate era stato il bambino pi ricco del paese.
Ricordi il mio criceto? disse Andrs. Ricordi come lo
chiamavi?
Eliahu ha Navi.
Anya si arrabbiava. Per lei era un sacrilegio. Sorrise e pieg
le dita contro il bordo gelido del marciapiede. Le ombre si stavano
allungando e il freddo aveva penetrato gli strati di abiti. Stava
per proporre di proseguire ma Tibor si appoggi sui gomiti e
guard il giardino pensile con la sua fila di piccoli sempreverdi.
 stato l'anno in cui mi sono innamorato per la prima volta,
disse Tibor. Non te l'ho mai confidato. Eri troppo piccolo
per capire e quando ormai eri abbastanza grande mi sono
innamorato di un'altra, Zsuzsanna, la ragazza che portavo
a ballare al gimnzium. Ma prima di lei c' stata una ragazza
che si chiamava Rzsa Geller. Rzsika. Io avevo tredici anni
e lei sedici. Era la figlia maggiore della famiglia che mi teneva
a pensione a Debrecen. Quella che si  trasferita prima che tu
iniziassi la scuola.
Andrs colse una strana durezza nella voce di Tibor, quasi un
tono di risentimento. Sedici anni, disse e lanci un fischio
sommesso. Una donna pi grande.
La spiavo mentre faceva il bagno. Si lavava in cucina dentro
una tinozza di stagno, e il mio letto era dall'altro lato della
tenda. La tenda era piena di buchi. Sapeva sicuramente che la
stavo spiando.
Quindi vedevi tutto.
Tutto quanto. Si metteva in piedi e si versava l'acqua addosso
canticchiando la Marsigliese.
Perch la Marsigliese?
Era innamorata di non so quale attore francese. Uno che
faceva un sacco di film di guerra.
Pierre Fresnay.
Esatto, quel bastardo si chiamava proprio cos. Come fai
a saperlo?
Il mio amico Ben Yakov gli somiglia come una goccia d'acqua.
Mmm. Meno male che non lo sapevo quando me lo hai
presentato.
E quindi che cosa  successo?
Un giorno suo padre mi ha scoperto mentre la spiavo. Mi
ha picchiato a sangue. Mi ha rotto un braccio.
Ma se te lo eri rotto giocando a calcio!
Quella era la versione ufficiale. Il padre di Rzsa ha detto
che mi avrebbe denunciato se avessi raccontato la verit. Mi
hanno buttato fuori di casa. Non l'ho pi rivista.
Oddio, Tibor. Non lo sapevo.
L'intento era proprio che nessuno lo sapesse.
 terribile! Avevi solo tredici anni.
E lei sedici. Era abbastanza grande per evitare che succedesse.
Sapeva che prima o poi mi avrebbero scoperto. Forse era
proprio quello che voleva. Si alz e si spolver i pantaloni.
Per cui ecco qui la mia esperienza con una donna pi grande.
Ci fu un movimento dietro una finestra della casa, l'ombra
di una donna attravers un riquadro di luce. Andrs si alz in
piedi accanto al fratello. Immagin l'artista che andava alla finestra
e li vedeva gironzolare in attesa di scorgerla.
Io non ho tredici anni, disse Andrs. E Klra non ne
ha sedici.
No, infatti, ribatt Tibor. Siete adulti. Ragion per cui le
conseguenze potrebbero essere pi gravi se vi lasciaste coinvolgere.
Troppo tardi, fece Andrs. Sono gi coinvolto. Non so
cosa succeder. Sono alla merc di quella donna.
Allora spero che mostrer un po' di clemenza, disse Tibor.
E us la parola yiddish rachmones, la stessa che aveva fatto
tornare in s Andrs mesi prima al Jardin du Luxembourg.
Il mattino dopo portarono le valigie di Tibor alla Gare de
Lyon, proprio come avevano portato quelle di Andrs alla stazione
Nyugati quando era partito per Parigi. Adesso era Tibor
ad andarsene verso una vita ignota in un paese straniero, ad
andarsene a studiare, lavorare e orientarsi fra gli oscuri meandri
di una lingua straniera. Il vento che ruggiva nei boulevard cercava
di strappare le valigie dalle loro mani; il tepore del giorno
prima si era dissolto quasi lo avessero solo sognato. Parigi era
grigia come la sera in cui Andrs era arrivato. Avrebbe voluto
trovare una scusa per trattenere suo fratello un altro giorno,
un'altra settimana. Tibor aveva ragione, ovviamente; lui aveva
fatto una stupidaggine a mettersi con Klra Morgenstern.
Si era gi avventurato su un terreno pericoloso, si era ritrovato
ad avanzare con cautela su un sentiero sempre pi stretto verso
una curva che nascondeva la vista. Non aveva le scarpe per
affrontarlo, n le provviste, n il vestiario, n la lungimiranza,
n la forza mentale, n l'esperienza. Aveva solo una specie di
speranza incosciente, non molto diversa, immaginava, dalla speranza
con cui gli esploratori del Quattrocento si erano lanciati
oltre i confini della mappa del mondo conosciuto. Come poteva
Tibor lasciarlo proseguire da solo, dopo avergli fatto notare
che era male equipaggiato? Come poteva salire su un treno e
partire di gran carriera per l'Italia, anche se ad attenderlo c'era
la facolt di Medicina? Il suo compito era sempre stato di indicargli
la strada proprio quando era oscura: a volte, da piccoli,
la sua mano era letteralmente l'unica guida che Andrs avesse
nel buio. Ma ormai erano arrivati alla Gare de Lyon, e il treno
era l, nero e impassibile sui binari.
D'accordo, disse Tibor. Allora io parto.
Rimani, avrebbe voluto dire Andrs. Buona fortuna, disse.
Scrivimi. E non cacciarti nei guai. Capito?
Capito.
Bene. Ci vediamo presto.
Bugiardo, avrebbe voluto dire Andrs.
Tibor gli pos una mano sul braccio. Sembrava volesse aggiungere
qualcosa, due parole di commiato in ungherese prima
di salire su un treno pieno di gente che parlava francese e italiano,
ma rimase zitto con lo sguardo rivolto verso il vasto imbocco
della stazione e, pi lontano, l'intrico di binari. Sal sul
treno e Andrs gli pass la cartella di cuoio. Gli occhiali con la
montatura argentata gli scivolarono sul naso; li ricacci indietro
con il pollice.
Scrivimi quando arrivi, disse Andrs.
Tibor si tocc il berretto, spar nella vettura di terza classe
e non riapparve pi.
Quando il treno ebbe lasciato la stazione Andrs riattravers
le porte con la scritta Sortie e usc in una citt che non conteneva
pi suo fratello. Camminava con i piedi indolenziti dalle scarpe
nuove che Tibor gli aveva portato dall'Ungheria. Non badava a
chi gli passava accanto n a dove stesse andando. Se fosse sceso
dal marciapiede e avesse camminato sospeso da terra, se si fosse
arrampicato nel vuoto sopra le auto e tra gli edifici fino a guardare
dall'alto i tetti con i comignoli di argilla rossa, la loro trama
curva e irregolare, se avesse continuato a salire guadando la
palude di nuvole basse nel cielo invernale, non avrebbe provato
n spavento n gioia, n stupore n sorpresa, solo la stessa umida
pesantezza nelle membra. I piedi lo condussero ancora pi
lontano dal fratello, verso ovest, dall'altra parte della citt in
boulevard Raspail, fino all'cole Spciale, oltre il portone blu.
Il cortile era pieno di studenti, tutti stranamente silenziosi,
fermi a capo chino a gruppi di tre o quattro. Una quiete pesante
aleggiava nell'aria, una presenza nera e palpabile, come uno
stormo di corvi sospesi in volo. In un angolo, su una panchina
scorticata, sedeva Perret, con la testa fra le mani.
Ecco che cosa era successo: tramite la lenta posta provinciale,
la notizia delle ferite di Polaner aveva raggiunto Lemarque nella
fattoria dei genitori a Bayeux, dove era fuggito dopo l'aggressione.
La lettera, scritta dai suoi complici, diceva che Polaner
era in fin di vita all'ospedale, a causa di una emorragia interna:
un resoconto scritto per rincuorare Lemarque, per dimostrargli
che non era stato tutto inutile, che le botte avevano continuato
a far male anche dopo l'aggressione. Ricevuta la lettera,
Lemarque ne aveva scritte due. Una indirizzata al rettore, con
cui si attribuiva la responsabilit dell'episodio e faceva il nome
dei tre studenti, ragazzi del terzo e del quarto anno, che avevano
partecipato. La seconda indirizzata a Polaner, una breve
confessione di rimorso e amore. A tarda notte, dopo aver lasciato
le due lettere sul tavolo della cucina, si era impiccato a una
trave nel fienile dei genitori. Il padre aveva scoperto il corpo al
mattino, freddo e livido come l'alba invernale.
...
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...
CAPITOLO 14.
...
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...
Un colpo di forbici.
...
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...
Decisero prima in un incontro con Perret la sera tardi,
poi alla Colomba blu ancora pi tardi che sarebbe toccato ad
Andrs dire a Polaner che Lemarque era morto. Perret riteneva
di doversene occupare in prima persona, visto che era il
rettore della scuola, ma Vago obiett che la situazione era cos
delicata da richiedere misure speciali; sarebbe stato pi facile,
disse, se avesse ricevuto la notizia da un amico. Andrs,
Rosen e Ben Yakov furono d'accordo, e decisero tra loro che
sarebbe stato Andrs a dare la lettera a Polaner. Com'era ovvio,
avrebbero aspettato che i medici lo considerassero fuori
pericolo; presto, verosimilmente. Dopo due settimane d'ospedale
i sintomi e le conseguenze dell'emorragia interna si erano
ridotti. Polaner non era pi confuso e, mentre lividi ed ematomi
si riassorbivano, riusciva di nuovo a mangiare e bere da
solo. Non sarebbe tornato in forma prima di un mese, dicevano
i medici, finch non si fosse ricostituito il sangue perduto,
ma tutti concordavano sul fatto che non fosse pi in pericolo
di vita. Quel fine settimana, in effetti, sembrava essersi
ripreso al punto che Andrs os avvicinare uno dei medici e
spiegargli di Lemarque, in un accurato francese. Il dottore che
seguiva il decorso di Polaner, un internista col viso lungo, si
disse preoccupato dei possibili effetti dello choc, ma visto che
non gli si poteva nascondere la notizia all'infinito, convenne
che era meglio parlargli mentre era ancora in ospedale, sotto
stretta osservazione.
Il giorno dopo, seduto come al solito sulla sedia in acciaio
accanto al letto, Andrs port il discorso sull'cole Spciale,
per la prima volta dall'aggressione. Secondo il dottore, disse,
ora che si stava rimettendo poteva pensare a riprendere gli studi
un po' alla volta. C'era niente che volesse dal laboratorio? I
manuali di statica, gli strumenti o un blocco da disegno?
Polaner gli rivolse uno sguardo di compatimento e chiuse gli
occhi. Non torno a scuola, disse. Vado a casa, a Cracovia.
Andrs gli pos una mano sul braccio.  questo che vuoi?
Polaner esal un lungo respiro.  stato deciso cos, disse.
Hanno deciso cos.
Non  stato deciso niente. Puoi tornare a scuola, se vuoi.
No che non posso, disse Polaner con gli occhi lucidi. Come
lo affronto Lemarque, o uno di quegli altri? Non posso andare
in laboratorio e sedermi al mio tavolo come se niente fosse.
Era inutile aspettare ancora; Andrs si tolse la lettera di tasca
e la mise tra le mani dell'amico. Polaner pass un lungo
momento a guardare la busta, il nome scritto nella calligrafia
aguzza di Lemarque. Poi la apr e spian il foglio su una gamba.
Lesse le sei righe in cui Lemarque si confessava e implorava il
suo perdono, sia per l'aggressione sia per quello che sentiva di
dover fare. Quando ebbe letto il messaggio, lo ripieg e si riabbandon
sul cuscino, a occhi chiusi; il suo torace si alzava e
abbassava sotto le lenzuola.
Oh, Dio, disse quasi in un sussurro.  come se fossi
stato io a ucciderlo.
Fino a quel momento Andrs aveva creduto che il suo odio
per Lemarque avesse raggiunto il limite, che con la morte di
Lemarque quel sentimento si fosse trasformato in qualcosa di
simile alla piet. Di fronte al dolore di Polaner, per, di fronte
ai lineamenti noti che si increspavano sotto il peso della notizia,
si scopr a tremare di rabbia. Non bastava il suicidio, ci
voleva anche quella confessione di rimorso e amore! Adesso
Polaner avrebbe sempre pensato a ci che aveva perduto, a ci
che avrebbe potuto essere se il mondo fosse stato diverso. Era
una crudelt che andava oltre il pestaggio e la morte stessa, una
puntura come quella di certe ortiche che crescevano nella pianura
dell'hajdu: una volta che la spina era sotto pelle, penetrava
sempre pi nella ferita rilasciando il suo veleno per giorni, per
settimane, mentre la vittima scottava di febbre.
Quella sera Andrs rimase con Polaner molto oltre il tramonto,
ignorando l'annuncio che l'orario di visita era finito.
Quando l'infermiera glielo ripet, Andrs replic che avrebbe
dovuto chiamare la polizia per farlo sloggiare, e fu il dottore
dalla faccia lunga a intercedere per lui, permettendogli di restare
tutta la notte, fino al mattino dopo. Mentre montava la
guardia di fianco al letto, la sua mente continuava a tornare su
quanto Polaner aveva detto alla Colomba blu in ottobre: Non
voglio attrarre l'attenzione, punto. Voglio studiare e laurearmi.
Se fosse stato in suo potere, pens Andrs, non avrebbe
consentito a vergogna e dolore di riportare l'amico a Cracovia.
Polaner pass ancora una settimana in ospedale. Quando
usc, fu Andrs ad accompagnarlo nella sua stanza in boulevard
Saint-Germain. Gli controllava le ferite, lo faceva mangiare, gli
portava i vestiti in tintoria, ravvivava il fuoco nel camino quando
rischiava di spegnersi. Un mattino, al ritorno dalla panetteria
lo trov seduto a letto con una tavoletta da disegno appoggiata
sulle ginocchia; la coperta era inondata di trucioli di matita
temperata, la sedia accanto cosparsa di carboncini. Andrs pos
due baguette sul tavolo senza dire una parola. Prepar pane e
marmellata e un t e glieli offr a letto, poi si sedette al tavolo.
E per tutta la mattina il rumore della matita di Polaner lo accompagn
nel lavoro come una musica.
Pi tardi, quella stessa mattina, Polaner si piazz davanti
allo specchio sul cassettone e si pass le mani sul mento scuro
di peli ispidi. Sembro un delinquente, disse. Sembro uno
che  stato in prigione per mesi.
Rispetto a poche settimane fa, sei migliorato moltissimo.
Assurdo, vero, pensare a tagliarsi i capelli, quasi sussurr
Polaner.
Che c' di assurdo?
Non so. Tutto. Tanto per cominciare, non so se ce la faccio
a sedermi dal barbiere e a parlare del pi e del meno.
Andrs si mise accanto all'amico davanti allo specchio, guardandone
l'immagine riflessa. Lui stesso sembrava pi in ordine
di quanto non fosse stato per settimane; Klra gli aveva dato
una spuntatina la sera prima, trasformandolo in un gentiluomo
o quasi, sebbene lo preferisse con i capelli lunghi.
Senti, propose Andrs, metti che io chieda a una persona
di venire a tagliarti i capelli. Non dovresti andare dal barbiere
e neanche chiacchierarci.
E chi? disse Polaner, guardando Andrs nello specchio.
Una persona che mi  molto vicina.
Polaner distolse gli occhi dallo specchio per fissarli direttamente
su Andrs. Una donna?
Exactement.
Che donna, Andrs? Che  successo mentre stavo in ospedale?
Temo che questa cosa vada avanti da un po' pi di tempo.
Da mesi, in effetti.
Polaner gli rivolse un sorriso fugace, timido; per un attimo, e per
la prima volta da quando aveva saputo che Lemarque era morto,
sembr di nuovo se stesso. Non ti va di dirmi tutto, immagino.
Adesso che te l'ho accennato, lo considero un obbligo.
Polaner gli indic una sedia. Racconta, disse.
La sera dopo Polaner si ritrov su quella stessa sedia al centro
della stanza, le spalle avvolte in uno strofinaccio, lo specchio
sistemato davanti, mentre Klra Morgenstern, armata di
forbici e pettine, si occupava di lui e gli parlava con il suo tono
basso e ipnotico. Quando, la sera precedente, Andrs le aveva
fatto quella richiesta, lei aveva capito subito di doverla esaudire,
aveva perfino cancellato un impegno per cena. Qualche ora
prima, mentre superavano la Senna per andare da Polaner, gli
aveva tenuto la mano con una sorta di muto fervore, gli occhi
bassi e colmi di ci che lui immaginava essere il ricordo di un
dolore simile. Adesso, in piedi vicino al fuoco, Andrs guardava
cadere le ciocche di capelli, ammutolito dalla gratitudine per
una donna che comprendeva il bisogno di quel gesto semplice
e intimo, di compiere quell'atto ricostitutivo in una soffitta affacciata
su boulevard Saint-Germain.
...
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CAPITOLO 15.
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Alle Tuileries.
...
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In primavera, quando non frequentava le lezioni o si occupava
di Polaner o vedeva Klra, Andrs impar sotto la guida
di Vincent Forestier a progettare e costruire scenografie. Monsieur
Forestier aveva un laboratorio in rue des Gravilliers dove
disegnava i suoi progetti e costruiva i suoi modelli; da mesi
aveva disperatamente bisogno di un nuovo apprendista che lo
aiutasse a copiare i disegni e a realizzare in maniera dettagliata
e scrupolosa i modelli. Forestier era alto, grosso e malinconico,
con un perenne velo di barba grigia e l'abitudine di intercalare
alle frasi una scrollata delle spalle larghe, come se fosse
il primo a non dare importanza ai propri discorsi. Si scopr che
era anche un silenzioso genio della progettazione. Con risorse
economiche limitatissime e tempi di produzione strettissimi,
riusciva a produrre palazzi, vie cittadine e anfratti ombrosi nel
suo incomparabile stile. Le sue scenografie spesso si trasformavano
l'una nell'altra: il boschetto della regina delle fate poteva
diventare l'ufficio di un comandante per un altro teatro situato
al capo opposto della citt, e poi svolgere un terzo turno di
servizio nel ruolo di uno scompartimento ferroviario, della tana
di un eremita o del letto sfarzoso di un pasci. L'idea di
Andrs di costruire fondali con gli interni da un lato e gli esterni
dall'altro era uno dei trucchi pi banali di Forestier. Realizzava
scene simili a rompicapo, capaci di tramutarsi in tre o quattro
interni diversi a seconda della disposizione dei pannelli; era un
maestro dell'illusione ottica. Poteva far sembrare pi grande o
pi piccolo un attore che camminava sul palcoscenico, cambiare
leggermente le luci per trasformare la cameretta dei bambini in
una stanza degli orrori. Proiezioni di diapositive dipinte a mano
potevano evocare citt o monti lontani, presenze spettrali, i ricordi
giovanili di un personaggio. Ruotando vicino alla fiamma
di una candela, una lanterna magica faceva alzare in volo stormi
di uccelli sopra una pellicola trasparente. Qualunque scena
poteva celare una botola o un pannello girevole; ogni superficie
nascondeva un misterioso interno che ne nascondeva un secondo
che ne nascondeva un terzo che somigliava in maniera
inquietante all'esterno. Lo stesso monsieur Forestier aveva il
vizio di apparire e scomparire come un attore fra le scenografie
che aveva disegnato; entrava, assegnava un compito ad Andrs,
e cinque minuti dopo svaniva dietro una parete, lasciandolo solo a scervellarsi sulle difficolt del progetto. Dopo il trambusto
del Sarah-Bernhardt, gli sembrava un lavoro solitario e a volte
un po' triste. Ma a fine giornata, quando ritornava nella sua
stanza, poteva esserci Klra ad aspettarlo.
Ogni sera si precipitava a casa sperando di trovarla; il pi
delle volte abbracciava il suo fantasma nel buio, la presenza impalpabile
che perdurava nella stanza mentre la Klra in carne e
ossa era assente. Rischiava quasi di impazzire quando tra una
visita e l'altra passavano un po' di giorni. Sapeva, ma non voleva
sentirselo ricordare, che mentre lui andava a scuola, lavorava
e si prendeva cura di Polaner, Klra conduceva la propria
vita. Organizzava cene, andava al cinema e a teatro, nei jazz
club e ai vernissage. Andrs immaginava la gente che lei incontrava
alle feste degli amici o intratteneva alle proprie coreografi
e ballerini stranieri, giovani compositori, scrittori, attori,
facoltosi mecenati e si convinceva che la distraessero da lui.
Se per tre sere non si faceva vedere in rue des coles, pensava
Ecco,  successo, e trascorreva l'indomani in una nebbia di
disperazione. Se camminava da solo si indispettiva ogni volta
che incrociava una coppia per strada; se cercava di distrarsi con
un film malediceva la dea corvina sullo schermo che usciva furtiva
dallo scompartimento del marito per infilarsi nella cuccetta
dell'amante al chiaro di luna. Se, al termine di una serata simile,
tornava in rue des coles vedendo le finestre illuminate, saliva
le scale dicendosi che era venuta solo per piantarlo definitivamente.
Poi apriva la porta ed eccola seduta accanto al fuoco, a
leggere un romanzo o a cucire l'orlo di una tutina da danza o a
preparare il t, e quando si alzava e gli circondava il collo con
le braccia, Andrs si vergognava di aver dubitato di lei.
Un sabato sera di met maggio, quando gli alberi erano ormai
rivestiti di verde e il venticello della Senna soffiava tiepido anche
dopo il tramonto, Klra si present con un nuovo copricapo
primaverile, un berretto celeste con il nastro in tinta pi scuro.
Un cappello nuovo, fine: nient'altro che un tocco d'eleganza,
un segno della stagione che cambiava. Certo ne aveva sfoggiati
tanti dopo la cloche rossa dei loro primi abbracci invernali; Andrs
ne ricordava uno color cammello con la penna nera, e un
altro verde con una specie di nappina in cuoio. Ma quel copricapo
decisamente primaverile, quel berretto celeste, gli ricord,
a differenza degli altri, che il tempo passava per entrambi,
che lui era ancora uno studente e lei lo stava ancora aspettando,
che fra loro c'era solo una passione, labile ed effimera. Le
tolse lo spillone a forma di libellula e appese il berretto all'attaccapanni
vicino alla porta, poi le prese le mani e la condusse
verso il letto. Lei sorrise e lo abbracci, sussurrandogli il suo
nome all'orecchio, ma lui le riprese le mani e si sedette con lei.
Che cosa c'? chiese Klra. Che hai?
Lui non riusciva a parlare, non riusciva a dire perch fosse
malinconico. Non sapeva come spiegarle che il suo cappello
gli aveva ricordato che la vita era breve mentre lui continuava
a non essere degno di lei. Cos la prese fra le braccia e fecero
l'amore, e si disse che non gli importava se tra loro non c'era
mai stato nulla pi di quegli incontri a tarda sera, di quella storia
senza domani.
Le ore passarono in fretta; quando riuscirono ad abbandonare
il calore del letto e a vestirsi, erano gi quasi le tre. Scesero
i cinque piani di scale fino in strada, poi andarono in boulevard
Saint-Michel a chiamare un taxi. Si salutavano sempre allo
stesso angolo. Andrs ormai odiava quel tratto di marciapiede
che ogni notte gliela portava via. Durante il giorno, quando il
clamore prosaico della vita quotidiana celava quell'angolo e il
suo potere di privarlo della presenza di lei, sembrava un luogo
diverso; Andrs riusciva quasi a crederlo un angolo di strada
qualunque, un luogo senza particolare significato. Ma adesso
che era sera, rappresentava la sua nemesi. Non voleva vedere
niente: n la libreria di fronte, n i tigli recintati, n la farmacia
con la luminosa croce verde, niente. Svolt con lei in un'altra
strada e camminarono verso la Senna.
Dove stiamo andando? chiese Klra sorridendogli.
Ti accompagno a casa.
Bene, disse lei.  una notte splendida. Era vero. La
brezza di maggio saliva dalla Senna mentre attraversavano i
ponti verso il Marais. I marciapiedi erano ancora pieni di gente
in abito da sera; nessuno sembrava pronto a rinunciare alla
notte. Mentre camminavano, Andrs si cull nella fantasia impossibile
di arrivare a casa di Klra e salire le scale con lei, di
attraversare il corridoio senza far rumore fino in camera, dove
si sarebbero addormentati insieme nel suo candido letto. Ma al
numero 39 trovarono tutte le luci accese; la signora Apfel scese
gi di corsa sentendo le chiavi di Klra e le disse che Elisabet
non era ancora rientrata.
Klra spalanc gli occhi per il panico. Sono le tre passate!
Infatti, disse la signora Apfel, torcendo il grembiule.
Ma non sapevo dove trovarvi.
Ossignore, cosa sar successo? Non ha mai fatto cos tardi.
L'ho cercata per tutto il quartiere, madame.
E io mi sono assentata tutto questo tempo! Oddio. Sono
le tre del mattino! Ha'detto che andava a ballare con Marthe!
Segu un'ora di ansia, durante la quale Klra fece diverse telefonate
e apprese che Marthe non aveva visto Elisabet neanche
per un attimo quella sera, che gli ospedali non avevano ricoverato
nessuno a nome Elisabet Morgenstern e che alla polizia
non era stato denunciato nessun omicidio in cui fosse rimasta
coinvolta una ragazza corrispondente alla descrizione di Elisabet.
Quando mise gi il telefono, Klra cominci a passeggiare
avanti e indietro in salotto, con le mani fra i capelli. Io
l'ammazzo, disse, e poi scoppi in lacrime. Dov'? Sono
quasi le quattro!
Andrs pensava che Elisabet quasi sicuramente fosse con il
suo biondo americano, e che la sua assenza dipendesse da un
motivo probabilmente simile a quello per cui Klra era rientrata
cos tardi. Aveva giurato di mantenere il segreto ed esitava
a esprimere i suoi sospetti ad alta voce. Ma non poteva stare a
guardare Klra torturarsi. Tra l'altro, esitare poteva essere un
rischio. Immagin Elisabet in pericolo chiss dove intossicata
dall'alcol dopo una delle feste di Jzsef, o sola in un lontano
arrondissement dopo una notte in balera finita male e cap
che doveva parlare.
Tua figlia ha un amico, disse. Una sera li ho visti insieme
a una festa. Potremmo scoprire dove abita, e controllare l.
Klra socchiuse gli occhi. Che amico? Che festa?
Mi ha supplicato di non parlartene, disse Andrs. Le
ho dato la mia parola.
Quando  successo?
Mesi fa, rispose Andrs. A gennaio.
A gennaio! Klra appoggi una mano al divano per sorreggersi.
Andrs, non stai dicendo sul serio.
Mi dispiace. Avrei dovuto parlartene prima. Non volevo
tradire la fiducia di Elisabet.
Gli occhi di Klra esprimevano pura collera. Come si chiama
questa persona?
So il nome di battesimo. Il cognome no. Ma tuo nipote lo
conosce. Possiamo andare a casa sua. Salgo io e tu mi aspetti
in taxi.
Klra prese il soprabito dal divano, e un attimo dopo stavano
scendendo le scale di corsa. Ma quando aprirono la porta trovarono
Elisabet sulla soglia, con un paio di scarpe da sera in una
mano e un bastoncino di zucchero filato nell'altra. Klra, impalata
sulla porta, le lanci una lunga occhiata, guard le scarpe, lo
zucchero filato; era chiaro che non stava tornando da un'innocente
serata con Marthe. Elisabet, a sua volta, lanci una lunga
occhiata ad Andrs. Lui non riusc a reggerne lo sguardo, e
in quel momento lei sembr accorgersi che l'aveva tradita; gli
rivolse un'espressione di indignato stupore, poi spinse via lui e
la madre e sal le scale di corsa. Qualche momento dopo sentirono
sbattere la porta della sua stanza.
Noi due parliamo dopo, disse Klra e lo lasci l sulla porta.
Si era appena guadagnato il furioso disprezzo di entrambe
le Morgenstern.
Penso sia il caso di farti sapere che razza di donna  mia
madre, disse Elisabet.
Sedeva su una panchina delle Tuileries e Andrs era in piedi
davanti a lei; erano passati due giorni da quando aveva visto
Klra per l'ultima volta, e da rue de Svign non aveva pi ricevuto
notizie. Poi, quel pomeriggio, Elisabet si era presentata a
sorpresa nel cortile dell'cole Spciale, inducendo Rosen e Ben
Yakov a scambiarla per la donna misteriosa che lui frequentava
da tanto tempo: la donna che non avevano mai incontrato e a cui
Andrs accennava solo vagamente durante le loro conversazioni
alla Colomba blu. Quando erano usciti dal laboratorio e avevano
visto Elisabet in cortile, lo sguardo gelido fisso su Andrs,
le braccia conserte sul corpetto dell'abito verde chiaro, Rosen
aveva lanciato un fischio e Ben Yakov alzato un sopracciglio.
 un'amazzone, aveva bisbigliato. Come fai a montarle
sopra a letto?
Solo Polaner sapeva che quella non era la donna amata da Andrs,
Polaner che, grazie alle cure sue, di Klra e all'incrollabile
amicizia di Rosen e Ben Yakov, era tornato all'cole Spciale
e aveva ripreso a frequentare le lezioni; solo Polaner era al corrente
del segreto di Andrs; anche se non aveva mai incontrato
Elisabet, conosceva quanto lui la storia di Klra e della sua
famiglia. Cos quando quella ragazza alta e forte apparve nel
cortile dell'cole Spciale, fulminando Andrs con i suoi occhi
gelidi, indovin all'istante chi era. Distrasse Rosen e Ben Yakov
invitandoli a bere un t alla caffetteria della scuola, non vedendo
altra alternativa che lasciare l'amico al proprio destino.
Ai cancelli, Elisabet si volt e guid Andrs in boulevard Raspail
senza una parola. Per tutto il tragitto fino alle Tuileries
lo precedette di due passi. Si era legata i capelli in una coda di
cavallo stretta che le rimbalzava sulle spalle mentre camminava.
Andrs la segu da boulevard Raspail fino a Saint-Germain,
dove attraversarono il fiume ed entrarono nel parco. Lei lo
guid per sentieri inondati d'oro, lilla e fucsia, nella profusione
troppo fragrante della flora di maggio, finch non raggiunsero
quello che doveva essere l'unico angolo squallido del parco: una
panchina nera che aveva bisogno di una riverniciata, un'aiuola
spoglia. Il traffico di rue de Rivoli sfrecciava alle loro spalle.
Elisabet si sedette, si mise di nuovo a braccia conserte e lanci
ad Andrs uno sguardo venato di odio.
Non ci metter molto, annunci. E poi gli disse che era
il caso di fargli sapere che razza di donna fosse la madre.
So gi che tipo di donna , ribatt Andrs.
Le hai detto la verit su Paul e me. E adesso io ti dir la
verit su di lei.
Era arrabbiata, ricord Andrs a se stesso. Avrebbe fatto
qualunque cosa per ferirlo, avrebbe detto qualunque bugia le
fosse tornata comoda. In un certo senso non poteva esimersi
dall'ascoltarla; in fondo l'aveva tradita.
D'accordo, disse. Di cosa vuoi informarmi?
Immagino crederai di essere il primo uomo per lei, dopo
mio padre.
So che ha avuto una vita complicata, disse lui. Non 
una novit.
Elisabet fece una risata breve, dura. Complicata! Non direi.
 semplice, una volta capito lo schema. Da quando ho memoria
non faccio che vedere uomini patetici scodinzolarle dietro. Ha
sempre saputo cosa pretendere da loro, e come vendersi bene.
Secondo te come li ha avuti, l'appartamento e la scuola? Consumandosi
i piedi a furia di ballare?
Andrs fece uno sforzo tremendo per non prenderla a schiaffi.
Si affond le unghie nei palmi delle mani. Basta, disse.
Non ho intenzione di ascoltarti.
Qualcuno dovr pur dirti la verit.
Tua madre non mi tratta da stupido, e neanche tu dovresti.
Ma tu sei uno stupido, uno stupido deficiente! Sta giocando
con te, ti sta usando per far ingelosire un altro uomo. Un
uomo vero, un adulto, che ha un lavoro e dei soldi. Leggi pure
tu stesso Tir fuori un fascio di buste dalla cartella di cuoio.
Una calligrafia maschile; il nome di Klra. Ne prese un altro
fascio, un altro ancora. Una montagna di lettere. Sfil la prima
busta in alto, tir fuori la lettera e cominci a leggere.
Mia cara Odette. La chiama cos, Odette, come la principessa
del Lago dei cigni. Da ieri notte non faccio che pensare
a te. Ho ancora il tuo sapore in bocca. La sensazione del tuo
corpo fra le braccia. Il tuo profumo  in ogni angolo della casa.
Andrs le tolse di mano la lettera. Vide le frasi che Elisabet
aveva appena letto, la calligrafia non gli era nuova; la gir
per cercare la firma. Un'iniziale: Z. La busta recava un timbro
dell'anno prima.
Chi sar mai, secondo te? chiese Elisabet, gli occhi fissi
nei suoi. Ma  il tuo monsieur Novk. Z sta per Zoltn. 
la sua amante da undici anni. E quando le cose vanno male, come
succede ogni tanto, lei si mette con gli idioti tipo te per farlo
arrabbiare. E lui torna sempre. Funziona cos. Adesso lo sai.
Un'ondata di aghi bollenti lo percorse. Era come se gli avessero
perforato i polmoni, come se non potesse respirare. Hai
finito? disse.
Lei si alz e si lisci la gonna dell'abito verde chiaro. Magari
ti sembrer dura da accettare, disse. Ma ti assicuro che
non  pi duro di quello che mia madre sta facendo a me, da
quando ha saputo di Paul. E lo lasci l, alle Tuileries, con le
lettere di Novk.
Andrs non and al lavoro. Si sedette sulla panchina in
quell'angolo polveroso del parco e lesse le lettere. La pi vecchia
risaliva al gennaio 1927. Lesse del primo incontro fra Klra
e Novk dopo uno spettacolo di danza; degli inutili sforzi di
Novk per restare fedele alla moglie; e poi lesse l'autocritica
semiesultante di Novk dopo il loro primo convegno segreto.
C'erano enigmatici riferimenti a luoghi in cui dovevano aver
fatto l'amore: un palco all'opera, la villetta di un amico a Montmartre,
una camera da letto a una festa, l'ufficio di Novk al
Sarah-Bernhardt; c'erano biglietti in cui Novk elemosinava
un appuntamento e biglietti con cui la supplicava di rifiutargli
un incontro la prossima volta che glielo avesse chiesto. C'erano
riferimenti a crisi di coscienza di entrambi che li avevano
portati a discutere, e poi un'interruzione di sei mesi nel flusso
regolare delle lettere: un periodo in cui dovevano essersi separati
e lei aveva cominciato a vedere un altro, perch le lettere
successive accennavano con rabbia a un giovane danzatore
di nome Marcel. (Era lo stesso Marcel, si chiese Andrs,
che aveva scritto a Klra quelle cartoline da Roma?) Novk le
intimava di rompere la liaison con Marcel; era assurdo, scriveva,
pensare che i sentimenti di quella giovane salamandra
fossero paragonabili ai suoi. E lei doveva averlo accontentato,
perch di l in poi le lettere di Novk riprendevano il loro
ritmo regolare e tornavano a essere piene di affettuosi riferimenti
ai momenti passati assieme. C'erano lettere in cui le
parlava della scuola di danza e dell'appartamento che le aveva
trovato, noiose missive sui dettagli tecnici della transazione
immobiliare; biglietti disperati in cui dichiarava che avrebbe
lasciato la moglie per andare a vivere con lei in rue de Svign
per sposarla e adottare Elisabet e sobri biglietti in cui
spiegava che cosa glielo impediva. Poi un'altra interruzione, e
altre lettere che accennavano a un nuovo amante di Klra, un
drammaturgo le cui opere erano state rappresentate al
Sarah-Bernhardt; una settimana Novk giurava che quella era l'ultima
goccia, che aveva chiuso con lei per sempre; la settimana
dopo la implorava di tornare con lui, e quella successiva era
chiaro che Klra lo aveva accontentato che dolce sollievo
riaverti di nuovo, le mie pi folli speranze sono state esaudite.
Poi, ai primi del 1937, sembrava che sua moglie avesse
appreso dal loro avvocato che possedevano una propriet di
cui lei era all'oscuro; lo aveva affrontato e lui aveva confessato.
La moglie gli aveva chiesto di scegliere. Per questo era
andato in Ungheria, a curare una lieve forma di tubercolosi
secondo la versione ufficiale, ma in realt a decidere fra il suo
matrimonio e la sua amante. Evidentemente stava rientrando
dall'Ungheria quando Andrs lo aveva conosciuto alla stazione.
Era tornato pieno di rimorsi, vergognandosi del torto
arrecato sia a Edith sia a Klra. Aveva lasciato l'amante, e la
moglie era rimasta incinta. Quella notizia era giunta a dicembre.
Ma la lettera pi recente era solo di qualche settimana
prima, e riguardava le voci su un nuovo uomo che Klra stava
frequentando, e non uno qualunque, ma Andrs Lvi, il giovane
ungherese che Zoltn aveva assunto al Sarah-Bernhardt
in autunno. Esigeva una spiegazione da lei, e la pregava di
dargliela di persona in un certo albergo, un certo pomeriggio;
l'avrebbe aspettata l.
Andrs rimase seduto sulla panchina con la pila di lettere accanto.
Quel pomeriggio di due settimane prima... che cosa stava
facendo? Era al lavoro? A scuola? Non ricordava. E Klra, aveva
annullato le sue lezioni, era andata all'appuntamento con Novk?
Era con lui in quel preciso istante? Fu preso dal desiderio
improvviso di strangolare qualcuno. Una persona qualsiasi: la
signora in broccato accanto alla fontana col suo bichon fris;
la ragazza dall'aria triste sotto i tigli; il poliziotto all'angolo con
i baffi grottescamente simili a quelli di Novk. Si alz, ficc le
lettere nella borsa e si riavvi verso il fiume. Era buio ormai,
un'umida sera di primavera. Cammin davanti alle auto che
strombazzavano inferocite, prendendo a spallate le persone
che incrociava sui marciapiedi, si trascin sui ponti fra gruppi
di clochard. Non sapeva che ora fosse, e non gli importava. Era
sfinito. Non aveva mangiato niente e non aveva fame. Ormai
era troppo tardi per presentarsi da Forestier, ma non voleva
nemmeno andare a casa; c'era la possibilit che Klra venisse a
parlargli, e non tollerava il pensiero di vederla. Non aveva intenzione
di affrontarla riguardo a Novk; si vergognava di aver
letto le lettere, di aver permesso a Elisabet di fargli questo. Si
gir e da rue des coles and in place de la Sorbonne, dove si
sedette sul bordo di una fontana e ascolt un fisarmonicista
senza una gamba suonare le canzoni d'amore pi struggenti che
avesse mai sentito. Quando non fu in grado di sopportare una
nota di pi fugg al Jardin du Luxembourg, dove cadde in un
sonno agitato su una panchina all'ombra di un olmo.
Si svegli alcune ore dopo in un'umida alba azzurra, il collo
dolorante per la posizione in cui aveva dormito. Ricordava
che qualche disastro si era abbattuto su di lui la sera prima; lo
sent irrompere di colpo nella coscienza. Ma s: Zoltn Novk,
le lettere. Si stropicci gli occhi con le dita e batt le palpebre
al mattino. Sul prato davanti a lui due coniglietti brucavano il
trifoglio. La prima luce del giorno filtrava da quelle delicate foglie
d'indivia che erano le orecchie degli animaletti; gli stavano
cos vicini che sentiva il lavorio dei loro denti. Per il resto,
nel parco regnava il silenzio, e lui era solo con ci che sapeva
di Klra e non poteva pi ignorare.
Andrs aveva ragione: Klra era andata da lui la sera prima.
Anzi lo aveva cercato per tutta la citt. Ne ricostru i movimenti
attraverso una serie di biglietti sempre pi ansiosi, che
ricevette in ordine inverso. Prima quello che gli aveva attaccato
con una puntina al tavolo da disegno in laboratorio: A., dove
sei finito? Ti ho cercato dappertutto. Vieni da me appena leggi
questo biglietto, K.; poi quello che aveva affidato al buon
monsieur Forestier, il quale era pi preoccupato che in collera
quando Andrs arriv al lavoro ridotto come se avesse passato
la notte su una panchina: A., non sei tornato a casa cos sono
venuta a cercarti qui. Controller anche a scuola. K.; e infine,
al termine di quello che sembrava il giorno pi lungo che avesse
mai vissuto, il biglietto che gli aveva lasciato a casa, sul tavolo al piano terra: A., vado a cercarti da Forestier. La tua K.
Sal i cinque piani di scale fino alla sua soffitta e apr la porta.
Al buio, sent il rumore di una sedia che cadeva, i passi leggeri
di Klra sul pavimento, poi se la ritrov accanto. Accese una
lampada e si liber della giacca.
Andrs, disse lei. Santo cielo, che cosa ti  successo?
Dove sei stato?
Non ho voglia di parlare, rispose lui. Vado a letto,
Non riusciva a guardarla. Ogni volta che lo faceva, vedeva le
mani di Novk su di lei, la sua bocca che la baciava. Il tuo sapore.
La nausea lo assal come un'ondata gigantesca, lo butt
in ginocchio accanto al letto. Quando lei gli pos una mano
sulla spalla, la scroll via.
Che cosa c'? chiese Klra. Guardami.
Non ci riusciva. Si tolse la camicia e i pantaloni e si infil a
letto, con la faccia rivolta al muro. La sent muoversi alle sue
spalle.
Non puoi fare cos, disse lei. Dobbiamo parlare.
Vattene, disse lui.
 assurdo. Ti comporti come un bambino.
Lasciami in pace, Klra.
Non finch non mi parli.
Andrs si tir su a sedere, gli occhi che gli bruciavano. Non
voleva piangere davanti a lei. Senza una parola, si alz, prese
le lettere dalla borsa e le lanci sul tavolo.
Che cosa sono? chiese lei.
Dimmelo tu.
Klra prese una lettera. Chi te le ha date?
Tua figlia ha avuto la gentilezza di recapitarmele.  stato
il suo modo per ringraziarmi di averti detto di Paul.
Che cosa?
Ha pensato m'interessasse sapere con chi scopavi, a parte me.
Ossignore! grid lei. E incredibile. Ha fatto questo?
Ho ancora il tuo sapore in bocca. La sensazione del tuo
corpo fra le braccia. Il tuo profumo  in ogni angolo della casa
Sfil la lettera e gliela lanci. Oppure questa: Se non
fosse per te, la mia vita sarebbe tenebra. O questa: Il pensiero
di ieri notte mi ha sostenuto in questa terribile giornata.
Quando tornerai da me? E quest'altra, di due settimane fa:
... all'Hotel Saint Lazare, dove ti aspetter.
Andrs, ti prego...
Va' all'inferno, Klra, va' all'inferno! Fuori da casa mia!
Non riesco nemmeno a guardarti.
 acqua passata, disse lei. Non potrei pi farlo. Non
l'ho mai amato.
Sei stata con lui per undici anni! Dormivi con lui tre volte
alla settimana! Hai lasciato altri due amanti per lui. Hai lasciato
che ti comprasse un appartamento e una scuola di danza.
E non lo hai mai amato? Se  vero, pensi che questo mi faccia
sentire meglio?
Te l'avevo detto, fece lei, la voce appiattita dal dolore.
Te l'avevo detto che non ti conveniva sapere tutto di me.
Non voleva sentire una parola di pi. Era esausto, affamato,
svuotato, la sua mente era come una pentola bruciata il cui
contenuto era andato in cenere. Quasi non gli importava sapere
se esistesse ancora qualcosa fra Klra e Novk, se la loro
recente separazione fosse definitiva o solo una delle tante separazioni
temporanee. L'idea che fosse stata con quell'uomo,
Zoltn Novk, con quei baffi odiosi, che lui le avesse accarezzato
il corpo, i nei e le cicatrici, un territorio che Andrs
aveva creduto di sua esclusiva propriet, ma che ovviamente
apparteneva solo a Klra, la quale ne faceva ci che voleva,
era insopportabile. E poi c'erano quei due il ballerino, il
drammaturgo e prima di loro ce n'erano stati di sicuro altri.
Sembrarono materializzarsi all'improvviso, le legioni dei suoi
ex amori, quegli uomini che l'avevano conosciuta prima di lui.
Sembrarono affollare la stanza. Li vedeva nei loro ridicoli costumi
da ballo, nei loro costosi cappotti, nelle loro divise decorate,
i capelli tagliati bene o male, le scarpe lustre o impolverate,
le spalle fiere o curve, eleganti, impacciati, gli occhiali
di varie fogge, sentiva il loro odore di cuoio, sapone da barba e
olio di Macassar, di puro e semplice desiderio maschile. Klra
Morgenstern: ecco cosa avevano in comune. Malgrado l'avvertimento
di madame Grard, aveva pensato di essere unico
nella sua vita, senza precedenti, mentre invece era solo un soldato
di fanteria in un esercito di amanti, che una volta caduto
sarebbe stato rimpiazzato da infiniti altri. Era troppo. Si
tir la coperta sulle spalle e si copr gli occhi col braccio. Lei
lo chiam di nuovo con la sua familiare voce bassa. Lui non
rispose, e Klra lo chiam ancora una volta. Andrs non fece
un fiato. Dopo un po' la sent alzarsi e infilarsi il soprabito, e
poi aprire e chiudere la porta. Dall'altro lato della parete una
coppia di nuovi vicini cominci a fare rumorosamente l'amore.
Lei gridava con voce sospirosa di contralto; lui grugniva con
voce di basso. Andrs affond la faccia nel cuscino, folle di
dolore, senza pensare a niente, pregando Dio di farlo morire.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
La casetta di pietra.
...
.
...
La mattina dopo Andrs era annebbiato dalla febbre. Scottava
cos tanto che aveva inzuppato il letto; e nonostante la coperta,
la giacca, il cappotto e tre maglie di lana, aveva i brividi.
Non riusciva a mangiare, e non riusc ad alzarsi per andare al
lavoro n a scuola. Se gli veniva sete, beveva il t avanzato e
freddo direttamente dal bollitore. E se doveva urinare, usava
il vaso da notte sotto il letto. La mattina del secondo giorno,
quando Polaner venne a cercarlo, non ebbe la forza di dirgli di
andarsene, anche se il suo unico desiderio era star solo. Stavolta
fu Polaner a calarsi nei panni di infermiere, ruolo che interpret
come se non avesse fatto altro nella vita. Costrinse Andrs
ad alzarsi e lavarsi. Svuot il vaso da notte e cambi le lenzuola.
Mise a bollire l'acqua e prepar un t forte; mand la portinaia
a comprare un po' di minestra e la fece mangiare all'amico.
Quando Andrs fu pulito, rivestito e disteso, esausto, sul letto
fresco di bucato, si fece raccontare per filo e per segno cos'era
successo. Dopo aver ascoltato tutta la storia con grande attenzione,
disse che secondo lui la situazione era grave, ma non disperata.
L'importante, adesso, era guarire. Dovevano portare
a termine due progetti per il laboratorio. Se Andrs non fosse
riuscito ad alzarsi e tornare al lavoro, ci avrebbe rimesso Polaner:
erano progetti di gruppo, e lui era in gruppo con Andrs.
Poi bisognava preparare gli esami di statica e storia dell'architettura.
Avevano dieci giorni di tempo. Se Andrs fosse stato
bocciato, addio borsa di studio: l'avrebbero rispedito a casa. E
c'era anche quell'altra questioncina, il lavoro. Erano due giorni
che Andrs non si faceva vivo con monsieur Forestier.
Polaner disse che avrebbe preso il materiale in laboratorio
con quella febbre, Andrs era troppo debole per spingersi in
boulevard Raspail cos avrebbero lavorato ai progetti tutto
il giorno. Nel pomeriggio, sarebbe andato al laboratorio di
monsieur Forestier per dargli un messaggio di scuse da parte
di Andrs. Si offr anche di copiare i disegni al suo posto, per
quella sera. Intanto Andrs avrebbe preparato un piano di studio
per gli esami di statica e storia dell'architettura.
Non aveva mai avuto un amico come Polaner, e non ne avrebbe
mai avuto uno migliore finch fosse vissuto. L'indomani il
suo posto era gi salvo e i disegni quasi pronti. Dovevano ideare
una sala da concerto moderna, e andavano ancora risolti alcuni
problemi di progettazione: per l'esterno avevano scelto una
forma cilindrica, e per l'interno era necessario ideare un soffitto
che restituisse il suono senza echi n distorsioni. Una volta
completate le tavole avrebbero dovuto costruire il modello. Sistemare
e risistemare le sagome di cartone port via un giorno
e una notte interi. Polaner non accenn neanche all'eventualit
di andarsene; dorm sul pavimento, ed era l quando Andrs si
svegli al mattino.
Alle dieci e mezza, proprio mentre Polaner si preparava a
tornare a casa, sentirono dei passi lungo le scale. Andrs ebbe
l'impressione che qualcuno gli si stesse arrampicando su per la
colonna vertebrale, verso la caverna nera e dolorosa del cuore.
Udirono una chiave nella serratura, poi la porta si schiuse;
era Klra, gli occhi scuri sotto la tesa del cappello primaverile.
Scusami, disse. Credevo fossi solo.
Monsieur Polaner sta andando a casa, disse Polaner.
Monsieur Lvi  stufo marcio di me, per il momento. Gli ho
tartassato il cervello con l'architettura per tutta la notte, anche
se non si era ancora ripreso dalla febbre.
La febbre? chiese Klra.  venuto il dottore?
Mi ha curato Polaner, disse Andrs.
Non sono stato un gran medico, lo sment l'amico. 
dimagrito, mi sa. Me ne vado prima di fare altri danni. Si calc
in testa il cappello, di una forma e un colore cos alla moda
da far passare quasi inosservato il rammendo fra la tesa e la cupola,
e sgattaiol in corridoio, chiudendosi silenziosamente
la porta alle spalle.
La febbre, disse Klra. Ti senti meglio, adesso?
Andrs non rispose. Lei si sedette, tocc i muri in cartone
dell'auditorium. Avrei dovuto parlarti di Zoltn, continu.
 terribile come l'hai scoperto. E poteva andare peggio. Lavoravate
insieme. Marcelle lo sapeva.
Se c'era un pensiero odioso per Andrs, era che madame
Grard sapesse e capisse tutto. Come l'ho scoperto  stato
sgradevole quanto basta, disse.
Voglio che tu sappia che  finita, annunci Klra. Non
l'ho visto due settimane fa, e non lo vedr se me lo richiede.
Sono sicuro che dici cos tutte le volte.
Devi credermi, Andrs.
Sei ancora legata a lui. Vivi nella casa che ti ha comprato.
Lui ha versato l'acconto, disse Klra. Ma il resto l'ho pagato
di tasca mia. Elisabet non conosce la nostra situazione finanziaria
nei dettagli. Sono io a mantenere entrambe, ma forse lei non
vuole crederci. Le verrebbe difficile giustificare come mi tratta.
Ma tu lo amavi, ribatt Andrs. Lo ami ancora. Ti sei
messa con me per ingelosirlo, esattamente come hai fatto con
gli altri. Marcel. E quello scrittore, Edouard.
 vero, quando Zoltn mi lasciava non mi chiudevo in un
angolo. Non a lungo, in ogni caso. Quando diceva che sarebbe
andato avanti con la sua vita, io andavo avanti con la mia.
Ma non volevo bene a Marcel o a Edouard come ne volevo a
lui, cos ogni volta tornavo sui miei passi.
Allora  vero, fece Andrs. Lo ami.
Lei sospir. Non lo so. Io e Zoltn siamo molto vicini, o lo
siamo stati, un tempo. Ma non siamo mai arrivati ad amarci davvero.
Lui non poteva per via dei suoi sentimenti per Edith; e io
neanche, per lo stesso motivo. Alla fine ho deciso che non volevo
fare l'amante per il resto della mia vita. E lui si  convinto
che non potevamo continuare, se Edith aspettava un bambino.
E adesso?
Non lo vedo da quando abbiamo deciso di lasciarci. Da
novembre.
Ti manca?
A volte, disse lei, stringendosi le mani fra le ginocchia.
 stato un caro amico, e mi ha aiutata tantissimo con Elisabet.
Anche lei lo adora, o lo adorava. E quanto di pi simile a
un padre abbia avuto. Quando abbiamo deciso di chiudere, per
mia figlia  stato come se Zoltn ci avesse lasciate tutte e due.
E la colpa  mia, secondo lei. Probabilmente sperava che avessi
ricominciato a vederlo, le notti che passavo da te.
E adesso? Se Novk ti chiede di nuovo di vederti? Siete
stati insieme undici anni, quasi un terzo della tua vita.
 finita, Andrs. Adesso ci sei tu nella mia vita.
Sul serio? disse lui. Credevo fosse finita con me. Non
sapevo se mi avresti perdonato, dopo che ti ho nascosto la relazione
di Elisabet.
Non so se ci riesco, ammise lei, senza un filo d'ironia.
Elisabet non aveva nessun diritto di metterti in una posizione
del genere, ma quando l'ha fatto avresti dovuto dirmelo, e
subito. Quell'uomo ha cinque anni pi di lei... un americano
coi soldi che studia pittura alle Beaux-Arts tanto per divertirsi.
Difficile che sia una persona capace di trattarla bene, o di
prenderla sul serio. Come se non bastasse, conosce mio nipote.
Di questo almeno non puoi fargliene una colpa, disse
Andrs. Credo che tuo nipote conosca chiunque abbia fra i
sedici e i trent'anni, nel Quartiere latino.
Comunque deve finire. Non permetter a quel ragazzo di
comportarsi da disonesto.
E quel che vuole Elisabet?
Temo non sia questo il punto.
Ma Elisabet non la vedr cos. Se le metterai i bastoni fra
le ruote, si impunter ancora di pi.
Klra scosse la testa. Non cercare di insegnarmi a crescere
mia figlia, Andrs.
Non cerco di insegnarti niente. Ma so come mi sentivo a
sedici anni.
Ho pensato fosse per questo che hai mantenuto il segreto, fece Klra. Sapevo che un po' ti immedesimavi, ed 
carino da parte tua. Ma devi anche pensare alla mia posizione.
Capisco. Quindi hai messo fine alla storia tra Elisabet e Paul.
Lo spero, rispose Klra. E ho punito mia figlia per averti
mostrato quelle lettere. Sulla fronte le comparve una familiare
serie di rughe. Sembrava piuttosto soddisfatta di s quando
ha visto come mi sono arrabbiata. Me lo meritavo, secondo lei.
L'ho messa agli arresti domiciliari, per cos dire. La signora Apfel
la tiene d'occhio mentre io non ci sono. Elisabet non uscir
finch non ti avr scritto una lettera di scuse.
Non lo far mai. Invecchier e morir prima.
Si arrangi, disse Klra.
Andrs per sapeva che Elisabet non sarebbe rimasta agli
arresti domiciliari a lungo, nonostante la signora Apfel. Presto
sarebbe riuscita a evadere, e il suo timore era che, in quel caso,
non avrebbe lasciato nessun recapito. Ed era una responsabilit
che lui non voleva.
Se venissi a parlarle, domani? disse.
Non credo servirebbe a qualcosa.
Lasciami provare.
Si rifiuter di vederti.  di pessimo umore.
Di sicuro non peggiore del mio.
La conosci, Andrs. Se vuole,  molto maleducata.
Ho presente. Ma in fondo  ancora e soltanto una ragazzina.
Klra fece un profondo respiro. E adesso? disse, alzando
lo sguardo su di lui. E adesso che cosa facciamo?
Andrs si pass una mano sulla nuca. Se lo era chiesto anche
lui. Non lo so, Klra. Non lo so. Io mi siedo qua sul letto.
Puoi sederti vicino a me, se ti va. Attese che lei gli si fosse
seduta accanto, poi continu: Mi spiace averti detto quelle
cose, l'altra sera. Mi sono comportato come se mi avessi tradito,
ma non l'hai fatto, vero?
No, disse lei, mettendogli una mano sul ginocchio. Scottava
come un uccello febbricitante. Con quello che provo per
te, sarebbe stato impossibile. O assurdo, almeno.
Come mai, Klra? Cos' che provi per me?
Sarebbe lunga, rispondere a questa domanda, disse lei
con un sorriso.
Non posso essere quello che  stato lui. Non posso darti
una casa, e nemmeno fare da padre a Elisabet.
Ce l'ho gi una casa, disse lei. E anche se per molti versi
 ancora una bambina, Elisabet crescer presto. Adesso ho
bisogno di altre cose, rispetto ad allora.
Di che cosa hai bisogno adesso?
Klra si morse le labbra, nel suo atteggiamento pensoso. Non
lo so di preciso. Ma a quanto pare non sopporto di starti lontana.
Nemmeno quando ce l'ho a morte con te.
Ci sono ancora tantissime cose che non so di te. Le accarezz
la curva della schiena; sentiva i carboni ardenti delle sue
vertebre attraverso il jersey sottile.
Spero che avremo il tempo di conoscerci.
Si sdrai sul letto tirandola con s, e lei gli appoggi la testa
su una spalla. Le accarezz i capelli bruni, ne prese fra le dita
le punte rivolte all'ins. Fammi parlare con Elisabet, disse.
Se dobbiamo continuare a stare insieme, non posso permettere
che mi odi. E io non posso odiare lei.
D'accordo, disse Klra. Prova pure, Rotol sulla schiena
e guard il soffitto spiovente, le chiazze di umidit a forma di
pesce o elefante. Anch'io ero tremenda, con mia madre, disse.
 stupido fare finta di no.
Siamo tutti tremendi coi genitori, a sedici anni.
Tu no di sicuro. Le si chiudevano le palpebre. Tu vuoi
bene ai tuoi. Sei un bravo figlio.
Io sono qui a Parigi, i miei a Konyr.
Non  colpa tua. Loro hanno lavorato per darti la possibilit
di studiare, volevano che venissi qui. Gli scrivi tutte le settimane.
Gli vuoi bene e lo sanno.
Andrs sperava che avesse ragione. Non li vedeva da nove
mesi. Eppure sentiva che erano uniti da una corda sottile, una
tenue fibra luminosa che partiva dal suo petto per attraversare
l'intero continente e agganciarsi al torace dei genitori. Non aveva
mai avuto la febbre senza che ci fosse sua madre; quando si era
ammalato a Debrecen lei aveva preso il treno per stargli vicina.
Non aveva mai concluso un anno scolastico senza sapere che presto
sarebbe tornato a casa e avrebbe lavorato con suo padre nel
deposito di legname, che la sera avrebbero fatto una passeggiata
insieme nei campi. Ora c'era un'altra corda, quella che lo legava
a Klra. E la casa di Klra era Parigi, a migliaia di chilometri
dalla sua. Sent un nuovo dolore che gli si rimescolava dentro,
un sentimento simile alla nostalgia ma che albergava in un luogo
pi profondo della mente; era il dolore per l'epoca in cui il suo
era stato un cuore semplice e contento, un cuore piccolo come le
mele verdi che crescevano nell'orto del padre.
Per la prima volta in assoluto, Andrs and a trovare Jzsef
Hsz a scuola. Le Beaux-Arts erano un grande edificio urbano,
un monumento all'arte per l'arte; faceva sembrare gli umili
laboratori e il cortile dell'cole Spciale una cosa raffazzonata
da un paio di ragazzini in uno spiazzo vuoto. Varc un cancello
in ferro battuto con decorazioni floreali, superando due severe
figure scolpite nella pietra, e attravers un giardino di sculture
stracolmo di perfetti modelli in marmo di korai e kouroi direttamente
usciti dal manuale di storia dell'arte, con gli inespressivi
occhi a mandorla persi nel vuoto. Dopo la marmorea scalinata
d'ingresso, si ritrov all'interno di un palazzo romanico a
due piani, in un corridoio pullulante di ragazze e ragazzi vestiti
con studiata trascuratezza. Su un orario delle lezioni compariva
il nome di Jzsef; una mappa gli indic dove cercarlo. Sal
in un'aula con un soffitto mansardato in vetro, esposto a nord.
L, tra file e file di studenti impegnati a dipingere, Jzsef spennellava
una tela che, a prima vista, sembrava il ritratto di tre
api stecchite accanto al nero abisso di un tombino. A un esame
ravvicinato, le api si rivelarono essere tre donne brune in abiti
a righe gialle e nere.
Jzsef non parve sorpreso di vederlo. Sollev freddamente
un sopracciglio e continu a dipingere. Che ci fai qua,
Lvi? domand. Non hai dei progetti tuoi da finire? Ti sei
preso un giorno libero? Sei venuto a propormi di andare a bere
qualcosa a met mattina?
Sto cercando l'americano, disse Andrs. Il ragazzo che
era alla tua festa. Paul.
Perch? Vuoi sfidarlo a duello per quella giraffona della sua
ragazza? Jzsef diede un calcio al cavalletto dello studente che
gli stava di fronte, strappandogli un urlo di protesta.
Hsz, imbecille, sbrait Paul, perch si trattava proprio
di lui. Sbuc da dietro la tela con un pennello carico di terra
d'ombra bruciata e i lineamenti equini tesi dall'irritazione. Mi
hai fatto fare i baffi alla mia menade.
Sono certo che ci ha guadagnato, cos.
Rieccoti, Lvi, disse Paul, salutandolo con un cenno del
capo. Studi anche tu qua?
No. Sono venuto a parlarti.
Secondo me vuole fare a pugni per la giraffona, disse
Jzsef.
Che gran comico sei, Hsz, disse Paul. Perch non vai
in tourne?
Jzsef gli mand un bacio e ricominci a spennellare.
Paul prese Andrs per un braccio e lo condusse alla porta
dell'atelier. A volte ce la faccio, a sopportare quell'imbecille,
e altre no, disse mentre scendevano le scale. Oggi decisamente
no.
Stavi lavorando e ti ho interrotto, mi spiace, si scus
Andrs. Non sapevo dove altro cercarti.
Spero sarai venuto a spiegarmi cosa sta succedendo, ribatt
Paul. Sono giorni che non vedo Elisabet. Ne deduco
che sua madre non la lascia uscire, dopo la sera in cui abbiamo
fatto tardissimo. Ma forse tu ne sai di pi. Guard Andrs
di traverso. Dicono che c' del tenero fra te e madame Morgenstern.
S, rispose Andrs. Immagino si possa dire cos. Avevano
raggiunto il portone d'ingresso e si erano seduti fuori, sui
gradini di marmo. Paul si cerc una sigaretta in tasca e per accenderla
us un accendino con le iniziali.
Allora? chiese. Di che mi dovevi parlare?
Elisabet  stata confinata in camera sua, disse Andrs.
Sua madre non la far uscire finch non si sar scusata con me.
Per cosa?
Non importa.  complicato. Il punto  che Elisabet non
mi chieder scusa. Morirebbe, piuttosto.
Perch?
Be', temo di essere stato io a fare la spia su voi due. L'altra
notte, quando Elisabet non tornava, sua madre ha perso
la testa. Ho dovuto dirle che probabilmente era con te. Adesso
 tutto alla luce del sole. E a sua madre non va gi l'idea che
lei abbia un ragazzo.
Paul diede una lunga boccata alla sigaretta e soffi una nuvola
grigia in cortile.  un sollievo, se devo dirti la verit, comment.
Cominciavo a stufarmi degli incontri clandestini. Sono
pazzo di quella ragazza, e odio, sembr scartabellare nella
mente in cerca dell'espressione francese, fare le cose di soppiatto.
Mi piace fare il bravo cowboy. Capito? Hai presente i
western americani?
Ne ho visti un paio, disse Andrs. Doppiati in ungherese.
Paul rise. Li doppiano? Non lo sapevo.
Oh s.
Perci sei in missione di pace? Vuoi aiutarci perch hai
mandato tutto all'aria?
Pi o meno. Mi piacerebbe fare da intermediario. Riguadagnarmi
la fiducia di Elisabet, se vuoi. Non posso averla contro
per sempre. Non se io e sua madre continueremo a vederci.
Qual  il piano, allora?
Tu non puoi andare da Elisabet, ma io s. Sono sicuro che
desidera tue notizie. Pensavo che magari volessi mandarle un
messaggio.
E se sua madre ci scopre?
Ho intenzione di dirglielo, spieg Andrs. Vedrai che
alla fine cambier idea su di te.
Paul diede una lunga, americana boccata alla sigaretta, come
se stesse valutando la proposta. Poi disse: Senti, Lvi.
Ho intenzioni serie con quella ragazza. Non ho mai conosciuto
una come lei. Spero solo che questa mossa non peggiori le cose.
Ora come ora, non credo che potrebbe peggiorarle pi di
tanto.
Paul spense la sigaretta sul marmo del gradino, poi le diede
un calcio e la sped nella polvere. Bene, disse. Aspetta
qui. Vado a scrivere un messaggio. Si tir su e tese una mano
ad Andrs per aiutarlo ad alzarsi. Lui si alz a sua volta e
aspett, osservando una coppia di fringuelli a caccia di semi in
un cespuglio di lavanda. Si guard alle spalle per essere sicuro
che nessuno lo vedesse, tir fuori il coltellino tascabile, tagli
un fascio di fiori e li leg con un filo strappato alla cinghia della
borsa di tela. Pochi minuti dopo, Paul riapparve con in mano
una busta di carta kraft.
Ecco il messaggio, disse, tendendogliela. Buona fortuna
a tutti e due.
Here goes nothing, disse Andrs. O la va o la spacca.
L'unica frase che sapeva in inglese.
Alle dodici dell'indomani, Klra stava impartendo una lezione
individuale. Fu la signora Apfel ad aprire la porta. Aveva il grembiule
bianco macchiato di succo viola e due mezzelune livide sotto
gli occhi, come se non dormisse da giorni. Rivolse ad Andrs uno
sguardo torvo e stanco, quasi si aspettasse solo nuovi problemi.
Sono venuto a trovare Elisabet, disse Andrs.
La signora Apfel scosse la testa. Meglio se ve ne andate.
Vorrei parlarle, disse lui. Sua madre sa perch sono qui.
Elisabet si rifiuter di vedervi. Si  chiusa in camera sua.
Non vuole uscire. Non vuole nemmeno mangiare.
Lasciatemi provare, disse Andrs. E importante.
Le sopracciglia rosse della signora Apfel si congiunsero. Credetemi,
non provateci.
Datemi un vassoio. Glielo porto dentro.
Non avrete pi fortuna di noi, disse lei, ma si gir e lo
accompagn al piano di sopra. Andrs la segu in cucina, dove
una crostata di mirtilli si stava raffreddando su una rastrelliera
di ferro. Si avvicin al dolce e ne respir la fragranza mentre
la signora Apfel preparava un'omelette, poi tagliava una grossa
fetta di torta e metteva il tutto su un piatto insieme a un panetto
di burro.
Sono due giorni che non mangia niente, gli disse. Tra
poco ci toccher chiamare il dottore.
Vedr cosa posso fare, disse Andrs. Prese il vassoio, raggiunse
la camera di Elisabet in fondo al corridoio e buss due
volte alla porta chiusa con un angolo del plateau. Dentro, silenzio.
Elisabet, disse. Sono Andrs. Ti ho portato il pranzo.
Silenzio.
Pos il vassoio sul pavimento, prese nella sacca la lettera di
Paul, la appiatt per bene e la infil sotto la porta della camera.
Per un lungo momento non ud nulla. Poi un fruscio, come
se Elisabet stesse prendendo il messaggio. Rest ad ascoltare
il rumore lieve della carta. Ecco fatto. Un silenzio ancora pi
profondo. Infine lei apr, e Andrs entr appoggiando il vassoio
sul piccolo scrittoio. Elisabet gett un'occhiata sdegnosa
a torta e omelette e ignor lui. Aveva i capelli spenti e aggrovigliati,
il viso struccato e umido. Portava una vestaglia sgualcita
e un paio di calzettoni rossi bucati.
Chiudi la porta, gli disse.
Andrs chiuse la porta.
Come l'hai avuta questa lettera?
Sono andato da Paul. Ho pensato che ci tenesse a sapere
cosa ti era successo. Che ci tenesse a mandarti un messaggio.
Lei sospir con un fremito e si sedette sul letto. Che importa? disse. Mia madre non mi far mai pi uscire di casa. 
finita con Paul. Quando rialz gli occhi, aveva uno sguardo che
Andrs non le aveva mai visto prima: di cupa, esausta sconfitta.
Lui scosse la testa. Paul non pensa che sia finita. Vuole conoscere
tua madre.
Gli occhi di Elisabet si riempirono di lacrime. Lei non accetter
mai di conoscerlo, ribatt.
Aveva esattamente l'et di Mtys, riflett Andrs. Aveva messo
i denti quando lui aveva messo i denti, camminato nello stesso
periodo, imparato a scrivere nello stesso anno scolastico. Ma lei
non era la sorella di nessuno. Non aveva coetanei in quella casa,
nessun potenziale alleato. Non aveva nessuno con cui dividere il
grande amore e lo sguardo indagatore di sua madre.
Paul vuol essere sicuro che stai bene, disse Andrs. Se
gli rispondi, gliela porto io la lettera.
E perch? chiese lei. Sono stata un mostro con te! E
scoppi a piangere con la testa sulle ginocchia: non per rimorso,
gli parve, ma per pura e semplice spossatezza. Andrs si sedette
allo scrittoio di fianco al letto, guardando in strada dalla finestra.
Una serie di cartelloni pubblicizzava il Jardin des Plantes,
un'altra il film j'accuse! di Abel Gance, che davano da pochissimo
al Grand Rex. Avrebbe aspettato che Elisabet si togliesse
la voglia di piangere. Le sedette accanto in silenzio finch non
smise, finch non si fu asciugata il naso con una manica e tirata
indietro i capelli con la mano umida. Poi le chiese, il pi gentilmente
possibile: Non pensi che sia ora di mangiare qualcosa?
Non ho fame, disse lei.
S che hai fame. Andrs si gir verso il vassoio, spalm il
burro sulla crostata di mirtilli, prese il tovagliolo e lo apr sulle
ginocchia di Elisabet; poi le pos il pranzo davanti, sul letto.
Ci fu un minuto di silenzio; da sotto arrivavano il ritmo ternario
del valzer e il timbro di Klra, che contava a voce alta i
passi per l'allieva privata. Elisabet raccolse la forchetta. Non
la riappoggi finch non ebbe mangiato tutto quello che c'era
sul vassoio. Dopodich lo appoggi a terra e prese un quaderno
dallo scrittoio. Mentre Andrs aspettava, con un lapis spuntato
scarabocchi qualcosa su una pagina, poi la strapp, la pieg in
due e gliela schiaff in mano.
Ecco qua le tue scuse, disse. Mi scuso con te e con la mamma,
e con la signora Apfel perch l'ho trattata malissimo negli ultimi
giorni. Lasciale pure sullo scrittoio di mia madre, in salotto.
Vuoi mandarlo, il messaggio a Paul?
Mordendo la matita, Elisabet strapp un altro foglio. Dopo
un attimo lanci un'occhiataccia ad Andrs. Non riesco
a scriverlo se mi guardi, disse. Aspetta di l, ti chiamo io.
Lui prese il vassoio e i piatti vuoti e li port in cucina, dove
la signora Apfel lo fiss incredula e ammutolita dallo stupore.
Pos il biglietto di scuse sullo scrittoio in salotto. Poi and in
camera da letto e sistem il mazzo di lavanda in un vaso di vetro
sul comodino di Klra aggiungendovi un breve messaggio.
Infine torn in salotto ad aspettare la lettera di Elisabet e a raccogliere
i pensieri su ci che avrebbe detto a Klra.
In agosto, monsieur Forestier chiuse l'atelier per tre settimane
di ferie. Elisabet and ad Avignone con Marthe, dove la famiglia
dell'amica aveva una casa per le vacanze estive; sarebbero
rientrate solo il primo settembre. La signora Apfel torn dalla
figlia a Aix. E Klra scrisse ad Andrs di farsi trovare in rue de
Svign con vestiti e biancheria per dodici giorni.
Lui prepar una valigia col petto che gli scoppiava di gioia.
Rue de Svign, quell'appartamento, quelle stanze assolate, la
casa in cui aveva abitato con Klra a dicembre: sarebbe stata
di nuovo tutta loro per quasi due settimane. Aveva agognato di
stare insieme a lei per un po'. Dopo aver saputo di Novk, per
un mese era vissuto in uno stato di terrore pressoch costante:
a dispetto delle rassicurazioni di Klra, non era mai riuscito a
scacciare la paura che Novk la chiamasse e lei lo raggiungesse.
Il terrore era diminuito mentre luglio passava senza che l'altro
si facesse vivo e Klra desse segno di voler lasciare Andrs per
lui. Infine aveva cominciato a fidarsi e persino a immaginare
un futuro insieme, sebbene i dettagli restassero oscuri. Aveva
ripreso a trascorrere le domeniche a casa sua, e molto pi piacevolmente
di un tempo: la sua opera di diplomazia gli era valsa
la riluttante gratitudine di Elisabet, che ormai era in grado di
sedergli accanto per un'ora senza insultarlo n prenderlo in giro
per i suoi errori di francese. Sebbene all'inizio Klra fosse andata
su tutte le furie quando Andrs le aveva svelato il proprio
ruolo di intermediario, era rimasta colpita dal cambiamento di
Elisabet. Andrs aveva perorato la causa di Paul, e finalmente
Klra aveva ceduto e invitato il ragazzo della figlia a pranzo.
Ben presto erano approdati a una fragile pace; Paul aveva fatto
colpo su Klra con la sua conoscenza dell'arte contemporanea,
la sua bont d'animo e la sua pazienza inesauribile con Elisabet.
Ora un'altra pietra miliare si avvicinava: per la prima volta
Andrs avrebbe festeggiato il suo compleanno a Parigi. A fine
agosto avrebbe compiuto ventitr anni. Mentre faceva la valigia,
si immagin a bere champagne con Klra in rue de Svign,
loro due dolcemente soli, reimmersi nell'idillio invernale. Ma
quando arriv da lei quella mattina trov una Renault nera parcheggiata
lungo il marciapiede, con la capote aperta. Accanto
alla macchina c'erano due piccole valigie, sul sedile del conducente
una sciarpa e un paio di occhiali da pilota. Klra usc di
casa, riparandosi gli occhi dal sole; indossava uno spolverino,
stivali di tela e guanti da guida. Si era raccolta i capelli in uno
chignon basso sulla nuca.
Che succede? chiese Andrs.
Metti le tue cose nel bagagliaio, rispose lei, tirandogli le
chiavi. Andiamo a Nizza.
A Nizza? Con questa macchina? Ci andiamo con questa
macchina?
S, con questa macchina.
Lui lanci un grido, scavalc l'auto e abbracci Klra. Non
puoi averlo fatto, disse.
Invece s. E il tuo compleanno. Abbiamo una casetta in
riva al mare.
Andrs sapeva che si potevano noleggiare automobili e affittare
case, ma gli pareva quasi impossibile che Klra avesse veramente
noleggiato un'automobile e che loro due, con quell'automobile
a disposizione, avrebbero semplicemente riempito il
serbatoio di benzina e raggiunto una casa a Nizza. Non avrebbero
lottato coi bagagli in una stazione, n viaggiato in una
carrozza di terza classe affollata e puzzolente di fumo, panini
e passeggeri sudati, n cercato un taxi o un barroccio in fondo
alla fila. Sarebbero stati soltanto loro due, in quell'automobilina
nera come uno scarafaggio. E sarebbero stati soltanto loro due in
una casa, insieme. Che lusso; che libert. Buttarono le valigie
in macchina, e Klra indoss la sciarpa e gli occhiali.
Da quando in qua sai guidare? le chiese mentre si immettevano
in strada, diretti verso rue des Francs Bourgeois. C'
qualcosa che non sai fare?
Qualcosa s, disse lei. Non parlo portoghese n giapponese,
non so fare le brioche e sono stonata come una campana.
Per so guidare. Me lo ha insegnato mio padre quando ero una
ragazzina. Ci esercitavamo sempre in campagna, vicino a casa
di mia nonna a Kaba.
Avrai guidato anche pi di recente, spero.
Non spesso. Perch? Hai paura?
Non lo so, disse Andrs. Dovrei?
Lo scoprirai presto!
Da rue du Pas de la Mule Klra svolt in boulevard Beaumarchais
e scivol nel traffico intorno alla Bastille. Prese boulevard
Bourdon e, superata la Senna al Pont d'Austerlitz, scatt
verso sud. Il berretto di Andrs minacciava di volare via, e
doveva trattenerselo in testa con una mano. Attraversarono i
sobborghi apparentemente sterminati di Parigi (chi viveva in
quei quartieri lontani, in quegli edifici a due piani coi balconi?
Di chi era quella biancheria stesa?) e poi uscirono dalla citt,
nella foschia dorata e nei verdi pascoli ondulati della campagna.
Pecore e capre robuste pascolavano nell'erba brucata fino alla
radice. Vicino a una fattoria, dei bambini battevano la carcassa
di una Citroen arrugginita con vanghe e bastoni. Un gruppo di
polli si ammass in strada e costrinse Klra a disperderli con un
colpo di clacson. Tigli alti e frondosi sfrecciavano accanto a loro,
ciascuno con il proprio suono fugace e impetuoso. A pranzo
si fermarono vicino a un prato e mangiarono pollo freddo, insalata
di asparagi e una torta di pesche che attirava le vespe. A
Valence li sorprese un temporale che rovesci un forte scroscio
d'acqua nell'abitacolo prima che riuscissero ad alzare la capote;
ripresero il viaggio, ma il parabrezza si appann al punto che
dovettero fermarsi ad aspettare che spiovesse. Era quasi il tramonto
quando, dopo cinquanta chilometri di uliveti, raggiunsero
la cresta di un colle e iniziarono a scendere verso i confini della
Terra. Era questa l'impressione di Andrs: non aveva mai visto
il mare. A mano a mano che si avvicinavano, divenne una vasta
pianura di metallo liquido, una distesa infinita e surriscaldata
di bronzo fuso. Ma pi scendevano pi l'aria si faceva fredda
e le spighe lungo la strada si piegavano al vento crescente. Arrivarono
a una lingua di sabbia proprio nel momento in cui la
caramella rossa del sole si scioglieva all'orizzonte. Klra ferm
l'auto su una spiaggia deserta e spense il motore. Sulla battigia,
un rombo martellante e un subisso di spuma. Senza una parola,
scesero dalla macchina e si incamminarono verso quel bianco,
frastagliato confine.
Andrs si arrotol i pantaloni ed entr in acqua. Quando arriv
un'onda il terreno gli sgusci da sotto i piedi, e dovette aggrapparsi
al braccio di Klra per non cadere. Conosceva quella
sensazione, lo strattone potente e spaventoso della marea: era
Klra, l'attrazione che Klra esercitava su di lui, l'inevitabilit
di Klra nella sua vita. Lei rise e si inginocchi fra le onde,
lasciandosene investire, con la camicetta bagnata che diventava
trasparente; quando si alz, aveva la gonna decorata di alghe.
Andrs avrebbe voluto farla sdraiare sulle pietre fredde e
prenderla proprio li, ma lei corse via, verso l'auto, urlandogli
di raggiungerla.
Dopo aver superato la citt con i suoi alberghi bianchi e lo
smagliante tremolio del mare, si arrampicarono su per una strada
cos dissestata da minacciare di sventrare la Renault. In alto,
in un giardinetto circondato da ginestroni, c'era una fatiscente
casetta di pietra. La chiave era in un nido sopra la porta. Andrs
e Klra trascinarono dentro le valigie e crollarono sul letto,
troppo spossati in quel momento per pensare al sesso, alla cena
o a qualunque cosa non fosse dormire. Quando si svegliarono
era sceso un buio vellutato. Cercarono a tentoni le lampade a
cherosene, poi mangiarono il pane e formaggio destinati alla
colazione del mattino dopo. Lentamente, la nebbia stava oscurando
le stelle. Klra aveva dimenticato la camicia da notte.
Andrs scopr di essere allergico a chiss quale pianta in giardino;
gli bruciavano gli occhi e non faceva che starnutire. Trascorsero
una notte agitata ascoltando la porta che sbatacchiava
contro lo stipite, il vento che mormorava fra l'intelaiatura della
finestra e il davanzale, il ronzio e stridio ininterrotto degli
insetti notturni. Quando Andrs si svegli nella bruma grigia
del mattino, il suo primo pensiero fu che potevano benissimo
saltare in macchina e tornare a Parigi, se volevano. Ma l aveva
Klra accanto, con i capelli sottili spruzzati di sabbia vicino alla
tempia; erano a Nizza e lui aveva visto il Mediterraneo. Usc
a proiettare un ampio arco d'urina che sapeva di asparagi nel
giardino sul retro. Rientr e si rannicchi contro Klra e cadde
finalmente in un sonno profondo; quando si svegli per la
seconda volta, c'era un riquadro di sole caldo al suo fianco sul
letto, al posto di lei. Dio, che fame aveva; gli sembrava di non
mangiare da giorni. Da fuori gli arriv lo sforbiciare di un paio
di cesoie. Senza prendersi la briga di indossare una camicia, i
pantaloni e nemmeno le mutande, usc e trov Klra intenta
a tagliare un fascio di fiori a stelo lungo che parevano centrini
lavorati all'uncinetto.
Carote selvatiche, gli disse. Per questo starnutivi stanotte.
Aveva un vestito di cotone rosso senza maniche e un
cappello di paglia; le braccia scintillavano come oro al sole. Si
asciug la fronte con un fazzoletto e si ferm a guardare Andrs
sulla soglia. Au naturel, comment.
Andrs si copr con una mano amo' di foglia di fico.
Mi sa che ho finito, con il giardinaggio, disse lei, e sorrise.
Andrs torn a letto. Dalle finestre dell'alcova si vedeva uno
spicchio di Mediterraneo. Pass un'eternit prima che Klra
rientrasse e si lavasse le mani. Lui si era dimenticato della fame
che aveva sentito svegliandosi. Si era dimenticato di ogni altra
cosa al mondo. Klra si tolse le scarpe e sal sul letto, sdraiandosi
su di lui. I suoi capelli scuri impregnati di sole scottavano,
il suo alito era dolcissimo: aveva mangiato fragole in giardino.
Sugli occhi di Andrs ricadde il velo rosso del vestito.
Fuori, tre capre nane sbucarono dai ginestroni e mangiarono
tutti i fiori recisi, un bel po' di lattuga quasi matura, una scatola
di fiammiferi vuota e il fazzoletto dimenticato da Klra. Alle
capre piaceva far visita a quella casa; oggetti curiosi e insoliti
apparivano spesso nel giardino. Mentre annusavano gli pneumatici
della Renault, tesero le orecchie a un rumore improvviso:
due voci che gridavano e gridavano dentro casa.
Molto pi in basso, silenziosa da quell'elevato punto d'osservazione,
si stendeva la citt con le sue abbaglianti spiagge
bianche. A Nizza si poteva nuotare fra le onde. Mangiare in un
bar caffetteria in riva al mare. Dormire su una sdraio affittata
in una spiaggia di ciottoli o passeggiare sotto il colonnato di
un albergo. Guardare per cinque franchi un film proiettato sul
muro bianco di un magazzino. Acquistare enormi mazzi di rose
e garofani a un mercato coperto. Visitare le rovine delle terme
romane a Cemenelum e pranzare al sacco in cima a una collina
affacciata sul porto. Si poteva comprare materiale per le belle
arti a met prezzo rispetto a Parigi. Andrs prese un album da
disegno e dodici matite di buona qualit e diversa durezza. Il
pomeriggio, mentre Klra faceva esercizi di danza, lui faceva
esercizi di disegno. Prima riprodusse la casa, fino a conoscerne
ogni pietra e angolazione del tetto. Poi la rase mentalmente
al suolo e cominci a progettare quella che avrebbero potuto
costruire al suo posto. Il terreno era lievemente in pendenza;
sarebbe stata una casa con pianterreno e primo piano, uno dei
quali invisibile da davanti. Il tetto avrebbe costeggiato la collina
e sarebbe stato ricoperto di zolle erbose; in quello strato di
terra avrebbero coltivato fitti, dolci cespugli di lavanda. Per i
muri, Andrs avrebbe usato calcare grezzo. Avrebbe abbandonato
la rigida geometria dei progetti dei suoi insegnanti lasciando
che la costruzione poggiasse sul fianco della collina come su
una spalla di roccia denudata dal vento. Sul lato rivolto verso
il mare, avrebbe inserito nel calcare porte a vetro scorrevoli. Ci
sarebbero stati una sala prove per Klra e uno studio per lui, e
salotti e camere per gli ospiti, e stanze per i figli che avrebbero
avuto. Sul retro, una grande area pavimentata in pietra avrebbe
ospitato un tavolo da pranzo con le sedie. In un giardino terrazzato
avrebbero coltivato cetrioli, pomodori ed erbe aromatiche,
zucchine e meloni; ci sarebbe stata una pergola per l'uva.
Non osava immaginare quanto potesse costare un terreno come
quello o costruire la casa che aveva progettato, ammesso che la
commissione edilizia di Nizza glielo permettesse. La casa non
apparteneva alla realt del denaro o dei piani regolatori per le
zone costiere. Era un fantasma che diventava sempre pi nitido,
sempre pi visibile man mano che la vacanza si prolungava.
Di giorno, percorrendo il perimetro cespuglioso del giardino,
Andrs disegnava le stanze illuminate dal mare; di notte, sveglio
a letto vicino a Klra, pavimentava il patio e terrazzava il
fianco della collina per farci il loro giardino. Per non le mostrava
i disegni, n le diceva che cosa faceva mentre lei si allenava.
C'era qualcosa in quel progetto che gli imponeva cautela, che
lo spingeva a proteggersi; forse era l'abisso tra la permanenza
armoniosa suggerita dalla casa e la complicata incertezza delle
loro esistenze.
Nella casetta di pietra vivevano per la prima volta come marito
e moglie. Klra faceva la spesa al villaggio e poi cucinavano
insieme; Andrs le parl di cosa avrebbe fatto l'anno dopo, probabilmente
un tirocinio nello studio di architettura dove lavorava
Pierre Vago. Lei gli disse che aveva in mente di assumere
come assistente un danzatore straniero, o una danzatrice: voleva
fare per qualche giovane ci che Novk e Forestier avevano
fatto per Andrs. Parlavano lungo la strada che portava in citt;
parlavano dopo il tramonto nel giardino buio, sulle sedie di
legno che avevano portato fuori. Facevano il bagno insieme in
una vasca minuscola al centro della stanza. Lasciavano verdura
e pane alle capre nane, e ne mungevano una. Discutevano i nomi
dei loro figli: la femminuccia si sarebbe chiamata Adle, il
maschietto Tams. Nuotavano, mangiavano sorbetto al limone
e facevano l'amore. E sulle piatte sterrate che costeggiavano le
spiagge, Klra insegnava ad Andrs a guidare.
Il primo giorno la Renault gli si spense tante di quelle volte
da mandarlo su tutte le furie. Salt gi dall'auto e accus Klra
di non saper insegnare, di fargli fare la figura del cretino. Senza
perdere la calma, lei si mise al volante, gli strizz l'occhio e part,
lasciandolo a dare in escandescenze nella polvere. Il tempo
di fare a piedi i tre chilometri fino a casa, e Andrs si era preso
una scottatura e pentito. L'indomani il motore gli si spense solo
due volte; il terzo giorno neanche una. Seguirono la strada alle
pendici della collina fino alla Promenade des Anglais, e raggiunsero
Cannes costeggiando il mare. Andrs adorava la pressione
delle curve, adorava la visione di Klra con la sciarpa bianca
agitata dal vento. Al ritorno and pi piano, e guardarono le
barche a vela fluttuare sull'acqua come aquiloni. Andrs risal
la collina fino alla casetta e, nonostante le insidie, riusc a non
far spegnere il motore. Quando arrivarono in giardino, Klra
scese dalla macchina e applaud. Quella sera, la vigilia del suo
compleanno, Andrs si mise di nuovo al volante e port Klra
in citt, a bere qualcosa all'hotel Taureau d'or. Lei indossava
un abito verde acqua che le lasciava scoperte le spalle e tra i
capelli aveva un fermaglio scintillante a forma di stella marina.
Al mare la sua pelle si era tinta d'oro bruno. Ma il dettaglio pi
bello erano i piedi calzati in un paio di sandali spagnoli, le dita
svelate nella loro bellezza nocciola, le unghie come schegge di
madreperla rosa. Sulla veranda del Taureau d'or Andrs le disse
che gli piaceva vederle i piedi in pubblico.
 molto os, disse. Sembri nuda. Eccitante.
Lei sorrise amaramente. Dovevi vederli quando ero en pointe
ogni giorno. Facevano spavento. Non immagini in che stato
ti riduce i piedi la danza classica. Cominci a disegnare lenti
cerchi sul tavolo con il bicchiere. Non mi sarei messa i sandali
neanche per un milione di peng.
Avrei pagato due milioni di peng per vederteli addosso.
Non li avevi, due milioni. Eri uno scolaretto a quell'epoca.
Avrei trovato il modo di guadagnarli.
Lei rise e gli infil un dito sotto il polsino della camicia per
accarezzarlo. Era una tortura starle accanto tutto il giorno cos.
Pi la aveva, pi la voleva. Il peggio era quando stavano in
spiaggia, con lei in costume intero nero e cuffia a righe bianche.
Klra si voltava sul tappetino in rattan e granelli di sabbia
argentata le impolveravano il seno, il dolce rigonfiamento
del pube, la pelle liscia delle cosce. Andrs passava quasi tutto
il tempo a nascondere l'erezione alla vista generale con l'aiuto
di un libro o un asciugamano. Il giorno prima l'aveva guardata
eseguire tuffi impeccabili da una torretta di legno proprio su
quella stessa spiaggia; vedeva la torretta anche adesso, spettrale
nel chiaro di luna, uno scheletro innalzato sul mare.
Secondo me dovremmo restare qui per sempre, disse.
Tu puoi insegnare danza a Nizza. E io finire l'universit per
corrispondenza.
Un velo di malinconia scese sui lineamenti di Klra. Bevve un
sorso del suo cocktail. Stai per compiere ventitr anni, disse.
Questo significa che presto io ne avr trentadue. Trentadue.
Pi ci penso, pi comincia a sembrarmi l'et di una vecchia.
Ma di, disse Andrs. L'ultima campionessa ungherese
di nuoto aveva trentatre anni quando vinse la medaglia d'oro a
Monaco. Mia madre ne aveva trentacinque quando ebbe Mtys.
Mi sento come se avessi gi alle spalle una vita lunghissima, disse lei. L'epoca in cui non mi sarei messa i sandali
neanche per un milione di peng... Si interruppe e sorrise,
ma i suoi occhi erano tristi e lontani.  stato tanti di quegli
anni fa! Diciassette!
Non stava pensando a lui, comprese Andrs. Stava pensando
alla sua vita, agli stravolgimenti che aveva subito quando
era rimasta incinta. Per questo era sceso quel velo. All'arrivo
del cameriere, lei ordin assenzio per entrambi, un liquore che
sceglieva soltanto quando era triste e voleva un aiuto per dimenticare
il mondo.
Ma l'assenzio non aveva lo stesso effetto su di lui; tendeva a
giocare brutti scherzi alla sua mente. Andrs si disse che forse
sarebbe andata diversamente l a Nizza, nel bar di quell'albergo
incantevole affacciato sulla spiaggia, ma poi l'assenzio inizi
ad avvelenarlo, spalancando i cancelli alla paranoia. Se Klra si
sentiva malinconica, non era perch aveva rinunciato alla danza;
era perch aveva perduto il padre di Elisabet. Il suo unico
grande amore. L'unico, monumentale segreto che non gli avesse
mai rivelato. I suoi sentimenti per lui erano un surrogato senza
valore, al confronto. Nemmeno gli undici anni della relazione
con Novk erano riusciti a spezzare l'incantesimo. Madame
Grard lo sapeva; persino Tibor lo aveva indovinato nel giro
di un'ora, mentre lui per mesi e mesi non se n'era reso conto.
Che sciocco era stato a preoccuparsi per tutta l'estate di Novk:
la vera minaccia era quello spettro, l'unico uomo ad aver
mai posseduto il cuore di Klra. Il fatto che lei fosse seduta l,
con addosso quell'abito verde acqua e quei sandali, a bere assenzio
in tutta calma, fingendo che un giorno sarebbe diventata
sua moglie, e intanto si lasciasse riportare chiss dove da
lui, senza dubbio, dall'uomo senza nome n volto che amava
gli dava una gran voglia di prenderla per le spalle e scuoterla
fino a farla piangere.
Dio, Andrs, disse lei infine. Non guardarmi cos.
Cos come?
Come se volessi uccidermi.
I limpidi occhi grigi. Lo scintillio della stella marina fra i capelli.
Le mani da bambina sul tavolo. Andrs aveva paura di lei, e di
ci che avrebbe potuto fargli, pi che di chiunque altro avesse conosciuto
in vita sua. Spinse indietro la sedia e and al bar a comprare
un pacchetto di Gauloises, poi scese in spiaggia. Gli dava
un certo sollievo raccogliere conchiglie sulla battigia e gettarle in
mare. Si sedette su una sdraio di legno e fum tre sigarette, una
dopo l'altra. Pens che gli sarebbe piaciuto dormire in spiaggia
quella notte, con le onde che battevano la riva nell'oscurit e il
suono dell'orchestra che scendeva dalla sala da ballo en plein air.
Ma presto le idee cominciarono a schiarirglisi, e si rese conto di
aver lasciato Klra da sola al tavolo. L'assenzio richiudeva i cancelli,
la paranoia si ritirava. Si volt, e vide lo sbaffo verde acqua
dell'abito di Klra scomparire nella luce zafferano dell'hotel.
Risal di corsa la spiaggia per raggiungerla, ma quando arriv
lei non c'era pi. Nella hall, l'addetto al ricevimento neg
di aver visto passare una donna vestita di verde; gli uscieri
l'avevano vista andarsene, ma uno pensava che si fosse incamminata
in direzione opposta alla citt, l'altro verso la citt. La
Renault era ancora parcheggiata in fondo a un posteggio polveroso.
Era quasi buio ormai. Difficile che si fosse incamminata
verso la citt in quello stato d'animo. Andrs sal in macchina
e prese a passo d'uomo la litoranea. Non ne aveva percorso un
lungo tratto quando i fari illuminarono un guizzo verde acqua
sul ciglio della strada. Klra camminava in fretta, sollevando
nuvole di polvere con i sandali. Teneva le braccia strette intorno
al corpo; Andrs scorgeva la sua spina dorsale, dolce e nota,
elevarsi dalla profonda scollatura sulla schiena. Fren e salt
gi dall'auto per raggiungerla. Lei gli lanci una rapida occhiata
da sopra la spalla e continu a camminare.
Klra, disse lui. Klrika.
Finalmente lei si ferm, con le braccia abbandonate lungo i
fianchi. Il suo corpo fu illuminato per un attimo dai fanali di
una spider che svolt e li super velocissima. Andava verso il
centro citt, i suoi passeggeri cantavano a squarciagola nella
notte. Quando scomparve rimase solo lo sciabordio delle onde.
Per un bel po' di tempo non parlarono. Klra non voleva saperne
di girarsi verso di lui.
Scusami, disse Andrs. Non so perch ti ho lasciata l
da sola.
Andiamo a casa e basta, disse lei. Non voglio parlarne
sul ciglio di una strada.
Non prendertela.
 colpa mia. Non avrei dovuto rivangare il passato. Pensarci
mi rattrista, dev'essere per questo che hai preso su e sei
andato in spiaggia.
 stato l'assenzio, disse lui. Mi fa perdere la testa.
Non  stato l'assenzio.
Klra, per favore.
Ho freddo, protest lei, e si strinse le braccia intorno al
corpo. Voglio andare a casa.
Guid lui. La sua padronanza al volante non gli diede alcuna
soddisfazione, e quando scesero dall'auto non esultarono affatto
per la sua bravura. Klra si sedette su una delle sedie di legno
che avevano portato in giardino. Andrs le sedette accanto.
Scusami, ripet. Sono stato un cretino e un egoista, a
lasciarti sola al tavolo.
Lei parve non udirlo. Si era chiusa in un luogo lontano, tutto
suo, troppo piccolo per accogliere anche lui. Dev'essere una
tortura per te, vero?
Di che stai parlando?
Di tutto. La nostra storia. Le mie mezze verit. Le cose
che non ti ho detto.
Non parlare per enigmi o impazzisco, ribatt lui. Quali
mezze verit? Intendi la faccenda con Novk? Pensavo l'avessimo
superata, Klra. Che altro vuoi dirmi?
Lei scosse la testa. Poi si mise una mano sugli occhi e cominciarono
a tremarle le spalle.
Che cosa ti  successo? chiese Andrs. Non sono io, il
punto. Non  perch sono andato a fumare in spiaggia.
No, disse lei alzando lo sguardo, gli occhi accesi dalle lacrime.
 solo che ho capito una cosa, mentre eri via.
Quale? Se ha un nome, dimmelo.
Rovino tutto, disse lei. Distruggo tutto. Prendo le cose
belle e le rendo brutte. Prendo le cose brutte e le rendo ancora
pi brutte. L'ho fatto con mia figlia e Zoltn, e ora l'ho fatto
con te. Ho visto com'eri infelice, prima di alzarti da quel tavolo.
Ah, ho capito. E tutta colpa tua. Hai costretto Elisabet ad
avere dei problemi. Hai costretto Novk a tradire sua moglie.
Hai costretto me a innamorarmi di te. Noi tre non abbiamo dato
il bench minimo contributo.
Non sai neanche la met di quello che ho fatto.
Allora dimmelo! Che cos'? Dimmelo.
Klra scosse la testa.
E se non me lo dici? domand lui. Si alz, la prese per
un braccio e la tir in piedi, accanto a s. Come faremo ad
andare avanti? Mi terrai sempre all'oscuro di tutto? Un giorno
scoprir la verit da tua figlia?
No, disse lei, con voce quasi impercettibile. Elisabet
non lo sa.
Se vogliamo stare insieme, devo sapere tutto. Devi deciderti,
Klra. Se vuoi che la nostra storia continui, devi essere
sincera con me.
Mi fai male al braccio.
Chi era? Dimmi come si chiamava.
Chi?
L'uomo che amavi. Il padre di Elisabet.
Lei liber il braccio con uno strattone. Nel chiaro di luna
Andrs vedeva la stoffa del suo abito tirarsi e riammorbidirsi
sulle costole. Klra aveva gli occhi pieni di lacrime. Non afferrarmi
mai pi cos, disse, e si mise a singhiozzare. Voglio
andare a casa. Ti prego, Andrs. Mi dispiace. Voglio andare a
casa a Parigi. Si strinse le braccia intorno al corpo, tremando
come di febbre nella fresca notte mediterranea. Il fermaglio a
stella marina brillava come uno splendido errore, ricordo di un
ballo a bordo di un transatlantico, portato sul mare dal vento,
rimasto incagliato per caso nelle onde scure dei suoi capelli.
Era evidente: Klra si era come ammalata; tremava da capo
a piedi ed era pallidissima. Andrs se ne accorse guardandola
raggomitolarsi sotto le coperte, con gli occhi vuoti e fissi sulla
parete. Parlava sul serio, quando aveva detto che voleva tornare
a casa; intendeva partire in mattinata. Per un'ora Andrs
rest a letto con lei, completamente sveglio, finch non la sent
scivolare nel sonno. Non era pi arrabbiato, non ne aveva il
cuore. Se Klra voleva andare a casa, l'avrebbe portata a casa.
Poteva preparare i bagagli nella notte ed essere pronto per
partire all'alba. Stando attento a non svegliarla, scivol gi dal
letto e inizi a riempire le valigie. Era un bene avere da fare
qualcosa di concreto, di definito. Pieg i piccoli oggetti di lei: i
vestiti di cotone, le calze, la biancheria, il costume nero; sistem
collane e orecchini nella custodia di satin da cui glieli aveva
visti togliere. Infil una scarpetta da danza nell'altra e pieg le
gonne e le tutine con cui si esercitava. Dopodich, si mise una
giacca e sedette da solo in giardino. Nelle erbacce intorno al
vialetto d'accesso, i grilli cantavano un motivo francese; i grilli
di Konyr cantavano con note pi alte e un ritmo diverso. Ma
le stelle in cielo erano le stesse. C'erano la fanciulla stesa su
una roccia, l'Orsa minore, il dragone. Andrs le aveva indicate
a Klra qualche notte prima, e lei se le era fatte ripetere ogni
sera finch non aveva imparato a riconoscerle bene come lui.
Partirono per Parigi la mattina dopo. Andrs aveva aiutato
Klra ad alzarsi e vestirsi nella luce azzurra delle prime ore del
giorno; quando si era accorta dei bagagli pronti aveva pianto.
Ti ho rovinato le vacanze, aveva detto. E oggi  il tuo
compleanno.
Non importa, aveva detto lui. Andiamo, che il viaggio
 lungo.
Mentre lei aspettava in macchina, Andrs chiuse la casetta e
rimise la chiave nel nido sopra la porta. Per l'ultima volta percorse
la strada tortuosa che scendeva verso Nizza; il mare sfavillava
sotto il sole che iniziava a riversarsi sulla superficie di
paillettes. Andrs non aveva paura al volante, non dopo le lezioni
di Klra. Guid verso Parigi mentre lei, in silenzio, guardava
i campi e le fattorie. Quando raggiunsero l'intrico di strade
ai confini della citt, Klra dormiva e Andrs dovette cercare
di ricordarsi il percorso al contrario. Le vie facevano di testa
loro; perse un'ora ad attraversare i sobborghi, prima che un vigile
gli indicasse la Porte d'Italie. Alla fine riusci a passare la
Senna e a ritrovare i boulevard che portavano a rue de Svign.
A quell'ora il sole era basso nel cielo; la scuola di danza era in
penombra, le scale buie. Klra si svegli, si sfreg la faccia con
le mani. Andrs la aiut a salire al piano di sopra e le infil la
camicia da notte che lei aveva dimenticato sul letto. Klra si
sdrai sulla schiena, lasciando che le lacrime le corressero gi
per le tempie, fin sul cuscino.
Che cosa posso fare per te? le chiese lui, sedendole accanto.
Di cos'hai bisogno?
Di stare sola, nient'altro, disse lei. Di dormire un po'.
Il suo tono era stranamente piatto. La donna pallida in camicia
da notte ricamata era la sorella fantasma della Klra che
conosceva lui, di colei che una settimana prima era partita a tutta
birra, con lo spolverino e gli occhiali da pilota. Gli sembrava
impossibile tornare a casa, e non aveva nessuna intenzione di
lasciarla mentre era cos confusa. Prese invece le cose di Klra
dalla Renault e le port di sopra, poi le prepar la tisana al tiglio
che lei beveva quando aveva mal di testa. Quando gliela porse,
Klra si tir a sedere sul letto e gli tese una mano. Andrs si sedette
al suo fianco. Gli occhi di lei fissavano i suoi; una chiazza
rosa le si era allargata sul petto. Gli appoggi la testa su una
spalla e gli pass le braccia intorno alla vita. Andrs sentiva il
torace di lei sollevarsi e abbassarsi contro il suo.
Che compleanno orrendo ti  toccato, disse Klra.
Neanche per sogno, disse lui, accarezzandole i capelli.
Sono stato con te tutto il giorno.
C' una cosa per te nella sala di danza. Un regalo di compleanno.
Non mi serve nessun regalo.
E invece...
Me lo puoi dare un'altra volta.
No, disse lei. E giusto dartelo il giorno del tuo compleanno,
gi che siamo tornati. Vengo gi con te. Scese dal
letto e lo prese per mano. Insieme andarono nella scuola di danza,
a pianterreno. Appoggiato al muro c'era un oggetto coperto
da un lenzuolo, grande come un piano verticale e pi o meno
della stessa forma.
Oddio, esclam lui. Che cos'?
Dagli un'occhiata, disse Klra.
Non so se ne ho il coraggio.
S che ce l'hai.
Andrs sollev un lembo del lenzuolo e tir. Davanti a lui,
con un levigato piano di legno inclinato verso la finestra e una
base d'acciaio su cui era inciso il nome di un famoso ebanista,
c'era un tavolo da disegno fatto a mano, bello e professionale
come quello di Pierre Vago. In fondo al piano c'era una scanalatura
perfetta per le matite; sulla destra, un calamaio profondo.
Sotto il tavolo era infilato uno sgabello, la seduta e le ruote
d'ottone scintillanti. Andrs aveva un nodo alla gola.
Non ti piace, disse Klra.
Lui non parl finch non fu sicuro di riuscirci.  troppo
bello, disse.  un tavolo da architetto. Non da studente.
Ce l'avrai ancora, quando sarai architetto. Ma volevo che
lo avessi adesso.
Tienimelo tu. Andrs si volt verso di lei e le mise una
mano sulla guancia. Se decidi che staremo insieme, lo porter
a casa.
Le labbra di Klra sbiancarono. Ti prego, gli disse, chiudendo
gli occhi. Voglio che lo prendi adesso. Si smonta in due
parti. Puoi portarlo con la macchina.
Non posso, ribatt lui. Non ora.
Ti prego, Andrs.
Tienimelo tu. Quando ci avrai riflettuto, mi dirai se devo
prenderlo o no. Ma non me lo porto via come fosse un tuo souvenir.
Capisci? Non voglio rinunciare a te per averlo.
Lei annu, tenendo bassi gli occhi grigi.
 il regalo pi bello che abbia mai ricevuto, disse lui.
E la loro vacanza fin. Settembre era alle porte. Andrs se ne
accorse mentre camminava verso casa sul Pont Marie, trascinandosi
dietro una valigia di vestiti che sarebbero dovuti servire
per dodici giorni. Settembre mandava i suoi primi freddi
raggi su Parigi, le sue sfumature rosse come un incendio. Il suo
aroma spirava dal letto della Senna come il profumo di una ragazza
appena arrivata a una festa. Il suo piede nella scarpa di
satin non aveva ancora varcato la soglia, ma tutti sapevano che
c'era. Un attimo e sarebbe entrata. Tutta Parigi sembrava trattenere il respiro, in attesa.
...
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CAPITOLO 17.
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Synagogue de la Victoire.
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Andrs avrebbe dato qualsiasi cosa per trascorrere Rosh
Hashanah a Konyr quell'anno, per andare alla sinagoga con
suo padre e Mtys, per mangiare la torta al miele alla tavola
di sua madre, per stare nel frutteto e accarezzare il tronco
del suo melo preferito, che lo aveva sempre accolto tra le sue
fronde quando si sentiva solo, spaventato o depresso. Invece si
ritrovava nella soffitta di rue des coles, quasi al termine del
suo primo anno a Parigi, ad aspettare Polaner per andare alla
sinagoga in rue de la Victoire. Erano passate quattro settimane
dall'ultima volta che aveva parlato con Klra. E mentre l'anno
ebraico volgeva al termine, tutta l'Europa sembrava appesa
a un filo sopra l'abisso. Appena era tornato in s dopo Nizza,
appena aveva letto la corrispondenza che lo attendeva e consultato
la solita pila di quotidiani, si era ricordato che in Europa
stavano succedendo cose peggiori del rifiuto da parte di Klra
Morgenstern di rivelare i segreti fondamentali della sua storia.
Hitler, che in primavera aveva ripudiato il trattato di Versailles
con l'annessione dell'Austria, ora voleva la regione ai confini
della Cecoslovacchia, la barriera montuosa dei Sudeti, con le
sue fortificazioni militari, le fabbriche di armamenti, le industrie
tessili e le miniere. Cosa ne pensi dell'ultima mania del
cancelliere? gli aveva scritto Tibor da Modena. Davvero
crede che la Gran Bretagna e la Francia resteranno a guardare
mentre lui spoglia l'ultima democrazia dell'Europa centrale di
tutte le sue difese? Sarebbe la fine della Cecoslovacchia libera,
possiamo starne certi.
Da Mtys arriv una diversa nota d'indignazione, la protesta
di uno studente contro il revisionismo geografico di Hitler:
Come pu esigere la restituzione dei Sudeti, se non sono
mai appartenuti alla Germania? Chi crede di prendere in giro?
Ogni ginnasiale del secondo anno sa che la Cecoslovacchia apparteneva
all'impero austro-ungarico prima della Grande guerra.
Andrs gli aveva risposto che lo stesso governo ungherese
doveva essere implicato nei piani di Hitler, visto che l'Ungheria
avrebbe potuto rivendicare i propri territori perduti se la Germania
avesse preso i Sudeti; la parola restituzione era un incitamento
a chiunque pensasse che il proprio paese avesse subito
una truffa a Versailles. Ma almeno sei stato attento in classe, scrisse. Gira e rigira forse lo prenderai, il tuo baccalaureato.
I quotidiani parigini diffusero altre notizie con l'evolversi
della situazione: il 12 settembre, nel corso del suo intervento
conclusivo al congresso nazionalsocialista di Norimberga, Hitler
aveva agitato brutalmente i pugni e domandato giustizia per i
milioni di tedeschi residenti nei Sudeti; si rifiutava di stare a
guardare mentre venivano oppressi dal presidente ceco Benes e
dal suo governo. Qualche giorno dopo Chamberlain, che non
era mai salito su un aereo in vita sua, vol nel rifugio di montagna
di Hitler a Berchtesgaden per discutere quella che ormai
tutti chiamavano la crisi dei Sudeti.
Non doveva andarci, disse Polaner, davanti a un bicchiere
di whisky alla Colomba blu.  un'umiliazione, non capisci?
Un vecchio che non  mai stato su un aereo, costretto a precipitarsi
nell'angolo pi sperduto della Germania per incontrare
il Fhrer.  una dimostrazione di forza da parte di Hitler. Se
Chamberlain ci  andato significa che ha paura. Vedrai se Hitler
non ne approfitter.
Se c' qualcuno che sta facendo una dimostrazione di forza,
 Chamberlain, disse Andrs. E andato a Berchtesgaden
per far capire a Hitler che se attacca la Cecoslovacchia, la Gran
Bretagna e la Francia non si fermeranno davanti a niente per
abbattere il suo governo. Il motivo  solo questo.
Ma presto fu evidente che Andrs si sbagliava. I giornali riportarono
che Chamberlain era uscito da quell'incontro con un
elenco di richieste da parte di Hitler, e che era deciso a persuadere
il proprio governo, e quello francese, a soddisfare le condizioni
del Fhrer in breve tempo. Gli editoriali francesi sostenevano
che i Sudeti andavano sacrificati se questo significava
conservare la pace conquistata a cos caro prezzo con la Grande
guerra; di opinione opposta sembravano solo alcuni estremisti
comunisti e qualche commentatore socialista. Pochi giorni dopo
i rappresentanti del governo francese e britannico presentarono
al presidente Benes la proposta di cedere le regioni di frontiera,
e chiesero che il governo ceco accettasse il piano senza
indugio. Andrs si ritrov a passare la giornata setacciando i
giornali e ascoltando la radio in bachelite rossa nel laboratorio
di Forestier, come se la sua costante attenzione potesse modificare
il corso degli eventi. Perfino Forestier mise da parte gli
strumenti da disegno per ragionare sulla notizia con Andrs. In
reazione alla proposta anglofrancese, il presidente Benes aveva
emesso una nota dotta e misurata nella quale faceva presente
che la Francia aveva promesso di difendere la Cecoslovacchia
da un'eventuale minaccia; qualche ora dopo la trasmissione
della nota, i capi della diplomazia britannica e francese a Praga
lo avevano tirato gi dal letto, insistendo affinch accogliesse
immediatamente la proposta. Altrimenti avrebbe dovuto affrontare
la Germania da solo. L'indomani Andrs e monsieur
Forestier ascoltarono increduli e sgomenti un commentatore
annunciare che Benes aveva accettato il piano anglofrancese.
L'intero gabinetto cecoslovacco aveva rassegnato le dimissioni
per protesta. Chamberlain avrebbe di nuovo incontrato Hitler
il 22 settembre, stavolta a Bad Godesberg, per organizzare la
cessione dei Sudeti.
Ecco qua! esclam Forestier, curvando le ampie spalle.
L'ultima democrazia dell'Europa centrale si inginocchia a
Hitler su insistenza della Francia e della Gran Bretagna. Sono
tempi terribili, monsieur Lvi, tempi terribili.
Andrs credeva che la crisi fosse finita, che la guerra fosse
stata scongiurata, anche se a un prezzo crudele. Ma quando arriv
da Forestier il 23 settembre apprese che l'incontro di Bad
Godesberg aveva generato un'altra serie di richieste: Hitler voleva
occupare i Sudeti con le sue truppe, ed esigeva che la popolazione
ceca della zona abbandonasse le case e le fattorie entro
una settimana, lasciando tutto ci che possedeva. Chamberlain
torn con il nuovo elenco di richieste, che furono prontamente
respinte sia dal governo francese sia da quello inglese. L'occupazione
militare era inconcepibile, sarebbe stato come consegnare
al Fhrer il resto della Cecoslovacchia senza combattere.
La paventata chiamata alle armi  giunta, aveva scritto
Andrs a Tibor quella mattina, alla vigilia di Rosh Hashanah.
L'esercito cecoslovacco  stato mobilitato, e il nostro primo
ministro, Daladier, ha ordinato la parziale mobilitazione delle
truppe francesi. Lo aveva visto con i suoi occhi quella mattina:
per tutta la citt i riservisti avevano lasciato i negozi, i taxi, i
tavoli dei caff e si erano diretti ai punti di raccolta fuori citt
dove avrebbero incontrato i loro battaglioni. Aveva trovato una
gran folla davanti alla cassetta della posta, quando era andato
a imbucare la lettera per Tibor; sembrava che ogni soldato in
partenza dovesse spedirne una. Ora sedeva sul letto, la borsa
con il talled in mano, aspettando Polaner e pensando ai genitori,
ai fratelli e a Klra, e alla prospettiva della guerra. Alle sei e
mezzo arriv Polaner; presero la metropolitana per Le Peletier
nel 9 arrondissement e fecero due isolati a piedi fino alla Synagogue
de la Victoire.
La sinagoga non somigliava affatto all'elaborato tempio in stile
marocchino di Dohny utca, che Andrs e Tibor frequentavano
a Budapest durante i Giorni del timore reverenziale. N somigliava
alla shul di Konyr, un monolocale con i pannelli scuri e
la grata lignea che separava gli uomini dalle donne. La Synagogue
de la Victoire era un imponente edificio romanico in pietra
chiara dorata, con un grande rosone a coronare la facciata ad
archi. All'interno, sottili colonne svettavano verso il soffitto a
botte; un alto lucernario inondava l'ambiente di luce. Sopra la
bimah a motivi bizantini, un'iscrizione implorava Tu aimeras
l'ternel ton Dieu de tout ton cceur. Quando Andrs e Polaner
arrivarono, la funzione era gi cominciata. Presero posto
su una panca quasi in fondo e sbottonarono le borse di velluto:
il talled di Polaner era di seta ingiallita a strisce azzurre, quello
di Andrs era di lana bianca a trama sottile; insieme recitarono
la benedizione prima di indossare lo scialle di preghiera; insieme
se lo posarono sulle spalle. Il cantore salmodiava in ebraico:
Quant' buono e quant' bello che i fratelli vivano insieme.
La nota melodia ripetuta di continuo: il primo verso cupo e
sommesso come un canto di lavoro, il successivo come una domanda
che si arrampicava sul soffitto ad arco: Non  buono
che i fratelli vivano insieme? Polaner aveva imparato la melodia
a Cracovia. Andrs a Konyr. Il cantore l'aveva imparata
dal nonno a Minsk. I tre anziani accanto a Polaner l'avevano
imparata a Gdynia, Amsterdam e Praga. Era giunta da chiss
dove. Era sfuggita ai pogrom di Odessa e Oradea, si era fatta
strada fino a quella sinagoga e si sarebbe fatta strada in quelle
che ancora non erano state costruite.
Ad Andrs, che nelle ultime quattro settimane aveva eretto
un muro intorno a quella parte di s che riguardava Klra
Morgenstern, la melodia fece l'effetto di un terremoto. Part
con una piccola vibrazione, giusto quel tanto da scuotere il
muro s, era bello quando i fratelli vivevano insieme, per
erano mesi e mesi che non vedeva Tibor e Mtys poi divent
un sussulto di insopportabile nostalgia per Konyr, seguito
da un altro sussulto di nostalgia per rue de Svign e per
quel luogo pi profondo e intimo che Klra stessa incarnava.
Per un mese si era immerso nelle notizie che arrivavano dal
mondo e aveva evitato di pensare a lei; di notte, quando era
inutile fingere di averla cancellata dalla mente, si diceva che
il suo silenzio non poteva significare la fine della loro storia.
Sebbene non lo avesse pi cercato, non gli aveva rimandato le
sue lettere e nemmeno chiesto di restituirle le cose che teneva
da lui. Non gli aveva dato motivo di abbandonare del tutto la
speranza. Ma ora, mentre la popolazione di Parigi fuggiva in
campagna in previsione di un bombardamento, mentre la possibilit
astratta della guerra diventava un fatto tangibile, concreto,
come doveva interpretare quel lungo silenzio? Sarebbe
partita senza avvisarlo? Sarebbe partita sotto la protezione di
Zoltn Novk, con un'auto privata mandata da lui? In quel
momento stava preparando la stessa valigia che Andrs aveva
disfatto qualche settimana prima?
Si strinse addosso il talled. e cerc di fermare i pensieri; provava
un po' di sollievo nel ripetere le preghiere, un po' di consolazione
nella vicinanza di Polaner e nella presenza di tante
persone che conoscevano le parole a memoria. Recit la preghiera
che elencava i peccati commessi dalla casa d'Israele, e
quella con cui chiedeva al Signore di trattenere la sua lingua dal
male e le sue labbra da parole bugiarde. Recit la preghiera di
ringraziamento per il dono della Torah e ascolt gli altri cantare
le parole scritte sui rotoli vestiti di bianco. E al termine del
servizio preg di essere iscritto nel Libro della vita, come se in
quel libro potesse ancora esistere un posto per lui.
Dopo la funzione, lui e Polaner attraversarono il fiume fino
alla mensa studentesca che si era svuotata per l'estate, riempita
di nuovo in vista della riapertura delle scuole e poi risvuotata
sotto la minaccia della guerra. Il cameriere caric il piatto di
Andrs di pane, manzo e patate unte e coriacee.
A casa, mia madre avrebbe accompagnato la minestra di
manzo e pollo con i vermicelli, disse Polaner mentre si avviavano
a tavola con i piatti. Non lascerebbe mai entrare delle
patate cos nella sua cucina.
Non prendertela con le patate, disse Andrs. Non 
mica colpa loro.
Comincia sempre con le patate, disse Polaner, alzando
cupamente un sopracciglio.
Andrs non pot fare a meno di ridere. Sembrava un miracolo
che Polaner fosse seduto a tavola con lui dopo quel che era
successo a gennaio. Anche se nel mondo andavano male tante
cose, non si poteva negare che Eli Polaner fosse guarito dalle
ferite e fosse stato cos coraggioso da tornare all'cole Spciale
per il secondo anno.
Tua madre avr sofferto a lasciarti venire via da Cracovia, disse Andrs.
Polaner apr il tovagliolo e se lo allarg sulle ginocchia. Non
 mai contenta di vedermi partire, disse.  mia madre.
Andrs lo guard attentamente. Non hai raccontato ai tuoi
quello che ti  successo, vero?
Secondo te?
Hai rischiato di morire, in fondo.
Non mi avrebbero mai lasciato tornare, disse Polaner.
Mi avrebbero spedito in una clinica psichiatrica per una cura
a base di chiacchiere, e tu stasera saresti solo, copain.
Allora buon per me che hai tenuto il segreto, rispose
Andrs. Gli erano mancati i suoi amici, Polaner in particolare.
Aveva immaginato che a quel punto sarebbero stati tutti
insieme l alla mensa, che presto si sarebbero ritrovati in laboratorio,
che si sarebbero incontrati dopo le lezioni alla Colomba
blu a bere t nero e a mangiare biscotti alla mandorla. Aveva
immaginato di narrare a Klra le loro prodezze, di farla ridere
mentre sedevano accanto al fuoco in rue de Svign. Ma Rosen
e Ben Yakov erano a casa dalle famiglie e lui era l solo con Polaner,
e l'cole Spciale aveva sospeso l'inizio dei corsi, come
tutti gli altri istituti di Parigi. E lui non stava narrando a Klra
proprio un bel niente.
E mentre cominciavano a scorrere i Giorni di timore reverenziale
tra Rosh Hashanah e Yom Kippur, si disse che avrebbe
ricevuto presto sue notizie. La guerra sembrava inevitabile. La
sera c'erano le esercitazioni di oscuramento; i pochi lampioni
che rimanevano accesi agli angoli delle strade erano coperti da
cappucci di carta neri che ne proiettavano la luce verso il basso.
Le famiglie in partenza si accalcavano sui treni e alzavano un
baccano di clacson per le strade. Altri cinquecentomila uomini
vennero chiamati alle armi. Chi restava a Parigi si precipitava a
comprare maschere antigas, scatolame e farina. Arriv un telegramma
dai genitori di Andrs: In caso dichiarazione di guerra
torna a casa con primo treno. Si sedette sul letto col telegramma
in mano, chiedendosi se non fosse la fine di tutto: dei suoi
studi, della sua vita a Parigi, di ogni cosa. Era il 28 settembre,
mancavano tre giorni alla minacciata occupazione dei Sudeti da
parte di Hitler. Di l a settantadue ore la sua vita forse sarebbe
andata in pezzi. Non poteva pi aspettare. Sarebbe corso
subito in rue de Svign chiedendo di vedere Klra; avrebbe
insistito per accompagnarla fuori citt insieme a Elisabet appena
avessero preparato le valigie. Prima di perdersi d'animo, si
infil una giacca e si precipit da lei.
Ma quando arriv davanti alla porta, si trov la strada sbarrata
dalla signora Apfel. Madame Morgenstern non voleva vedere
nessuno, disse. Nemmeno Andrs. E non aveva in programma
di lasciare la citt, per quanto ne sapeva lei. In quel momento
era a letto con l'emicrania e aveva chiesto espressamente di non
essere disturbata. E comunque, gli chiese la signora Apfel, non
aveva saputo? Ci sarebbe stato un incontro a Monaco il giorno
dopo, un ultimo sforzo per negoziare la pace. Lei era certa che
quegli idioti sarebbero rinsaviti. Vedrete che non ci sar nessuna
guerra, gli disse.
Andrs non aveva saputo. Corse da Forestier e pass i due
giorni successivi con l'orecchio incollato alla radio. E il 30 settembre
venne annunciato che Hitler aveva raggiunto un accordo
con la Francia, la Gran Bretagna e l'Italia: la Germania
avrebbe avuto i Sudeti nel giro di dieci giorni. Alla fine un'occupazione
militare ci sarebbe stata. I cecoslovacchi residenti
nella zona avrebbero dovuto lasciare case, negozi e fattorie
senza portare via neanche un mobile, un pezzo di stoffa o una
pannocchia, n era previsto un risarcimento per i beni perduti.
Nelle regioni occupate dalle minoranze polacche e ungheresi,
le nuove frontiere sarebbero state decise dal voto popolare;
la Polonia e l'Ungheria avrebbero quasi certamente reclamato
quei territori perduti. L'annunciatore alla radio lesse l'accordo
con una pronuncia aspra e veloce che Andrs fatic a decifrare.
Possibile che la Gran Bretagna e la Francia avessero accettato
un piano quasi identico a quello che avevano respinto seduta
stante solo pochi giorni prima? La radio trasmise il chiasso dei
festeggiamenti a Londra; Andrs ud la popolazione entusiasta
davanti al laboratorio di Forestier, dove centinaia di parigini
inneggiavano alla pace, plaudendo a Daladier, osannando
Chamberlain. Gli uomini che erano stati chiamati alle armi potevano
tornare a casa. Indubbiamente era un bene: segno che
in tanti erano stati iscritti nel Libro della vita per un altro anno.
Allora perch lui si sentiva pi come Forestier, che sedeva
in un angolo con i gomiti sulle ginocchia e la fronte appoggiata
alle mani? Un manto di vergogna sembrava coprire gli ultimi
avvenimenti. Andrs si sentiva come se, dopo l'aggressione a
Polaner, il professor Perret avesse mantenuto la pace all'cole
Spciale espellendo la vittima.
Alla vigilia di Yom Kippur, Andrs e Polaner andarono a
sentire il uKol Nidre alla Synagogue de la Victoire. Con estrema
solennit, prosternandosi fino a terra, il cantore e il rabbino
invocarono rachmones sulla congregazione e la casa d'Israele.
Dichiararono i fedeli liberi dai giuramenti fatti durante l'anno,
a Dio e agli altri. Ringraziarono l'Onnipotente che l'Europa
avesse evitato la guerra. Andrs rese grazie con un persistente
senso di paura, e mentre la celebrazione procedeva la
sua infelicit sfoci in un'altra direzione. Quella settimana,
la minaccia della guerra si era nuovamente rivelata un'efficace
distrazione dal pensiero di Klra. Per un po' si era illuso, aveva
voluto credere che quel mese di silenzio racchiudesse una tacita
promessa, fosse il segno che Klra era ancora alle prese con
il problema che li aveva ricondotti a casa in anticipo da Nizza.
Ma ormai doveva guardare in faccia la realt. Lei non voleva
vederlo. Avevano chiuso, era evidente. Il suo silenzio non poteva
essere letto in altro modo.
Quella sera torn a casa e raccolse gli oggetti di Klra in una
cassetta di legno: il pettine e la spazzola, due sottovesti, un orecchino
spaiato a forma di giunchiglia, un portapillole di vetro
verde, un libro di racconti ungheresi e uno di poesie francesi
del Cinquecento da cui amava declamargli dei versi. Indugi
un attimo su quel libro; lo aveva comprato perch conteneva la
poesia di Marot sul fuoco che ardeva segretamente nella neve.
Cerc la pagina. La tagli delicatamente con il coltello tascabile
e la ripose nella busta che conteneva le lettere di Klra. Quelle
decise di conservarle, non tollerava il pensiero di separarsene.
Le scrisse due righe su una cartolina postale che aveva comprato
per ricordo mesi prima: una fotografia dello square Barye, il
minuscolo giardino pubblico sulla punta orientale dell'Ile Saint-
Louis, dove la notte di Capodanno le aveva sussurrato all'orecchio
la poesia di Marot.
Cara Klra, le scrisse, ecco gli oggetti che avevi lasciato
da me. Ci che provo per te non  cambiato, ma non posso
continuare ad attendere senza sapere il motivo del tuo silenzio
n se hai intenzione di romperlo. Per questo me ne assumo
io l'onere. Ti libero dalle promesse che mi hai fatto. Non devi
pi essermi fedele, n comportarti come se un domani potessi
diventare mia moglie. Ti lascio libera, ma non posso liberare
me stesso da quanto ti ho giurato; devi farlo tu, Klra, se 
quello che vuoi. Nel frattempo, dovessi scegliere di tornare da
me, scoprirai che io sono ancora, come sempre, il tuo Andrs.
Inchiod il coperchio sulla cassetta e la sollev. Non pesavano
quasi niente, quelle ultime vestigia di Klra nella sua esistenza.
Al buio and un'ultima volta in rue de Svign e pos
la cassetta sulla soglia, dove lei l'avrebbe trovata al mattino.
Il giorno dopo preg e digiun. Durante la funzione mattutina
si accorse di aver commesso un terribile errore. Se avesse
aspettato un'altra settimana, pens, forse Klra sarebbe tornata
da lui; ora si era assicurato la propria infelicit. Avrebbe voluto
correre dalla sinagoga fino in rue de Svign e riprendere
la cassetta prima che la trovassero. Ma mentre il digiuno lo purificava
dall'interno, cominci a credere di aver fatto la scelta
giusta, di aver fatto ci che doveva per salvarsi. Si copr le
spalle col talled e si chin a ripetere le diciotto benedizioni. La
ben nota progressione della preghiera gli infuse maggiore sicurezza.
La natura aveva i propri cicli; c'era un tempo per tutto,
e tutto passava.
Al momento della funzione serale il digiuno lo aveva gi depurato,
intontito e annebbiato. Si sentiva scivolare verso un
abisso, e gli mancava la forza di fermarsi. La funzione si concluse
con la spirale lacerante del suono dello shofar. Lui e Polaner
dovevano andare a cena in rue Saint-Jacques; Jzsef li aveva
invitati a rompere il digiuno con i suoi amici delle Beaux-Arts.
Attraversarono il fiume in silenzio, sprofondati nelle ultime
fasi della loro fame. Da Jzsef c'era musica, e un immenso tavolo
di liquori e cibo. Il padrone di casa augur loro buon anno
e li forn di un bicchiere di vino a testa. Poi, chiamandolo
confidenzialmente col dito, prese da parte Andrs e gli si accost
all'orecchio.
Ho saputo una cosa straordinaria su di te, disse. Secondo
il mio amico Paul stai con la madre della stangona, quel
terremoto di Elisabet.
Andrs scosse la testa. Non pi, disse. Poi agguant una
bottiglia di whisky dal tavolo e si chiuse in camera di Jzsef,
dove prese una solenne sbronza, si maledisse allo specchio, terrorizz
i passanti sporgendosi pericolosamente dal balcone, vomit
nel camino e alla fine perse i sensi sul pavimento.
...
.
...
CAPITOLO 18.
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Caf Bdouin.
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L'ebraismo non offriva shivah per l'amor perduto. Non si
recitavano kaddishim n si bruciavano candele, e non era proibito
radersi, ascoltare musica o andare al lavoro. Andrs non
poteva portare abiti strappati o passare le giornate seduto per
terra. E non poteva neanche cercare conforti pi laici; non poteva
permettersi di bere ogni notte fino all'oblio o farsi venire
un esaurimento nervoso. Dopo essersi schiodato dal parquet di
Jzsef e trascinato a casa, concluse di aver toccato il fondo del
dolore. Pensarlo fu un toccasana. Se quello era il fondo, le cose
non potevano che migliorare. Aveva rotto con Klra. Ora
doveva andare avanti senza di lei. Presto sarebbero ricominciate
le lezioni all'cole Spciale; non poteva farsi bocciare al
secondo anno per colpa di Klra. N poteva trovare scuse per
impiccarsi, saltar gi da un ponte o concedersi il lusso di fare
la tragedia greca. Doveva pensare alla sua vita. Su questo rifletteva
affacciato alla finestra della soffitta guardando rue des
coles, ancora con la speranza folle e insopprimibile di vederla
sbucare dall'angolo con il cappello rosso mentre correva da lui,
le falde del soprabito che le svolazzavano alle spalle.
Ma dopo sette settimane di silenzio, anche le speranze pi
assurde iniziarono a scemare. La vita, ignara del suo dolore,
proseguiva. Rosen e Ben Yakov tornarono a Parigi con gli altri
studenti dell'cole Spciale, Rosen in uno stato di rabbia cronica
per quanto era successo e stava ancora succedendo in Cecoslovacchia,
Ben Yakov che si struggeva per una ragazza conosciuta
in Italia quell'estate, la figlia di un rabbino ortodosso di
Firenze. Aveva giurato di sposarla e portarla a Parigi; a quello
scopo si era trovato un lavoro alla Bibliothque nationale, dove
risistemava i libri sugli scaffali, per mettere da parte i soldi.
Anche Rosen aveva una nuova passione: si era iscritto alla
Ligue internationale contre l'antismitisme e si dava un gran
daffare tra comizi e riunioni. Andrs stesso aveva meno tempo
che mai per riflettere su Klra. Su raccomandazione di Vago,
gli era stato offerto il tirocinio per il quale aveva fatto domanda
in primavera. Aveva dovuto ridurre le ore da Forestier, ma
gli spettava un piccolo stipendio con cui avrebbe compensato il
minor guadagno. Ora passava tre pomeriggi a settimana gomito
a gomito con l'architetto Georges Lemain; essendo l'ultimo
arrivato, archiviava progetti, cancellava le righe a matita, andava
a prendere il caff, faceva i conti. Lemain era stretto e lungo
come un righello e portava i lucidi capelli grigi tagliati cortissimi.
Parlava un francese rapido, metallico, e disegnava con
la precisione di una macchina. Spesso mandava i colleghi fuori
dai gangheri cantando arie d'opera mentre lavorava. Il risultato
era che lo avevano relegato in un angolo dello studio, murato
da librerie cariche dei numeri neri di L'Architecture d'Aujourd'hui.
Seduto alla sua umile scrivania accanto al grande tavolo
da disegno di Lemain, Andrs impar le arie e presto seppe
cantarle da solo. Per ricambiarne la tolleranza e lo zelo, Lemain
cominci ad aiutarlo coi compiti. Mosaici e levigate superfici di
pietra iniziarono a far capolino nei progetti di Andrs. Lemain
lo incoraggi a tenere un portfolio indipendente dai lavori per
l'cole Spciale, esortandolo inoltre a mostrargli le idee che man
mano sviluppava. E cos, un pomeriggio di fine ottobre, Andrs
si arrischi a portargli gli schizzi della casa di Nizza. Lemain li
srotol sul proprio tavolo e si chin sui prospetti.
A Nizza un muro cos non durerebbe neanche cinque anni,
disse, incorniciando coi pollici un segmento del disegno.
Devi tenere presente la salsedine. Si attaccherebbe a queste
fessure qua. Stese un foglio di carta da lucido sullo schizzo
e tracci una parete liscia. Ma hai saputo sfruttare bene la
pendenza della collina. Il terrazzamento e il patio in obliquo si
sposano perfettamente con la topografia. Piazz un altro foglio
di carta da lucido sul prospetto del retro e un due livelli
del giardino terrazzato in una sola linea curva. Non terrazzare
troppo, per. La forma della collina, lasciala com'. Puoi
piantare del rosmarino, tiene fermo il terreno.
Andrs osservava, apportando a mente ulteriori variazioni.
Nella luce violenta dello studio, quei progetti non gli apparivano
come la rappresentazione della vita che desiderava
quanto la forma vuota della casa commissionata da un cliente.
Non c'era bisogno di chiamare sala da ballo quello che era
semplicemente un luminoso salon. E le due stanzette da letto
al piano padronale potevano benissimo non essere le camere
dei bambini ma le chambres numero due e numero tre, da riempire
a capriccio del committente. In cucina non dovevano esserci
gli avanzi immaginari di un pasto interrotto; la chambre
principale non doveva ospitare due migrs ungheresi n qualcuno
in particolare. Per tutto il pomeriggio Andrs cancell e
ridisegn, fin quando non gli sembr di aver scacciato i fantasmi
dal progetto.
Con le tavole arrotolate e i fogli di carta da lucido di Lemain
sotto braccio, torn in rue des coles tra coriandoli di foglie secche.
Il loro scricchiolio sul marciapiede gli fece venire in mente
mille pomeriggi autunnali a Konyr, Debrecen e Budapest,
l'odore bruciato delle nocciole che tostavano nei bollitori di
ghisa degli ambulanti, la rigida lana grigia delle divise scolastiche,
i vasi dei fiorai improvvisamente pieni di girasoli vellutati
e mazzi di spighe. In rue des coles si ferm davanti alla vetrina
di un fotografo che aveva appena esposto una nuova serie di
ritratti: seriosi bimbi parigini, vestiti da contadinelli, stavano
in posa di fronte al raccolto dipinto sul fondale. Avevano tutti
le scarpe ai piedi, scarpe belle lucide. Andrs non pot fare a
meno di ridere forte, immaginando Tibor, Mtys e se stesso
schierati davanti a un vero covone di fieno con i vestiti dell'infanzia:
non quelle camicie e quei pantaloni impeccabili, ma camicie
da lavoro marroni cucite dalla madre, salopette di seconda
o terza mano, cinture di corda, berretti realizzati con la stoffa
dei cappotti smessi del padre. Sui piedi avrebbero avuto la polvere
fina e marrone di Konyr. Le loro tasche sarebbero state
gonfie di piccole mele sode, le braccia doloranti a furia di imballare
fieno per i vicini. Da casa sarebbe giunto l'odore intenso e
piccante del pollo alla paprikas; il padre avrebbe venduto cos
tanto legname per i carri da fieno e per i capannoni nuovi che
avrebbero mangiato pollo ogni venerd fino all'inverno. Si stava
bene in quelle calde giornate ottobrine dopo la raccolta del
fieno. L'aria era ancora dolce e fragrante, lo stagno che presto
sarebbe ghiacciato era ancora un ovale d'acqua luccicante che
rifletteva il mulino e il cielo.
Nella vetrina del fotografo, sui ritratti dei bambini, balen
una figura sfocata: il lampo di un cappotto di lana verde, di una
treccia dorata. Il riflesso attravers la strada, in direzione di
Andrs. Man mano che si avvicinava, i suoi tratti anonimi si
composero in una forma nota: Elisabet Morgenstern, che gli
diede una brusca pacca sulla spalla. Andrs si volt.
Elisabet, disse. Che ci fai nel Quartiere latino di gioved
pomeriggio? Ti vedi con Paul?
No, disse lei, regalandogli il solito sguardo durissimo.
Sono venuta a cercare te. Tir fuori dalla borsa una scatolina
di caramelle e se ne scosse una nel palmo. Te ne offrirei
una, ma le ho quasi finite.
Che succede? chiese lui, con una morsa allo stomaco. 
capitato qualcosa a tua madre?
Elisabet si rigir la caramella in bocca. Quando parl, Andrs
colse un sentore d'anice. Non voglio parlarne qui sul marciapiede.
Non possiamo andare da qualche parte?
La Colomba blu era vicina, ma Andrs preferiva non incrociare
gli amici. Le fece svoltare l'angolo e risalire la collina fino
al Caf Bdouin, dove lui e Klra si erano visti per bere qualcosa
in quella che sembrava una vita precedente. Da allora, non
ci era pi tornato. Le stesse bottiglie di liquori erano allineate
come denti dietro il bancone, le stesse tendine di un lilla sbiadito
pendevano alle finestre. Si sedettero a un tavolo vicino alla
parete e ordinarono un t.
Che c'? disse lui quando il cameriere si fu allontanato.
Non so che cosa stai facendo a mia madre, ma sar meglio
che la pianti, disse Elisabet.
Non capisco di cosa parli. Non la vedo da settimane.
Appunto! Per dirla come va detta, Andrs, sei un mascalzone.
La mamma sta da cani. Praticamente non mangia. Non
sente musica. Dorme sempre. E mi martella di continuo, per la
minima cosa. Se non prendo bei voti, se non sbrigo le faccende
come Dio comanda, se uso il tono sbagliato con lei.
E sarebbe colpa mia?
E di chi? L'hai piantata in asso. Non vieni pi da noi. Le
hai restituito tutte le sue cose.
In un istante il dolore torn a invaderlo come se non lo avesse
mai abbandonato. Che cosa dovevo fare? disse. Ho resistito
il pi possibile. Lei non mi ha scritto e non ha voluto vedermi. Io
ci sono andato, a trovarla. Ci sono andato dopo Rosh Hashanah,
quando tutti parlavano di evacuazione. La signora Apfel ha detto
che tua madre non riceveva nessuno, men che meno il sottoscritto.
E neanche dopo quella volta mi ha mandato un messaggio che
fosse uno. Ho dovuto lasciar perdere. Ho dovuto rispettare i suoi
desideri. E ho anche dovuto stare attento a non perdere la testa.
Quindi l'hai lasciata perch era pi facile.
Non ho tagliato la corda, Elisabet. Le ho scritto, quando
le ho spedito le sue cose. Le ho detto che i miei sentimenti non
erano cambiati.  chiaro che non vuole vedermi.
Allora perch  cos infelice? Non si vede con un altro. Non
esce mai. La sera sta sempre a casa. Le domeniche pomeriggio
le passa a letto. Arriv il cameriere con il t, ed Elisabet aggiunse
un goccio di latte nella propria tazza. Non mi lascia
mai un momento da sola con Paul. Devo uscire di nascosto nel
cuore della notte, per vederlo.
 questo il punto? Che non puoi stare un momento da sola
con Paul?
Lei lo guard con le labbra tese in una smorfia di disgusto.
Sei un imbecille, lo sai? Un imbecille fatto e finito. Pensala
come vuoi, ma a me importa di come sta mia madre. Pi che a
te, a quanto pare.
Importa anche a me! url lui, sporgendosi sul tavolo. Ci
sto impazzendo su questa storia. Ma non posso cambiare idea
al posto suo, Elisabet. Non posso farle provare quello che non
prova. Se parleremo, dovr essere lei a cercare me.
Ma non lo far, non ci arrivi? Star sempre peggio.  capacissima
di andare avanti cos. Non cerca altro da tutta la vita. E
far stare malissimo anche me. Elisabet si guard la mano, e
Andrs not per la prima volta che portava un anello all'anulare:
un diamante con due smeraldi che formavano una foglia. Mentre
lui lo osservava, Elisabet ne ruot pensosamente la fascia.
Io e Paul ci siamo fidanzati, disse. A giugno, quando
finisco la scuola, vuole portarmi a New York.
Andrs alz un sopracciglio. Tua madre lo sa?
Certo che no! Lo sai cosa direbbe. Fosse per lei, dovrei
aspettare di avere trent'anni prima di guardare un uomo. Ma
non credo che voglia vedermi fare la sua fine, sola e vecchia.
Ma  ovvio che non vuole vederti fare la sua fine.  proprio
questo il punto! Era troppo giovane quando ha avuto te.
Non vuole vederti fare la stessa fatica.
Ti dico una cosa. Elisabet gli rivolse il suo sguardo duro
come granito. Non farei mai la sua fine. Se restassi incinta di
uno che non mi ama, so come mi comporterei. Conosco ragazze
che l'hanno fatto. Farei quello che avrebbe dovuto fare lei.
Come puoi parlare cos? disse Andrs. Ha rinunciato
a tutta la sua vita per crescere te.
Mica  colpa mia, disse Elisabet. E non significa che
potr decidere lei per me, quando avr diciotto anni. Sposer
chi voglio io. Andr a New York insieme a Paul.
Sei una bambina egoista, Elisabet.
Egoista a chi? Lei strinse gli occhi e gli punt un dito
contro. Sei tu che l'hai scaricata quando  caduta in depressione.
Una persona in quello stato non manda inviti a pranzo e
nemmeno messaggi d'amore. Ma probabilmente non le hai mai
voluto neanche un po' di bene, vero? Ti interessava portartela
a letto, non conoscerla sul serio.
S invece! E stata lei a respingermi, Mentre lo diceva, per,
Andrs avvert una specie di cambiamento di pressione, un
colpo silenzioso che gli risuon nelle orecchie. Certo che lei lo
aveva respinto, e pi di una volta. Ma lui aveva fatto altrettanto.
A Nizza, all'hotel Taureau d'or, quando lei era sembrata sul
punto di raccontargli il proprio passato, l'aveva piantata in asso
al tavolo invece di ascoltarla. E pi tardi, sempre quella sera, a
casa, aveva preteso che lei gli dicesse tutto in modo cos brutale
da spaventarla. Poi aveva fatto le valigie e l'aveva riportata
a Parigi. Da allora aveva cercato di vederla una sola volta, per
la precisione. Le aveva scritto un'unica cartolina e restituito le
sue cose, dopodich aveva fatto di tutto per togliersela dalla testa
e cancellarla dalla propria vita. Un finale netto e triste per il
loro amore: la spedizione di alcuni oggetti, un messaggio senza
risposta. Cos non avrebbe mai dovuto ascoltare rivelazioni che
forse lo avrebbero ferito o portato a cambiare opinione su di
lei; la sua scelta era stata quella di preservare l'idea e il ricordo
che aveva di Klra: il corpo minuto e forte, lei che lo ascoltava
o gli parlava, le notti passate insieme in rue des coles. Se da
un lato si era detto che voleva sapere ogni cosa di lei, dall'altro
si era tirato indietro impaurito. Aveva creduto di amarla, ma
non l'aveva amata in tutto e per tutto, non pi di quanto avesse
amato le immagini argentate di quelle vecchie carte o il nome
di Klra su una busta color avorio.
Dici che le va di vedermi? domand a Elisabet.
Lei lo guard a lungo, con un'ombra di sollievo che scaldava
quei due laghi freddi e azzurri che erano i suoi occhi. Chiedilo a lei, rispose.
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CAPITOLO 19.
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Un vicolo.
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Nelle nove settimane dall'ultima volta in cui Andrs e Klra si
erano visti, il tempo non era rimasto in letargo. La Terra aveva
continuato a girare intorno al sole, le truppe tedesche avevano
marciato nei Sudeti e anche nell'orbita pi circoscritta dell'esistenza
di Andrs il cambiamento si era fatto strada. C'era la
sensazione viva del vento sulla nuca; aveva tagliato i capelli
che si era lasciato crescere per far contenta lei. Le lezioni del
mattino con Vago erano terminate; gli studenti dell'ultimo anno
si erano laureati; i nuovi del primo anno ascoltavano con muta
attenzione quando lui e i compagni davano le loro valutazioni
in laboratorio. Ormai padroneggiava il francese, che aveva superato
i confini della mente inconscia insediandosi nel territorio
dei sogni. E c'erano i progetti di nuovi allestimenti da Forestier
(per Lisistrata, uno scorcio del Partenone e una foresta di falli
simili a colonne; per Il giardino dei ciliegi, un salotto con le pareti
di stoffa sottili e impalpabili, tappezzate di luci nascoste,
che prendevano trasparenza durante lo spettacolo finch non
sparivano rivelando le file d'alberi dietro).
Poi c'era la sua stanza in rue des coles. Aveva incastrato il
tavolo nell'incavo spiovente del tetto, dove poteva appuntare i
progetti al soffitto. Si era procurato una lampada col paralume
verde per farsi luce mentre lavorava, e aveva fissato i disegni di
alcuni edifici alle pareti: non i transatlantici e gli iceberg progettati
dai suoi docenti, n l'architettura monumentale di Parigi,
ma i semplici ovoidi delle capanne ghanesi, le dimore dei pellerossa
scavate nella roccia simili a nidi d'uccello e i muri dorati
della Palestina. Aveva copiato le immagini dalle riviste e dai
libri, le aveva dipinte a tempera con i colori comprati a Nizza
per pochi soldi. Sul pavimento c'era uno spesso tappeto rosso
che odorava di fumo di legna; sul letto, una coperta color panna
ricavata da un sipario strappato. E accanto al camino c'era
una poltrona bassa e profonda di velluto arancione scolorito,
che aveva trovato un mattino buttata sul marciapiede davanti al
palazzo. Giaceva capovolta in una posizione vile e mortificante,
come se avesse cercato invano di barcollare verso casa dopo una
notte di bagordi. Aveva un buffo compagno, un poggiapiedi ornato
di frange e fiocchetti che somigliava a un cagnolino peloso.
Su quella poltrona adesso sedeva Klra. Le aveva scritto,
le aveva spiegato che voleva vederla, aveva semplicemente richiesto
la sua compagnia per una sera. Anche se si era detto di
non aspettarsi una risposta, sperava che Elisabet potesse convincerla
a riscrivergli. Poi quella sera, quando era tornato dal
laboratorio di Forestier, l'aveva trovata seduta sulla poltrona,
le scarpe nere allineate accanto come un paio di semiminime.
Si ferm sulla soglia e la fiss, temendo che fosse un'apparizione;
lei si alz e gli tolse la cartella dalla spalla, gli infil le mani
sotto il cappotto, si strinse al suo petto. Andrs percep il suo
profumo di miele e lavanda, la sua pelle fragrante come pane.
Quella sensazione cos familiare gli fece quasi venire le lacrime
agli occhi. Le appoggi il pollice sull'incavo della gola, tocc il
bottone d'ambra della sua camicetta.
Ti sei tagliato i capelli, disse lei.
Lui annu, incapace di parlare.
Sembri pi magro, continu Klra. Come se non avessi
mangiato.
E tu? chiese lui e studi il suo volto. Gli occhi scavati erano
ombreggiati di viola, la carnagione dorata dal sole era sbiadita
in avorio. Sembrava quasi trasparente, come se un vento
l'avesse svuotata dall'interno. Si stringeva il corpo come se le
dolesse dappertutto.
Ti preparo un t, disse Andrs.
Non disturbarti.
Credimi, Klra, non  affatto un disturbo. Mise l'acqua
a bollire e prepar il t per entrambi. Poi accese il fuoco e si
sedette sul poggiapiedi a frange. Le sollev la gonna sopra il ginocchio,
sganci i bottoncini di gomma dalle asole metalliche
delle giarrettiere, le sfil le calze. Non le accarezz le gambe,
anche se avrebbe voluto, non affond il viso fra le sue cosce. Le
prese i piedi in mano e ne segu la pianta con i pollici.
Lei gett un grido, un sospiro. Perch insisti con me? disse.
Che cosa vuoi?
Lui scosse la testa. Non lo so, Klra. Forse solo questo.
Sono stata cos triste da quando siamo tornati da Nizza, disse lei. Non riuscivo a trascinarmi fuori dal letto. Non
riuscivo a mangiare. Non riuscivo a scrivere una lettera n a
rammendare un vestito. Quando sembrava che la Francia stesse
per entrare in guerra, mi  preso il terrore che ti arruolassi
come volontario. Tacque e scosse la testa. Ho passato due
notti in bianco cercando di trovare il coraggio di venire da te,
e mi sono procurata un'emicrania cos terribile da non potermi
alzare. Non riuscivo a lavorare. Sono quindici anni che non
mi ammalo tanto da annullare le lezioni. La signora Apfel ha
dovuto avvisare tutti che sarei stata assente.
Le hai detto di mandarmi via se fossi venuto a cercarti.
Pensavo che saresti venuto solo per dirmi che andavi in
guerra. Pensavo che non sarei sopravvissuta a quella notizia. E
poi mi hai rimandato le mie cose. Dio, Andrs! Ho letto il tuo
biglietto un centinaio di volte! E ho provato a risponderti un
centinaio di volte, ma buttavo sempre via tutto. Qualunque cosa
scrivessi sembrava sbagliata o da vigliacchi.
Ma poi la Francia non  entrata in guerra.
No. E io, egoisticamente, ho fatto i salti di gioia, credimi,
anche se sapevo cosa significava per la Cecoslovacchia.
Andrs sorrise mestamente. In realt non ho rimandato
indietro tutte le tue cose. Ho tenuto la poesia D'Anne qui luy
jecta de la neige.
Quella di Marot.
S. Ho ritagliato la pagina dal libro.
Hai danneggiato il mio libro!
A quanto pare.
Klra scosse la testa e pos la fronte sul palmo della mano,
appoggiando il gomito sul bracciolo. Quando  arrivata la tua
lettera questa settimana, mia figlia mi ha detto che avrebbe perso
ogni rispetto per me se non fossi venuta subito a cercarti
Tacque e gli lanci un sorrisetto ironico. L per l mi  parso
gi incredibile sentirle dire che aveva rispetto per me. Poi ho
deciso che mi conveniva venire.
Klra, disse lui, avvicinandosi per prenderle le mani. Temo
che adesso dovr farti quelle domande antipatiche. Devo sapere
cosa pensavi quando siamo tornati da Nizza. Devi dirmelo,
non so nemmeno il nome di quell'uomo. Del padre di Elisabet.
Devi dirmi perch sei venuta qui in Francia.
Lei sospir e si mise a contemplare il fuoco. Nel camino, il calore
scorreva fra le braci come liquido volatile. Il suo sguardo si
abbeverava di quei bagliori rossi. Il padre di Elisabet, disse,
e accarezz il bracciolo vellutato della poltrona. Quell'uomo.
E poi, anche se era gi mezzanotte passata, gli raccont la
sua storia.
Nella seconda decade del secolo, i migliori allievi danzatori di
Budapest studiavano con Viktor Vasil'evic Romankov, caparbio
ed eccentrico terzogenito di una squattrinata famiglia aristocratica.
A San Pietroburgo, quando la citt si chiamava ancora
cos, Romankov aveva studiato alla Scuola imperiale di danza
e fatto parte del famoso corpo di ballo del teatro Mariinskij; a
trentacinque anni aveva lasciato la compagnia per fondare la
propria scuola, dove aveva insegnato a centinaia di studenti,
fra i quali la grande Olga Spessivtseva e Aleksandra Danilova.
Da giovane, lui stesso aveva lottato per instillare il seme della
precisione nella propria tecnica ballettistica; i suoi sforzi per
demistificare la fisiologia della danza, e la pazienza che aveva
appreso negli anni della formazione, lo avevano reso un insegnante
straordinariamente capace. La sua fama si era diffusa a
ovest, attraversando l'Atlantico. Quando la sua famiglia aveva
perso ci che ancora rimaneva delle sue grandi fortune ai primi
segnali della rivoluzione, era fuggito da San Pietroburgo, con
l'intenzione di emigrare a Parigi seguendo la strada tracciata
dal suo eroe Djagilev, fondatore dei Balletti russi. Ma arrivato
a Budapest, era gi sfinito e senza un soldo. Inaspettatamente,
si scopr innamorato di quella citt di ponti e parchi, di edifici
ornati a maioliche e di viali alberati. Pochi giorni dopo and
a informarsi presso il Balletto reale ungherese; scopr che l'accademia
seguiva un sistema di insegnamento inguaribilmente
sorpassato e aveva da tempo bisogno di un cambiamento. La
direttrice artistica conosceva Romankov. Era esattamente il tipo
di persona che la scuola voleva assumere; fu pi che lieta di
accoglierlo. E cos rimase a Budapest.
Klra fu una delle sue prime allieve. Inizi con lui all'et di
undici anni. Romankov la individu durante una lezione che
aveva visto di sfuggita mentre passava davanti a una finestra
del quartiere ebraico; entr subito nella scuola, la stacc dalle
compagne prendendola per mano, disse alla maestra che era un
amico di famiglia e che doveva portarla a casa per una questione
urgente. Fuori, le spieg che era un insegnante di danza di
San Pietroburgo, che aveva notato il suo talento e voleva vederla
ballare. Poi l'accompagn alla Scuola reale di balletto in
Andrssy ut, un alveare di sale ben pi malconce della scuola
da cui era appena uscita. I pavimenti erano ingrigiti dal tempo,
i pianoforti graffiati, le pareti spoglie senza nemmeno una
stampa di Degas, l'aria sapeva di piedi, scarpette di raso e pece
greca. Quel giorno non c'erano lezioni; nella scuola deserta
aleggiava solo lo strano ronzio di quelle stanze destinate per natura
a essere piene di musica e ballerini. Romankov port Klra
in una delle sale pi piccole e si accomod al piano. Mentre lui
suonava un minuetto lei si esib nella danza della farfalla che
aveva ballato al saggio dell'anno prima. La musica era sbagliata
ma il ritmo giusto; mentre danzava, Klra aveva la sensazione
che stesse compiendosi un evento fatidico. Quando termin,
Romankov applaud e le fece eseguire un inchino. Era splendida
per la sua et, le disse, e si faceva ancora in tempo a correggere
le sue imperfezioni tecniche. Doveva cominciare a esercitarsi
immediatamente; quella era la scuola dove sarebbe diventata
una ballerina. Doveva parlare con i genitori subito, in giornata.
L'undicenne Klra, lusingata da quella visione del proprio
futuro, lo accompagn alla villa dei suoi in Benczur utca. Nel
salotto dai divani color salmone, Romankov annunci alla sbigottita
madre di Klra che la bambina stava perdendo tempo
nella scuola di Wesselnyi utca e che doveva iscriversi immediatamente
alla Scuola reale di balletto. Era possibile che Klra
avesse un brillante futuro nella danza, ma lui doveva riparare ai
danni arrecati dall'attuale insegnante. Mostr alla signora Hsz la
curva manierata delle mani di Klra, l'en dehors esagerato della
quinta posizione, l'andamento a scatti dei suoi port de bras,
poi le distese le mani in una curva pi adatta a una bambina, le
fece assumere una quinta posizione meno aperta, la prese per
i polsi e le fece galleggiare le braccia da una posizione all'altra
come nell'acqua. Ecco come doveva apparire una ballerina, come
doveva muoversi. Poteva insegnarglielo lui, e se si fosse distinta
sarebbe entrata nelle file del Balletto reale.
La madre di Klra, che, per un caso del destino e dell'amore,
era stata sottratta all'oblio agreste di Kaba e posta al centro
del pi altolocato giro mondano di Budapest, non avrebbe mai
immaginato che un domani sua figlia sarebbe potuta diventare
una ballerina professionista; ci che sognava per lei e il fratello
era una vita di agi e comodit. Certo Klra studiava danza,
essendo la grazia una qualit necessaria per le fanciulle della
sua estrazione sociale. Ma una carriera da ballerina era del tutto
esclusa. Ringrazi Romankov per l'interessamento e gli augur
buona fortuna per il nuovo incarico alla Scuola reale di balletto;
ne avrebbe parlato con il marito quella sera. Dopo averlo
congedato, sal con Klra nella sua cameretta e le spieg perch
non poteva studiare con quel simpatico signore russo. La danza
per una bambina era uno svago piacevole, non un'attivit da
svolgere di fronte a un pubblico per denaro. Le ballerine professioniste
facevano una vita di stenti, povert e sfruttamento.
Raramente si sposavano e, nel caso, i loro matrimoni si rivelavano
infelici. Da grande Klra sarebbe diventata una moglie e
una madre. Se voleva danzare poteva organizzare dei balli per
i suoi amici, come facevano anya e apa.
Klra annu e accondiscese, perch adorava sua madre. Ma
a undici anni sapeva gi che avrebbe fatto la ballerina. Lo sapeva
sin da quando il fratello l'aveva portata a vedere la Cenerentola
all'Operahz a cinque anni. La volta successiva, quando
la governante la lasci per la lezione di danza nella scuola di
Wesselnyi utca, corse per sette isolati fino alla Scuola reale
di balletto in Andrssy ut e chiese a una delle ballerine dove
poteva trovare quel signore alto con la barba rossa. La ragazza
l'accompagn in una sala in fondo al corridoio, dove Romankov
stava per cominciare una lezione agli allievi del corso intermedio.
Non sembr affatto stupito di vedere Klra; le fece posto
alla sbarra fra due altre bambine e, con la sua voce baritonale
dall'accento russo, impart una difficile serie di esercizi. Finita
la lezione Klra torn nella vecchia scuola in tempo per l'appuntamento
con la governante, alla quale non raccont nulla della
propria avventura. Passarono tre settimane prima che i genitori
scoprissero che aveva disertato la scuola di Wesselnyi utca. A
quel punto era troppo tardi: Klra era entusiasta di Romankov e
della Scuola reale di balletto. Il padre, pi indulgente, convinse
la madre che la bambina non correva alcun pericolo di calcare il
palcoscenico; la nuova scuola era semplicemente una versione
pi rigorosa di quella che aveva frequentato fino ad allora. Si
era informato sui trascorsi professionali di Romankov, e non
si poteva negare che fosse un valentissimo insegnante. Il fatto
che sua figlia studiasse con quel famoso maestro era un onore che
solleticava l'orgoglio borghese di Tams Hsz e confermava i
suoi pregiudizi paterni.
Dei venti allievi che componevano il corso preparatorio alla
Scuola reale di balletto, diciassette erano femmine e tre maschi.
Fra questi ce n'era uno alto e scuro di capelli che si chiamava
Sndor Goldstein. Era figlio di un falegname e odorava perennemente
di legna appena tagliata. Romankov non lo aveva scoperto
durante una lezione di danza ma nella piscina del Lido
Palatino, dove Goldstein si allenava nei tuffi acrobatici con un
gruppo di amici. A dodici anni era in grado di fare la verticale
sul bordo del trampolino e darsi lo slancio, eseguire una capriola
all'indietro ed entrare in acqua di testa. A scuola aveva vinto la
medaglia di educazione fisica per tre anni di fila. Quando
Romankov gli aveva proposto di diventare suo allievo, Goldstein
aveva bollato la danza come un'attivit da femmine. Romankov
aveva risposto chiedendo a un ballerino della Scuola reale
di andare incontro a Goldstein mentre tornava da scuola, sollevarlo
come un bilanciere e correre cos per le strade finch il
ragazzino non lo avesse supplicato di rimetterlo gi. L'indomani
Goldstein si iscrisse al corso preparatorio di Romankov; all'et
di tredici e dodici anni rispettivamente, lui e Klra si esibivano
gi in ruoli per bambini con il Balletto reale.
Per Klra, Sndor era un fratello, un amico, un compagno
di marachelle. Lui le insegn a mandare Romankov su tutte le
furie ballando con mezza battuta di ritardo sulla musica. Le fece
conoscere prelibatezze che non aveva mai gustato: la punta
secca e saporita di una salsiccia di Debrecen; i rimasugli cristallini
dentro la pignatta delle noci caramellate, che si potevano
comprare con mezzo fillr alla fine della giornata; le piccole
mele acide che si usavano per la marmellata ma che erano una
squisitezza, a patto di non farne una scorpacciata. E al grande
mercato di Vmhz krut le insegn a rubare. Mentre Klra intratteneva
il venditore di caramelle con le sue piroette, Sndor
sgraffignava una manciata di quelle alla pesca per tutti e due.
Faceva scivolare minuscole matrioske dentro il berretto, attorcigliava
al mignolo fazzoletti ricamati, pescava dolcetti dai cestini
della spesa mentre le massaie tiravano sul prezzo di frutta
e verdura. Klra lo invit a pranzo dai genitori, di cui presto
divenne il beniamino. Suo padre ci chiacchierava come fosse un
adulto, sua madre lo riempiva di cioccolatini ricoperti di glassa
rosa e suo fratello gli metteva una giubba militare e gli insegnava
a sparare a fantomatici serbi.
Quando Klra e Sndor raggiunsero la forza necessaria,
Romankov li mise a danzare in coppia. Insegn a Sndor a sollevare
Klra senza dare segno di fatica, a farla sembrare leggera come
un fuscello. Insegn loro a danzare come una persona sola, ad
ascoltarsi vicendevolmente il ritmo del respiro, la circolazione
del sangue nelle vene. Li faceva studiare insieme sui manuali di
anatomia e li interrogava sulla muscolatura e la struttura scheletrica.
Li port a vedere le autopsie alla facolt di Medicina. Cinque
volte a settimana si esibivano con il Balletto reale. A tredici
anni Klra era gi stata una falena, una silfide, un confetto, un
cignetto, una dama di compagnia, un ruscello di montagna, un
raggio di luna, una colomba. I genitori si erano rassegnati alle
sue apparizioni in scena; la sua fama crescente era valsa loro un
certo prestigio fra gli amici. Quando compirono rispettivamente
quattordici e quindici anni, Klra e Sndor cominciarono a interpretare
ruoli da protagonisti, scalzando colleghi pi anziani
di quattro o cinque anni. Vennero a vederli grandi maestri di
danza da Parigi, Pietrogrado e Londra. Ballarono per i sovrani
europei deposti, per grandi ereditieri francesi e americani. E
nel vortice delle audizioni e degli esercizi, delle prove costume
e degli spettacoli, accadde l'inevitabile: si innamorarono.
Un anno dopo, nella primavera del 1921, il reggente, l'ammiraglio
Mikls Horthy, venne a sapere che i ballerini pi famosi
del suo regno senza re erano due ragazzi ebrei che avevano
imparato a danzare da un emigrato bielorusso. Ovviamente
nessuna legge vietava agli ebrei di diventare ballerini; nella
Compagnia reale di balletto non esisteva un corrispettivo del
numerus clausus, che limitava la presenza ebraica nelle universit
e nei posti pubblici a un ragionevole sei per cento. Si trattava
per di una circostanza che urtava la sensibilit nazionalista
di Horthy. Gli ebrei ungheresi potevano essere magiarizzati,
ma non erano dei veri ungheresi. Potevano partecipare alla vita
economica e civile del paese, ma non dovevano candidarsi a
fulgido esempio dei successi magiari sui palcoscenici mondiali.
Come invece era stato chiesto a quei due ragazzi; ragion per cui
il ministro della Cultura aveva portato la circostanza all'attenzione
di Horthy. Klra e Sndor erano stati invitati a esibirsi
in diciassette citt straniere quella primavera e avevano richiesto
il visto necessario.
Il massimo disturbo che Horthy potesse prendersi per quel
problema era riconoscere la necessit di correre ai ripari. Disse
al ministro della Cultura di occuparsene come meglio credeva.
Il ministro affid il problema a un sottosegretario noto
per la sua ambizione e per i suoi inequivocabili sentimenti nei
confronti degli ebrei. Costui, Madarsz, svolse il proprio incarico
senza perder tempo. Per prima cosa viet all'ufficio visti
di concedere il lasciapassare per l'estero ai due danzatori.
Poi ordin a due poliziotti, noti appartenenti alla formazione
di destra delle Croci frecciate, di sorvegliare costantemente i
movimenti della coppia. Klra e Sndor non intuirono mai che
c'era un legame fra i poliziotti che vedevano ogni sera nel vicolo e le difficolt che stavano incontrando all'ufficio visti; quegli
uomini sembravano quasi non accorgersi di loro. Di solito litigavano.
Erano sempre ubriachi: si passavano di continuo una
borraccia dell'esercito. Indipendentemente da quanto Klra e
Sndor facessero tardi a volte si trattenevano all'Operahz
fino a mezzanotte e mezzo o l'una, perch era l'unico posto in
cui potevano stare soli quegli uomini erano sempre l. Dopo
una settimana passata ad ascoltarne i litigi, Sndor venne a sapere
i loro nomi: quello alto con la mascella quadrata era Lajos;
quello che somigliava a un bulldog si chiamava Gspr. Sndor
prese l'abitudine di salutarli con la mano. I poliziotti non
rispondevano mai, naturalmente; lanciavano solo uno sguardo
gelido a lui e Klra mentre passavano.
Dopo un mese i due uomini erano ancora l, la loro presenza
misteriosa come sempre. Ma ormai erano diventati parte del
paesaggio, componenti della vita quotidiana di Sndor e Klra.
Quella situazione avrebbe potuto protrarsi all'infinito, o almeno
fino a quando il ministero della Cultura non avesse perso interesse,
se i poliziotti non si fossero stufati di fare perennemente
la guardia. La noia e l'alcol resero il loro silenzio oppressivo.
Cominciarono ad apostrofare Klra e Sndor: Ehi, piccioncini.
Ehi, tesorucci. E buona la signorina? Ce la fai assaggiare anche
a noi? Ma ce l'avete qualcosa in mezzo alle gambe, voi ballerini?
Lo sa come si usa, amore? Sndor prendeva Klra per il
braccio e la trascinava via in fretta, ma lei lo sentiva tremare di
collera mentre gli insulti di quei due li inseguivano per strada.
Una sera quello di nome Gspr si avvicin, puzzolente di
liquore e sigarette. Klra ricordava di aver pensato che la bretella
di cuoio sul suo petto somigliava alla cinghia che si usava
a scuola per picchiare i bambini indisciplinati. L'uomo estrasse
il manganello dal fodero e se lo batt su una gamba.
Che stai aspettando? lo incit quello che si chiamava Lajos.
Gspr infil il manganello sotto l'orlo del vestito di Klra;
con un movimento fulmineo glielo sollev sopra la testa, scoprendola
per un attimo fino alla cintola.
Ecco qua, url Gspr a Lajos. Ora l'hai vista.
All'improvviso, senza darle il tempo di capire cosa stesse
succedendo, Sndor fece un passo avanti, afferr il manganello
per la punta e cerc di strapparlo al poliziotto, che lo teneva
stretto dall'altra parte. Poi gli diede un calcio al ginocchio,
facendolo ululare di dolore. Il poliziotto stratton via il manganello
e colp Sndor alla testa. Sndor cadde in ginocchio e
alz le braccia, ma il poliziotto cominci a prenderlo a calci in
pancia. Per un momento Klra rimase paralizzata dall'orrore;
non capiva cosa stesse succedendo e nemmeno perch. Grid
all'uomo di fermarsi, cerc di allontanarlo da Sndor. Ma
l'altro poliziotto, Lajos, la prese per un braccio e la tir via.
La trascin in una rientranza del vicolo, la costrinse a stendersi
sul selciato e le ammucchi la gonna sui fianchi. Le cacci
un fazzoletto in bocca, le mise una pistola sotto il mento
e fece quel che fece.
Il dolore ebbe il potere di infonderle lucidit. Cominci a tastare
per terra, cercando quel che sapeva essere l: il manganello,
freddo e liscio sull'acciottolato. Lajos lo aveva lasciato cadere
quando si era chinato a sbottonarsi i pantaloni. Klra chiuse
le dita intorno al manganello e colp il poliziotto alla tempia.
Quando l'uomo lanci un guaito portandosi una mano alla testa,
gli sferr un calcio al petto con tutta la forza che aveva. Lui
cadde all'indietro contro il muro in fondo alla nicchia, batt la
testa alla base della parete e rimase immobile. In quel momento,
dal vicolo dove Sndor e il poliziotto avevano lottato, giunse
un colpo secco, percussivo. Un rumore che sembr entrare
nel cervello di Klra e deflagrare verso l'esterno.
Poi un terribile silenzio.
Klra si alz in ginocchio e si trascin fuori, verso il punto
in cui la sagoma di un uomo era accucciata su un'altra. Sndor
giaceva riverso con gli occhi sgranati al cielo. Il poliziotto con
la faccia da bulldog gli stava inginocchiato accanto e gli teneva
una mano sul petto. Piangeva, diceva al ragazzo alzati, mannaggia
a te, alzati. Gli diceva brutto bastardo lurido. La sua
mano si stacc dal petto di Sndor coperta di sangue. Raccolse
da terra la pistola che aveva lasciato cadere e la rivolse contro
Klra; il tamburo mand un bagliore e tremol fra le pareti
oscure del vicolo. Lei arretr verso la nicchia dove giaceva
l'altro poliziotto. Si inginocchi, cercando la rivoltella; l'aveva
sentita rimbalzare sul selciato quando lo aveva colpito. Era l
per terra, fredda e pesante. La raccolse con una mano e cerc
di tenerla stretta contro la gamba. Il poliziotto che aveva sparato
a Sndor avanzava verso di lei, in lacrime. Se un momento
prima non lo avesse visto impugnare un'arma, avrebbe pensato
che stesse avvicinandosi per supplicarla. Klra guard Sndor
a terra e sent la pistola pesarle nella mano, la stessa pistola che
il poliziotto di nome Lajos le aveva premuto sulla gola. La alz
e la tenne ferma.
Una seconda esplosione. L'uomo inciamp all'indietro e cadde;
poi, l'immobilit totale.
Fu la spalla dolorante per il contraccolpo a farle capire che
non aveva sognato: aveva fatto fuoco, aveva sparato a un uomo.
Da Andrssy ut arriv il grido di una donna. Pi avanti, una
sirena lanci il suo ululato a due note. Klra usc dalla nicchia
con la pistola in mano e si avvicin al poliziotto che aveva colpito.
Era riverso sul marciapiede, un braccio buttato sopra la
testa. Dalla nicchia arrivarono un gemito e una parola che Klra
non riusc a capire. L'altro poliziotto si era alzato carponi. Vide
la rivoltella in mano a Klra e il collega morto per strada. Tre
giorni dopo sarebbe morto anche lui per la ferita alla testa, ma
non prima di aver rivelato chi aveva ucciso il collega e ferito
lui a morte. Le sirene lontane si fecero pi vicine; Klra lasci
cadere la pistola e scapp.
Aveva ucciso un poliziotto e ferito mortalmente un altro. Quelli
erano i fatti. Mentre non sarebbe mai stato possibile dimostrare
in tribunale che uno di quei due poliziotti le aveva usato violenza.
Tutti i testimoni erano morti, e in pochi giorni i lividi e le escoriazioni
di Klra erano spariti. Dietro insistenza dell'avvocato del
padre, la spedirono oltreconfine, in Austria, da li in Germania
e dalla Germania in Francia. La citt di Parigi le avrebbe dato
rifugio e Olga Nevitskaja, famosa insegnante di danza cugina di
Romankov, protezione. Doveva essere una soluzione temporanea.
Avrebbe abitato dalla Nevitskaja giusto per dare il tempo ai
genitori di capire chi potevano corrompere, o come garantirle la
salvezza in un altro modo. Ma gi dopo due settimane fu evidente
che Klra era in una situazione pericolosa. L'avevano accusata di
omicidio. Trattandosi di un reato grave, l'avrebbero sicuramente
processata come un'adulta. L'avvocato del padre non vedeva
garanzie di successo se avessero accampato la legittima difesa; la
polizia aveva stabilito che l'uomo ucciso da Klra era disarmato
quando lei aveva sparato. Ovviamente aveva una pistola; aveva
sparato a Sndor qualche attimo prima. Ma secondo la testimonianza
dell'altro poliziotto, quello che aveva assistito alla scena,
il collega l'aveva lasciata cadere prima di avvicinarsi a Klra. La
testimonianza era stata confermata dalle prove materiali: la pistola
era stata rinvenuta accanto al corpo di Sndor, a tre metri
dall'agente caduto.
Come se non bastasse, si scopr che l'uomo ucciso da Klra
era un eroe di guerra. Aveva salvato quindici membri della sua
compagnia nella battaglia di Kovel e ricevuto un encomio ufficiale
dall'imperatore. E se questo non fosse stato sufficiente a
mettere un giudice contro Klra, emerse o lo dichiar la polizia
che negli ultimi tempi i simpatizzanti di destra del loro
distretto avevano ricevuto messaggi minatori da Gesher Zahav,
un'organizzazione sionista alla quale Klra e Sndor erano stati
collegati. Il mese prima i due ballerini erano stati visti entrare
e uscire dalla sede dell'organizzazione in Dohny utca; che
importava se avevano solo partecipato alle serate danzanti domenicali,
non complottato l'assassinio di due spie della polizia.
Il fatto che Klra fosse sparita stava a significare che era colpevole,
che era uno strumento della congiura ordita da Gesher
Zahav. La notizia si sparse per tutta la citt; ogni giornale
di Budapest pubblic un articolo in prima pagina sulla giovane
danzatrice ebrea che aveva assassinato un eroe di guerra. A
quel punto i genitori persero la speranza di riportarla a casa. Era
stata una fortuna, scrisse l'avvocato del padre, essere riusciti a
farla espatriare in tempo. Se fosse rimasta, ci sarebbe stato un
altro bagno di sangue.
Durante i primi due mesi da madame Nevitskaja, Klra giacque
in una stanzetta buia che affacciava su una chiostrina. Ogni
brutta notizia da Budapest sembrava spingerla sempre pi in
fondo a un pozzo. Non riusciva a dormire, non riusciva a mangiare,
non sopportava di essere toccata. Sndor era morto. Non
avrebbe pi rivisto i genitori e il fratello. Non sarebbe pi tornata
a Budapest. Non avrebbe pi vissuto in un luogo dove intorno
a lei parlassero solo ungherese. Non avrebbe pi pattinato
al Vrosliget n ballato sul palcoscenico dell'Operahz, non
avrebbe pi visto i compagni di scuola n mangiato un cono
di pasta di marroni passeggiando in riva al Danubio sull'isola
Margherita. Non avrebbe pi visto le belle cose che conservava
nella sua stanza, i diari rilegati in cuoio, i vasi in porcellana di
Herend, i cuscini ricamati, le matrioske, il piccolo zoo di vetro.
Aveva addirittura perso il suo nome, non sarebbe mai pi stata
Klra Hsz; sarebbe stata per sempre Claire Morgenstern, un
nome scelto per lei da un avvocato. Ogni mattina si svegliava
affrontando la consapevolezza della realt, che tutto era successo
veramente, che lei l in Francia da madame Nevitskaja era
una latitante. Sembrava che questo l'avesse minata anche nel
fisico. Ogni giorno passava le prime ore del mattino china su
una bacinella, a vomitare cibo o solo succhi gastrici. Ogni volta
che si alzava in piedi pensava di svenire. Una mattina madame
Nevitskaja entr nella sua stanza e le fece una serie di domande
all'apparenza misteriose. Le doleva il seno? L'odore del cibo le
dava la nausea? Quando le erano venute le ultime mestruazioni?
Pi tardi quel giorno arriv un medico, che la sottopose a
un esame doloroso e umiliante, e conferm i sospetti di madame
Nevitskaja: Klra era incinta.
Per tre giorni riusc soltanto a fissare la freccia di cielo che
vedeva dal letto. Era solcata da nuvole, percorsa da uccelli
marroni in formazione a V; di sera diventava indaco e poi si
riempiva del nero-oro della notte parigina. Klra guardava il
cielo mentre Masha, la domestica della Nevitskaja, le dava il brodo
di pollo con il cucchiaio e le bagnava la fronte. Lo guardava
mentre la Nevitskaja le spiegava che non doveva subire la
tortura di portare in grembo il figlio di quell'uomo. Il medico
poteva eseguire un semplice intervento e non sarebbe pi
stata incinta. Quando la Nevitskaja la lasci sola a contemplare
il proprio destino, Klra cominci a fissare quella cangiante
freccia di cielo, stentando quasi a comprendere ci che
aveva saputo. Incinta. Un semplice intervento. Ma madame
Nevitskaja non conosceva tutta la storia; lei e Sndor erano
amanti da sei mesi quando lui era stato ucciso. Avevano fatto
l'amore anche la notte stessa dell'aggressione. Erano stati attenti,
ma lei sapeva che certe precauzioni non funzionavano
sempre. Se aspettava un figlio, era altrettanto probabile che
fosse di Sndor.
Il pensiero bast a tirarla gi dal letto. Disse a madame
Nevitskaja che non voleva operarsi e le spieg perch. Madame
Nevitskaja, una severa cinquantenne dalla chioma lucente,
l'abbracci e pianse; disse che capiva, e che non avrebbe tentato
di dissuaderla. I genitori di Klra, informati della gravidanza
e dei suoi progetti, la presero diversamente. Non potevano
tollerare l'idea che Klra si ritrovasse ad allevare il figlio di
quell'uomo. Anzi, suo padre era cos contrario al pensiero che
minacci di tagliarle i viveri se avesse tenuto il bambino. Che
cosa avrebbe fatto, da sola a Parigi? Non poteva certo ballare
mentre era incinta, tantomeno con un neonato bisognoso di
attenzioni; come si sarebbe mantenuta? Non le bastavano le
difficolt che gi aveva?
Ma Klra aveva deciso. Non avrebbe subito alcun intervento,
n rinunciato al bambino dopo averlo portato in grembo e
partorito. Da quando le era venuto in mente che quel figlio poteva
essere di Sndor, l'idea aveva cominciato ad assumere il
peso di una certezza. Suo padre poteva anche tagliarle i viveri.
Si sarebbe messa a lavorare; aveva gi un'idea. And da madame
Nevitskaja e la supplic di lasciarle dare lezioni ai bambini
del corso preparatorio. Ci sarebbe riuscita fino a quando non si
fosse visto il pancione, e anche dopo essersi ristabilita dal parto.
Se madame Nevitskaja l'avesse presa come insegnante avrebbe
salvato la vita sua e del figlio.
La Nevitskaja accett. Affid a Klra una classe di bambine
di sette anni e le compr il vestito nero indossato a lezione
da tutte le insegnanti della scuola. Presto Klra ricominci a
vivere. Le torn l'appetito e mise su qualche chilo. I capogiri
scomparvero. Si accorse che la notte riusciva a dormire.  figlio
di Sndor, pensava, non di quell'altro. And da un barbiere e
si fece tagliare i capelli corti. Compr un abito a sacco di quelli
che andavano di moda allora, un abito che poteva portare anche
a gravidanza avanzata. Compr un nuovo diario rilegato in
cuoio. Ogni giorno andava alla scuola di danza e faceva lezione
alle sue venti piccole allieve. Quando non pot pi insegnare,
supplic Masha di lasciarla collaborare nelle faccende di casa.
Masha le insegn a pulire, cucinare, lavare e a destreggiarsi al
mercato e nei negozi. Quando, al sesto mese, Klra not che i
negozianti le guardavano la pancia e la mano sinistra, compr
un anello di ottone che infil all'anulare come una fede nuziale.
Lo aveva comprato per comodit, ma dopo un po' cominci
a sembrarle sul serio una fede; inizi a sentirsi sposata con
Sndor Goldstein.
Mentre il nono mese si approssimava, cominci a fare sogni
molto realistici su di lui. Non gli incubi che aveva avuto le
prime settimane a Parigi Sndor a terra nel vicolo, gli occhi
sgranati al cielo ma sogni in cui facevano cose normali insieme,
lavoravano a una presa difficile, litigavano sulla soluzione
di un problema di aritmetica o facevano la lotta nello spogliatoio
dell'Operahz. In un sogno lui aveva tredici anni e rubava
dolcetti con lei al mercato. In un altro era ancora pi piccolo,
un bambino dalle braccia esili che le insegnava a tuffarsi al Lido
Palatino. Pens a lui quando arrivarono le prime contrazioni,
pens a lui quando le si ruppero le acque. Url il suo nome quando
il dolore che aveva dentro divent pi lungo e profondo, una
lava incandescente che minacciava di aprirla a met. Quando si
svegli dopo il cesareo tese le braccia per prendere suo figlio.
Ma non era il figlio di Sndor, ovviamente. Era Elisabet.
Quando Klra fin di raccontare la sua storia, rimasero in silenzio
accanto al fuoco, Andrs sul poggiapiedi e lei sulla poltrona
arancione, i piedi rannicchiati sotto la gonna. Il t si era
raffreddato. Fuori, un vento forte aveva preso a scuotere gli
alberi. Andrs si alz e and alla finestra, guard l'entrata del
Collge de France, il lacero colletto di trine formato dai clochard.
Zoltn Novk lo sa? disse.
Solo l'essenziale.  l'unico qui in Francia. Madame
Nevitskaja  morta qualche tempo fa.
Glielo hai detto per fargli capire perch non potevi amarlo?
Eravamo molto intimi, io e Zoltn. Volevo che lo sapesse.
Non lo sa neanche Elisabet, disse Andrs, passando il
pollice sul bordo della tazza. Crede di essere figlia del tuo
grande amore.
S, ammise Klra. Sapere la verit non le avrebbe fatto
bene.
E adesso lo hai raccontato a me. Lo hai fatto perch capissi
cos' successo a Nizza. Ti sei innamorata una volta, di Sndor
Goldstein, e non potrai pi amare nessun altro. Anche madame
Grard lo aveva intuito: tanto tempo fa mi ha detto che amavi
un uomo che non c' pi.
Klra fece un quieto sospiro. S, amavo Sndor, disse
lei. Lo adoravo. Ma  una stupidaggine romantica sostenere
che il mio amore per lui mi impedisca di innamorarmi ancora.
Allora cos' successo a Nizza? disse Andrs. Perch ti
sei allontanata?
Lei scosse la testa e appoggi la guancia alla mano. Ho avuto
paura, immagino. Ho visto come poteva essere la vita con te.
Per la prima volta sembrava possibile. Ma c'erano tutte le cose
orrende di cui non ti avevo parlato. Non sapevi che avevo sparato
a un uomo, e nemmeno che ero una latitante. Non sapevi che
ero stata violentata. Non sapevi fino a che punto ero distrutta.
Non credi che mi sarei soltanto sentito pi vicino a te?
Lo raggiunse accanto alla finestra, il viso umido e congestionato,
dolente nella penombra. Sei giovane, disse. Puoi
innamorarti di una persona con una vita semplice. Tu non hai
bisogno di questo. Ero certa che l'avresti vista cos quando te ne
avessi parlato. Ero certa che mi avresti considerata una iattura.
Il dicembre prima si trovava proprio l, nello stesso posto,
con una tazza di t che le tremava fra le mani. Bevine un po'
anche tu, aveva detto, porgendogliela.
Klra, disse lui. Ti sbagli. Non scambierei la tua complessit
con la semplicit di nessuno.  chiaro?
Lei alz gli occhi e lo guard. Non  facile crederci.
Provaci, disse lui e l'attir a s per respirare il caldo profumo
del suo cuoio capelluto, lo scuro della sua chioma. L,
fra le sue braccia, c'era la ragazza che aveva vissuto nella casa
accanto al Vrosliget, la giovane danzatrice che aveva amato
Sndor Goldstein, la donna che adesso amava lui. Riusciva
quasi a scorgere in Klra quella cosa innominabile che era rimasta
immutata per tanto tempo: il suo Io, la sua stessa vita.
Sembrava cos piccola, un seme di mostarda con un'unica minuscola
radice affondata nella terra, forte e fragile allo stesso
tempo. Ma non serviva nient'altro. Era tutto. L'aveva donato
a lui, che adesso lo teneva fra le mani.
Passarono la notte insieme in rue des coles. Al mattino si
lavarono e si vestirono nel gelo azzurro della stanza di Andrs, e
poi insieme si avviarono verso rue de Svign. Era il 7 novembre,
un grigio e freddo mattino velato di brina. Andrs entr
con lei nella scuola ad accendere la stufa a carbone. Non metteva
piede in casa di Klra da due mesi. C'era l'atmosfera muta
e trepidante di certe classi; odorava di scarpette da ballo e
pece greca, come la sala di Budapest descritta da Klra. In un
angolo vide il tavolo da disegno che lei gli aveva regalato per il
compleanno, sotto un telo perch non si impolverasse. Klra si
avvicin e lo scopr.
L'ho tenuto, proprio come mi hai chiesto tu, disse.
Andrs le sfil di mano il lenzuolo e lo avvolse intorno ai loro
corpi. L'attir a s, cos vicino da sentire la durezza delle loro
anche a contatto, la pressione del costato contro il suo mentre
respiravano. Prese l'orlo del lenzuolo, lo tir sulle loro teste
e restarono nascosti in un angolo dello studio. Nella candida
intimit di quella tenda le sollev il mento con un dito e la baci.
Lei strinse ancora di pi il lenzuolo intorno ai loro corpi.
Restiamo qui sotto per sempre, disse Andrs. Non
usciamo pi.
Si chin ancora a baciarla, con la certezza assoluta che nulla
avrebbe potuto spostarlo da l: n la fame, n la stanchezza, n
il dolore, n la paura, n la guerra.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
Un uomo morto.
...
.
...
Andrs apprese la notizia in laboratorio. Anche se quasi non ci
vedeva dalla stanchezza dopo la notte con Klra, gli era toccato
andare a scuola; quel giorno aveva una valutazione. Si trattava
di un esercizio di emulazione per il quale aveva dovuto progettare
un interno nello stile di un architetto contemporaneo. Aveva
creato uno studio di architettura alla Pierre Chareau, prendendo
a modello la casa del medico in rue Saint-Guillaume: una
costruzione a tre piani in acciaio e lastre di vetro, inondata di
luce durante il giorno e rischiarata dall'illuminazione interna
di notte. Erano arrivati tutti di buon'ora per attaccare i progetti
al muro; dopo aver trovato un posto al suo, Andrs prese
uno sgabello dal tavolo di lavoro e sedette con gli altri intorno
a una radio incrostata di pittura. Stavano ascoltando il notiziario,
in attesa della solita sequela di disgrazie.
Fu Rosen a captare la notizia per primo; alz il volume perch
tutti sentissero. Avevano appena sparato all'ambasciatore
tedesco. No, non all'ambasciatore, a un funzionario dell'ambasciata.
Un segretario di legazione, qualunque cosa significasse.
Ernst Eduard vom Rath. Ventinove anni. Gli aveva sparato un
bambino. Un bambino? Impossibile. Un ragazzo. Un diciassettenne.
Ebreo. Un ebreo tedesco di origine polacca. Aveva sparato
al funzionario per vendicare la deportazione di dodicimila
ebrei tedeschi.
Oh, Dio, disse Ben Yakov, passandosi le mani fra i capelli
impomatati.  un uomo morto.
Fecero capannello intorno alla radio. Il funzionario dell'ambasciata
era stato ucciso, oppure era ancora vivo? La risposta
arriv un attimo dopo: quattro proiettili gli avevano perforato
l'addome; in quel momento lo stavano operando alla Clinique
de l'Alma in rue de l'Universit, a meno di dieci minuti
dall'cole Spciale. Secondo le voci, Hitler avrebbe mandato
il suo medico personale da Berlino, insieme al direttore della
clinica chirurgica dell'Universit di Monaco. L'aggressore, un
certo Gruenspan o Grinspun, era rinchiuso in un luogo segreto.
Gli manda il suo medico personale? disse Rosen. Come
no. Glielo manda con una bella pasticcona di arsenico.
Come sarebbe? domand qualcuno.
Vom Rath deve morire per la Germania, disse Rosen.
Morto lui, potranno fare agli ebrei quel che gli pare e piace.
Non ucciderebbero mai un loro uomo.
Lo ucciderebbero s.
Non ce ne sar bisogno, disse qualcun altro. Quello si
 beccato quattro proiettili.
Polaner si era staccato dall'assembramento intorno alla radio
per andare ad accendersi una sigaretta alla finestra. Andrs lo
raggiunse e abbass lo sguardo sul cortile, dove due studenti del
quinto anno stavano appendendo a un albero una complicata
composizione in legno. Polaner apr i vetri ed espir un filo di
fumo nell'aria gelida.
Lo conoscevo, disse. Non il ragazzo ebreo. L'altro.
Vom Rath? chiese Andrs. Come?
Polaner alz per un istante gli occhi su di lui, ma li distolse
subito. Scroll fuori dal davanzale la cenere, che form un cerchio
e subito si disperse. C' un bar dove andavo spesso, disse.
Ci veniva sempre anche lui.
Andrs annu in silenzio.
Gli hanno sparato, disse Polaner. Gli ha sparato un diciassettenne
ebreo. A Vom Rath, pensa tu.
Vago entr in quel momento e spense la radio, e tutti andarono
al proprio posto per la breve lezione che avrebbe preceduto
la valutazione. Andrs si sedette sullo sgabello di legno e
ascolt distrattamente, incidendo un quadrato sul piano del tavolo
con il fermaglio metallico della matita. Era troppo, il racconto
di Klra la notte prima e quanto era accaduto all'ambasciata
tedesca. Nella sua mente divennero una persona sola: Klra
e l'adolescente ebreo polacco, entrambi violati, entrambi con
una pistola fra le mani tremanti, entrambi destinati a sparare
e a essere condannati. I medici nazisti si stavano precipitando
a Parigi per salvare o uccidere un uomo. E il ragazzo ebreo polacco
era in prigione chiss dove, in attesa di sapere se fosse un
assassino. Si era staccata una puntina, il suo disegno pendeva
sghembo dal muro. Andrs lo guard. Esattamente, pens. In
quel momento, qualunque cosa sembrava appesa storta a un'unica
puntina: non solo le case, ma intere citt, paesi, popoli. Se
solo avesse potuto zittire il chiasso che aveva in testa. Avrebbe
voluto essere nel letto morbido e bianco di Klra, nella sua
stanza bianca, fra le lenzuola che conservavano il profumo del
suo corpo. Ma adesso c'era Vago che aveva preso il suo progetto
per un angolo e lo stava riattaccando al muro. C'era la classe
che si stava radunando. Era il momento della sua valutazione.
Andrs si costrinse ad alzarsi e a mettersi di fianco al proprio
disegno mentre veniva discusso. Soltanto dopo, quando tutti
iniziarono a dargli pacche sulle spalle e a stringergli la mano, si
rese conto che era stato un successo.
Vom Rath non odiava gli ebrei, disse Polaner. Era
iscritto al partito, certo, ma gli faceva schifo quello che stava
succedendo in Germania. Ecco perch era venuto in Francia,
per scappare. Almeno cos aveva raccontato a me.
Erano passati due giorni; Ernst vom Rath era morto quel pomeriggio
alla Clinique de l'Alma. I medici di Hitler erano arrivati,
ma si erano rimessi ai colleghi francesi. Secondo il giornale
radio della sera, Vom Rath era morto per le complicazioni
seguite al danno della milza. Quel sabato ci sarebbero stati i
funerali nella chiesa luterana tedesca.
Andrs e Polaner erano andati a bersi un whisky alla Colomba
blu, ma avevano scoperto di essere praticamente al verde.
Era la fine del mese; neanche mettendo insieme gli spiccioli
di tutti e due sarebbero riusciti a pagarsi un bicchiere. Perci
dissero al cameriere che avrebbero ordinato pi tardi e si
sedettero a parlare, sperando di passare una mezz'ora al calduccio
prima di essere costretti ad andarsene. Dopo un po'
il cameriere port a entrambi il solito whisky con acqua e,
quando loro protestarono di non avere il becco d'un quattrino,
si arricci un baffo. La prossima volta vi faccio pagare
il doppio, disse.
Come l'hai conosciuto? chiese Andrs a Polaner.
L'amico si strinse nelle spalle. Ci hanno presentati. Mi ha
offerto da bere. Abbiamo fatto due chiacchiere. Era intelligente
e molto colto. Mi piaceva.
Ma quando hai saputo chi era...
Che cosa volevi che facessi? disse Polaner. Che me ne
andassi? E se si fosse comportato cos lui con me?
Ma come hai fatto a startene l seduto a chiacchierare con
un nazista? Soprattutto dopo quello che  successo l'inverno
scorso?
Non  stato lui a picchiarmi. Non lo avrebbe fatto. Credimi.
Cos diceva, almeno. Magari per aveva altri motivi.
Per l'amor del cielo, sospir Polaner. Lascia perdere,
no? Un uomo che conoscevo  appena morto. Sto cercando di
digerire la notizia. Non ti basta, per ora?
Scusami, disse Andrs.
Polaner appoggi il mento sopra le braccia incrociate sul tavolo.
Ben Yakov aveva ragione, disse. Quel ragazzo gli
servir da esempio. Grynszpan. Chiederanno l'estradizione e
poi organizzeranno una bella esecuzione in pompa magna.
Non possono. Hanno addosso gli occhi del mondo.
Tanto meglio, per quel che li riguarda.
Klra era alla finestra con il giornale in mano, lo sguardo su
rue de Svign. Aveva appena letto ad alta voce un breve articolo
sui provvedimenti che il governo tedesco avrebbe preso
contro la popolazione ebraica a risarcimento della catastrofica
distruzione delle propriet tedesche conseguente alle violenze
del 9 novembre. Violenze che il giornale chiamava Notte dei
cristalli. Andrs camminava su e gi per la stanza, con le mani
in tasca. Allo scrittoio, Elisabet apr un quaderno e scrisse una
serie di cifre a matita.
Un miliardo di marchi, disse.  a questo che ammonta
la multa agli ebrei. E c' mezzo milione di ebrei in Germania.
Quindi devono pagare duemila marchi a testa, bambini compresi.
Una logica sbalorditiva che continuava a sfuggire alla comprensione
di Andrs. Grynszpan aveva sparato a Vom Rath; Vom
Rath era morto; in teoria il 9 novembre, la Notte dei cristalli,
era stata la reazione naturale del popolo tedesco a quell'omicidio.
Ergo, la distruzione dei negozi ebraici, l'incendio delle
sinagoghe e il saccheggio delle case per non parlare dei novantun
omicidi e i trentamila arresti era responsabilit degli
ebrei stessi; ergo, erano gli ebrei a dover pagare. E adesso in
Germania gli ebrei non potevano pi dirigere un'azienda, era
illegale. A Parigi, New York e Londra c'erano state proteste
contro il pogrom e le sue conseguenze, ma il governo francese
aveva mantenuto uno strano riserbo. Rosen diceva che dipendeva
da Von Ribbentrop, il ministro degli Esteri di Hitler, il
quale sarebbe venuto a Parigi a dicembre per firmare un trattato
di amicizia tra Germania e Francia. Sembrava tutto una
grande, orribile mistificazione.
Dal piano di sotto sal il frullio della posta pomeridiana infilata
nella fessura della porta e il clangore dello sportellino che
si richiudeva. Elisabet salt in piedi cos in fretta da rovesciare
la sedia, mandandola a sbattere contro il parafuoco, poi si precipit
al piano terra.
Una volta dovevo corromperla col pan di zenzero, per farla
andare a prendere la posta, disse Klra tirando su la sedia.
Adesso non aspetta neanche trenta secondi.
Elisabet ci mise un bel po' a tornare di sopra. Quando riapparve,
senza fiato e tutta rossa, fu solo per gettare alcune lettere
sullo scrittoio prima di correre in camera sua. Klra si sedette
di fronte alla posta e la sfogli. Una sottile busta color crema
sembr attirare la sua attenzione. Prese il tagliacarte e la apr.
 di Zoltn, disse, scorrendo il contenuto. Con le sopracciglia
aggrottate, lesse con pi calma. Lui e Edith partono fra
tre settimane. Scrive per salutare.
Dove vanno?
A Budapest, disse lei. L'avevo gi sentito dire. Girava
voce che sarebbero partiti... me lo ha raccontato Marcelle la
scorsa settimana, quando ci siamo viste alle Tuileries. Hanno
proposto a Zoltn di dirigere l'Opera reale ungherese. E madame
Novk vuole crescere il bambino vicino alla sua famiglia. Klra
risucchi in dentro le labbra e si premette una mano sulla bocca.
Ti addolora tanto sapere che se ne va, Klra?
Lei scosse la testa. Non per la ragione che credi tu. Lo sai
che cosa provo per Zoltn. E un carissimo amico, un vecchio amico.
E un brav'uomo. In fondo, ti ha dato un lavoro quando il
Bernhardt non se lo poteva quasi permettere. Raggiunse Andrs
sul sof e gli prese una mano. Ma non mi addolora sapere
che se ne va. Sono felice per lui.
E allora qual  il problema?
Sono invidiosa, rispose Klra. Da morire. Lui e Edith
possono prendere un treno e tornare a casa. Possono portare il
loro bambino dalla madre di Edith, perch cresca coi cugini
Si lisci la gonna grigia sulle ginocchia. Il pogrom in Germania, disse. E se succedesse la stessa cosa in Ungheria? Se
arrestassero mio fratello? Che ne sarebbe di mia madre?
Se succedesse qualcosa in Ungheria, potrei andare io a
Budapest e pensare a tua madre.
Ma io non potrei venire con te.
Forse troveremmo un modo per portare tua madre in Francia.
Anche se ci riuscissimo sarebbe solo una soluzione provvisoria, disse lei. A un problema pi grande, intendo.
Quale problema pi grande?
Lo sai. Il problema di dove vivere insieme. Nel lungo periodo,
voglio dire. Sai che io non posso tornare in Ungheria, e
tu non puoi restare qui.
Perch no?
La tua famiglia, disse lei. E se scoppia la guerra? Vorrai
tornare a casa. Ci ho pensato almeno un centinaio di volte.
Sapessi quanto ci ho riflettuto, a settembre. Era uno dei motivi
per cui non riuscivo a scriverti. Non vedevo vie d'uscita.
Sapevo che se avessimo deciso di stare insieme, ti avrei strappato
alla tua famiglia.
Se resto qui sar una mia scelta, disse Andrs. Ma se
dovessi andarmene, trover il modo di portarti con me. Consulteremo
un avvocato. Non esiste qualcosa tipo la prescrizione?
Lei scosse la testa. Possono ancora arrestarmi e processarmi
per quello che ho fatto. E anche se potessi tornare a casa,
non ce la farei a lasciare Elisabet.
Certo che no, disse Andrs. Ma Elisabet ha i suoi progetti.
S,  esattamente quello che temo. E ancora una bambina,
Andrs. Porta un anello di fidanzamento, ma non capisce fino
in fondo che cosa significa.
Il suo fidanzato sembra sincero al cento per cento. So che
vuole solo il suo bene.
Se fosse cos, avrebbe dovuto chiedere ai suoi che cosa ne
pensano prima di cominciare a riempirle la testa con le sue idee
sul matrimonio e l'America! Non ha ancora detto ai genitori che
si  fidanzato. A quanto pare hanno gi in mente una ragazza
per lui, un'ereditiera della birra in Wisconsin. Lui non prova
niente per quella ragazza, a quanto dice, ma non sono sicura
che i suoi la vedranno allo stesso modo. Come minimo, avrebbe
almeno potuto pensare di chiedere il permesso a me, prima
di regalare quell'anello a Elisabet.
Andrs sorrise.  cos che funziona? I ragazzi chiedono
ancora il permesso?
Klra sorrise suo malgrado. I bravi ragazzi, rispose.
Lui la attir a s e si chin sul suo orecchio. Come vorrei
chiedere il permesso, Klra, disse. Come vorrei scrivere a
tua madre.
E se rispondesse di no? sussurr lei.
Allora saremmo costretti alla fuga d'amore.
Ma dove, tesoro?
Non m'importa, disse lui, affondando lo sguardo nel
paesaggio grigio dei suoi occhi. Voglio stare con te. E basta.
Lo so che non  realistico.
Neanche un po', disse lei. Per gli circond il collo con le
braccia e alz il viso verso il suo, e Andrs le baci le palpebre,
cogliendo un vago sapore di sale. In quel momento sentirono
dei passi in corridoio; Elisabet apparve sulla soglia del salotto
con addosso il cappello di lana e il cappotto verde. Andrs e
Klra si sciolsero dall'abbraccio e si alzarono.
Pardon, adulti disgustosi, disse Elisabet. Vado al cinema.
Ascolta, la richiam Andrs. Che ne diresti se sposassi
tua madre?
Per favore, disse Klra, alzando una mano per invitarlo
alla prudenza. Non dovremmo affrontarlo cos, l'argomento.
Elisabet pieg la testa verso Andrs. Che cos'hai detto?
Sposare tua madre, rispose lui. Prenderla in moglie.
Dici sul serio? domand Elisabet. La vuoi sposare?
S.
E lei vuole sposare te?
Una lunga pausa, in cui Andrs scopr che cosa significasse
stare sulle spine. Poi per Klra gli prese una mano e gliela
strinse, quasi con dolore. Lui lo sa cosa voglio, disse.
Vogliamo la stessa cosa.
Andrs lasci andare un sospiro. Un'immediata, violenta ondata
di sollievo distese i lineamenti di Elisabet, la sua fronte
perennemente aggrottata si spian. And ad abbracciare Andrs,
poi abbracci la madre.
Splendido, disse, con aperta sincerit. Senza aggiungere
altro, si gett la borsetta in spalla e tacchett gi per le scale.
Splendido? disse Klra nel silenzio echeggiante che Elisabet
si lasciava sempre dietro quando usciva. Non so che cosa
mi aspettavo, ma certo non questo.
Crede che cos sar pi facile per lei e Paul.
Klra sospir. Lo so. Se ti sposo, non si sentir in colpa
quando se ne andr.
Allora aspetteremo, se pensi che cambi qualcosa. Aspetteremo
che abbia finito la scuola.
Sono altri sette mesi.
Sette mesi, disse lui. Ma poi avremo tutta la vita.
Lei annu e gli prese una mano. Sette mesi.
Klra, disse lui. Klra Morgenstern. Hai appena accettato
di sposarmi?
S, rispose lei. S. Quando Elisabet avr finito la scuola.
Ma questo non significa che la lascer scappare in America
con quel giovanotto tanto bravo a fare i complimenti.
Sette mesi, ripet Andrs.
E forse a quel punto avremo risolto il nostro problema
geografico.
Lui la prese per le spalle e le baci la bocca, gli zigomi, le
palpebre. Non ci pensiamo adesso, disse. Promettimi di
non pensarci.
Come faccio a promettertelo, Andrs? Dovremo pensarci,
se vogliamo trovare una soluzione.
Ci pensiamo dopo. Adesso ho voglia di baciarti. Posso?
In risposta Klra lo abbracci, e lui la baci. Avrebbe voluto
non dover fare nient'altro tutto il giorno, tutto l'anno, tutta la
vita. Poi si stacc da lei. Non sono pronto, disse. Non ho
un regalo, niente. Non ho un anello.
Un anello! esclam lei. Non voglio un anello.
Ma ne avrai uno. Ci penso io. E non lo dicevo tanto per
dire, che voglio scrivere a tua madre.
 complicato, lo sai.
Se solo potessi parlare con Jzsef, disse Andrs. Potrebbe
scriverle lui, o mettere la mia lettera nella busta insieme alla sua.
Klra strinse le labbra. Da quel che mi hai raccontato della
sua vita, non sembra molto saggio coinvolgerlo nella nostra
situazione.
Se ci sposiamo, Jzsef prima o poi lo verr a sapere. Il Quartiere
latino  piccolo.
Lei sospir. Hai ragione.  complicato. Torn al divano
e apr il giornale. Almeno abbiamo un po' di tempo per pensarci.
Sette mesi, disse. Chiss cosa succeder nel frattempo.
Non dovremmo sposarci tutti subito? Non dovrei essere
contenta che mia figlia forse andr in America? Se scoppia la
guerra, sar pi al sicuro oltreoceano.
Quel fantasma elusivo, la sicurezza. Aveva abbandonato
l'Ungheria, aveva abbandonato le aule dell'cole Spciale, aveva
abbandonato la Germania molto prima del 9 novembre. Ma
quando Andrs si sedette accanto a Klra e diede un'occhiata
al giornale che lei teneva in grembo, fu di nuovo uno choc. Segu
la mano di lei fino alla fotografia in prima pagina: un uomo
in pigiama e una donna in camicia da notte, in strada; tra loro
c'era un bambino, stretto a quello che sembrava un burattino,
un Pulcinella con il cappello a cono; di fronte al terzetto, a
proiettargli addosso una luce violenta, una casa in fiamme dai
gradini d'ingresso fino ai travetti. Dove il fuoco aveva distrutto
tappeti e pavimenti, tappezzerie e intonaco, Andrs vedeva
la struttura dell'edificio illuminata come le nude ossa di un
animale. E vedeva ci che era visibile a un architetto, ci che
in quel momento l'uomo, la donna e il bambino non potevano
vedere dalla strada: che il fuoco aveva gi distrutto i sostegni
principali, e che fra poco la struttura sarebbe crollata come un
modello mal costruito, con le travi che si sbriciolavano e diventavano cenere.
...
.
...
FINE Parte 2.